Extinction Rebellion, il movimento della ribellione pacifica per salvare il pianeta

È diventato noto al grande pubblico nel corso di questa settimana del Global Climate Strike ma nel Regno Unito da tempo fa sentire la sua voce

È nato a Londra nell’ottobre scorso il movimento internazionale che usa la disobbedienza civile non violenta “per evitare l’estinzione di massa e minimizzare i rischi di collasso sociale” dovuti all’emergenza ambientale e climatica.

Il 31 ottobre 2018 un gruppo di oltre mille manifestanti si è radunato sotto la piazza del Parlamento a Londra per annunciare una dichiarazione di ribellione contro il Governo. E da allora, quest’“onda” si è allargata, riscontrando sempre più consenso e invitando sempre più persone alla disobbedienza civile non violenta per chiedere ai Governi di tutto il mondo di invertire la rotta che ci sta portando verso il disastro climatico e ecologico.

Extinction Rebellion si va ad aggiungere quindi alle proteste di Fridays For Future ma anche a quelle di lunga data degli americani di 350.org, con la rassegnazione da parte dei media che avevano inizialmente caratterizzato le proteste come “much ado about nothing”“molto rumore per nulla.”Invece la gente si informa, chiede, partecipa e l’onda sta crescendo sempre più.

Nell’aprile di quest’anno la protesta pacifica di Extinction Rebellion, XR è l’acronimo in inglese, ha letteralmente fatto impazzire per giorni il traffico di Londra bloccando punti cruciali per lo scorrimento veicolare come il Waterloo Bridge, Marble Arch, la piazza di Westminster e Oxford Circus. Molti sono stati gli arresti degli attivisti in quell’occasione; così tanti che la polizia metropolitana di Londra, non avendo più celle disponibili, ha dovuto trasferire i fermati a Brighton, Essex e Luton.

L’obiettivo della protesta era portare alla ribalta il tema del cambiamento climatico «Noi da qui non ce ne andiamo finché non ci daranno ascolto» ha detto il cofondatore del gruppo Stuart Basden.

Da allora hanno organizzato altri sit-in e altre forme di protesta non violenta nel Regno Unito: come per esempio i sit-in davanti alle banche finanziatrici di investimenti nei combustibili fossili o il blocco del traffico, utilizzando barche in disuso dipinte con colori sgargianti, per chiedere alle Autorità locali di impegnarsi contro i cambiamenti climatici.

Il movimento non è solo a Londra, ad oggi è presente in tantissime città nel mondo e anche in Italia. Per capire quanto sia in forte espansione: poche settimane fa tre milionari americani hanno promesso un fondo da 500 mila sterline per estendere le operazioni di XR a livello internazionale e in particolare negli Stati Uniti.

XR parla in concretezza, oltre a fare manifestazione e sit in, e chiede impegni precisi per raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2025, ovvero prima di raggiungere quei livelli di cambiamento che prospetta il Rapporto IPPC dell’ottobre scorso

Il report dello scorso 8 ottobre dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) infatti parla estremamente chiaro ed evidenzia come la soglia massima di sicurezza di aumento della temperatura media globale (1,5 °C) rischia di essere superata nel 2030 se non si interverrà urgentemente, e che il superamento di tale soglia comporterà alterazioni climatiche irreversibili.

Extinction Rebellion chiede fondamentalmente tre cose: 1) i governi devono dire la verità dichiarando lo stato di emergenza climatica ed ecologica, collaborando con altre istituzioni per comunicare l’urgenza del cambiamento; 2) fermare la perdita di biodiversità; 3) ridurre le emissioni di gas a effetto serra fino allo zero netto entro il 2025.

In questa estate sono state moltissime le mobilitazioni da ogni città per fermare i roghi, prima in Siberia e poi in Amazzonia. Dal loro sito italiano si descrivono così: Crediamo nella pace, nella scienza, nell’altruismo, nella condivisione di conoscenza. Nutriamo profondo rispetto per l’ecosistema nel quale viviamo, per questo motivo impegniamo le nostre vite a diffondere un nuovo messaggio di riconciliazione, discostandoci dal separatismo e dalla competizione, sulle quali la società moderna si basa; siamo i narratori di una storia più bella che appartiene a tutti noi, agiamo in nome della vita.

Il movimento è stato anche molto criticato: dai media, da chi ritiene che i loro obiettivi siano irrealizzabili e forse anche inutili.

A chi scrive di loro come di sognatori pieni di slogan, le cui azioni proposte non sono né concrete né attuabili, perché modificherebbero troppo i nostri stili di vita, dalla pagina Facebook di Extinction Rebellion rispondono:

«Il nostro benessere e stile di vita sono incompatibili con la vita sul pianeta! Dobbiamo fare quello che è necessario, non quello che è possibile per non chiederci troppi sacrifici. Per vivere come stiamo vivendo attualmente in Italia avremmo bisogno di 2,6 pianeti.
Ma non dobbiamo vivere nelle caverne. Basterebbe rinunciare ai nostri eccessi, alla nostra folle ingordigia. Magari muoverci un po’ di meno, e in bici, treno, mezzi di trasporto pubblico. Non dobbiamo rinunciare alle vacanze, ma forse invece di farle alle Maldive, volando, possiamo farle in Maremma andando in treno. Sennò non andremo più da nessuna parte.
Non dobbiamo per forza diventare tutti e tutte vegani/e, ma mangiare *molto* meno prodotti animali, soprattutto carne, quello sì, e bandire gli allevamenti intensivi e i mangimi prodotti della deforestazione tropicale. E rinunciare al vino californiano, o a voler esportare il Parmigiano Reggiano in Australia.
L’agroecologia per esempio, visto che l’articolo fa riferimento alla necessità di nutrire la popolazione mondiale, può produrre il cibo di cui abbiamo bisogno senza distruggere il pianeta! Ne abbiamo già scritto anche qui.
Ci sono tante cose da cambiare, e non vogliamo una dittatura. Per questo crediamo nella necessità di decidere insieme, dando potere a tutte e a tutti, in assemblee di cittadini e cittadine, che coinvolgono e consultano esperti e scienziati di idee diverse, e ponderano insieme. Vorremmo che i media comunicassero con maggiore attenzione alle parole scelte e con maggiore considerazione dei fatti scientifici che ci chiedono cambiamenti radicali!»

Altre Fonti:

About Us
https://extinctionrebellion.it/
Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Elisa Poggiali

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