Fallisce l’accordo per proteggere l’Antartide

Il NO è arrivato dai big del business.

Sembrava mancare un semplice e piccolo passo, ma all’ultimo fallisce clamorosamente il progetto per la creazione della più grande area marina protetta di tutto il pianeta.

Il progetto

La proposta per la realizzazione di un santuario del mare risalente al 2014 viene approvata in linea di principio nel 2016 e bocciata pochi giorni fa durante l’incontro in Tasmania della CCAMLRCommissione per la conservazione delle risorse marine viventi dell’Antartide. Il progetto prevedeva di proteggere oltre 1,5 milioni di kmq del Mare di Ross, fra cui 1,1 milione di kmq riservati come zona di protezione generale, con divieto assoluto di pesca per salvaguardare specie fra cui pinguini, balene orca, balene blu e foche leopardo.

L’aera protetta, situata a Sud Est della Nuova Zelanda, sarebbe stata la più grande finora mai realizzata, un passo avanti fondamentale per la tutela dell’ecosistema, considerando anche che, secondo la comunità scientifica, tre quarti dei nutrienti che sostengono la vita negli oceani arrivano proprio dall’Oceano Antartico. Anche se in un luogo tanto remoto è evidente che il Mare di Ross ricopre un ruolo ecologico cruciale per l’equilibrio di tutti il pianeta.

Il no dai big del business

Non sono stati sufficienti i tentativi di sensibilizzazione delle associazioni ambientaliste, né i dati statistici di scienziati e ricercatori e tanto meno è stata rilevante la petizione firmata da milioni di persone in tutto il mondo. La proposta incontra il veto di Cina e Russia che nell’area interessata hanno un’intensa attività peschereccia. Ma non solo riserve ittiche, ma anche minerarie e fossili.

La Russia si oppone sia alla dimensione dell’aerea designata ad essere protetta, chiedendone una riduzione, sia al periodo di divieto di pesca, chiedendo di limitarlo a soli 10 anni. La Cina ha bocciato in toto la proposta.

Laura Meller di Greenpeace Nordic, si esprime con queste parole rispetto alla comportamento della Cina: «L’impegno dei leader cinesi ad essere i tedofori della protezione dell’ambiente e per il perseguimento di una comunità che condivida il futuro dell’umanità  sembra essere stato bypassato dalla loro delegazione all’Antarctic Ocean Commission, dove singolarmente non ha agito in buona fede come previsto da questi negoziati, invece, ha ostacolato tutte le opportunità per cooperare e creare la più grande area protetta marina del mondo».

Le conseguenze

L’Alleanza per l’Oceano Antartico, una coalizione di 30 gruppi ambientalisti fra cui Greenpeace e WWF, ha accusato Cina e Russia di impiegare tattiche dilatorie: “è tragico che mentre la maggioranza dei membri della Commissione sia più che pronto a creare una protezione marina significativa nelle acque antartiche, Cina e Russia abbiano ancora una volta bloccato ogni sforzo per negoziare un risultato positivo di negoziazione”  ha detto il portavoce dell’Alleanza, Steve Campbell.

Considerando i fenomeni atmosferici allarmanti di cui siamo testimoni in prima persona e l’importanza che sia i media che le comunità scientifiche stanno riportando sul tema clima e cambiamento climatico, la protezione di quest’area era da considerarsi più che urgente. Se consideriamo anche l’importanza che questa zona riveste per le risorse naturali dell’intero pianeta, per i nostri mari e per la vita nel resto degli oceani e oltre a questo ricordiamo il ruolo chiave che i mari dell’Antartide svolgono nell’affrontare il cambiamento climatico, in quanto assorbono quantità enormi di CO2 dall’atmosfera, allora la protezione di quest’area era da considerarsi fondamentali.

Prendiamo atto quindi dell’amara sconfitta per tutti coloro che amano il nostro pianeta blu e della vittoria, ancora una volta, di chi porta avanti i propri interessi puramente commerciali.

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Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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