Fare sentire belli i pazienti di oncologia: nasce il primo corso universitario

L’iniziativa è dell’Università Vita-Salute San Raffaele e gli introiti delle rette universitarie andranno ai pazienti

Nasce a Milano, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, il primo corso universitario di Terapie di supporto in oncologia. L’obiettivo? formare professionisti altamente qualificati in grado di offrire alle persone affette da malattie oncologiche trattamenti estetici volti a contrastare gli effetti collaterali che le terapie oncologiche hanno sul corpo dei pazienti. Chemioterapia, radiologia, dermochirurgia e assunzione di farmaci comportano  conseguenze sul fisico del paziente, con ricadute negative sull’umore e la percezione del sé, importante sempre, ma fondamentale nella malattia.

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Il corso di Terapie di supporto in oncologia (consultabile qui) formerà figure di ambito sia sanitarie che estetico (operatori sanitari, truccatori, estetisti) enasce con una missione solidale ben precisa: tutte le entrate economiche derivate dalle rette universitarie verranno interamente reinvestite in progetti a favore dei pazienti. La formazione sarà di 50 ore e si svolgerà dal 3 al 7 febbraio 2020. La didattica, si legge nel comunicato stampa ufficiale, prevede due moduli: Una parte teorica, curata da professori dell’Università Vita-Salute San Raffaele e da medici dell’Ospedale San Raffaele, dove verranno approfondite le patologie, le terapie associate e gli effetti collaterali più comuni. Una parte pratica, che avrà luogo presso gli ospedali del Gruppo San Donato, dove invece verranno insegnate le tecniche più efficaci per gestire gli effetti collaterali delle terapie.

In attesa che il corso universitario abbia inizio, People For Planet ha intervistato Valentina Di Mattei, psicologa, ricercatrice e fondatrice (insieme alla dottoressa responsabile di ginecologia oncologica, Giorgia Mangili) della onlus collegata all’Ospedale San Raffaele da cui è nata l’idea del corso universitario, Salute allo specchio.

Dottoressa, ci presenti il progetto della onlus Salute allo specchio

«Salute allo specchio è un progetto poco convenzionale nato più o meno nel 2012 all’interno di un contesto invece molto tradizionale, i nostri ambulatori di ginecologia oncologica. Ogni volta che comunicavamo una diagnosi di tumore, la domanda di pressoché tutte le pazienti era: «Ma perderò i capelli?». Questa domanda inizialmente ci spiazzava, sembrava quasi banalizzare un po’ la situazione, ci faceva dubitare della nostra capacità di comunicare la diagnosi».

Poi cosa è successo?

«Compreso che dovevamo affrontare i temi, abbiamo cominciato a chiamare estetisti e truccatori animati da spirito umano, ci hanno aiutato tantissimo, ma spesso erano in difficoltà, ci chiedevano nozioni mediche, volevano sapere cosa potevano fare e cosa no. È stato anche questo un modo per capire come coniugare alti standard professionali, sia medici, che, appunto, estetici, con volontà di andare a fondo, capire cosa c’è dietro la richiesta del paziente».

Cosa c’è dietro?

«Dietro c’è un enorme bisogno di assistenza rispetto alla cura personale a 360°. Gli aspetti estetici sono sempre coinvolti nelle terapie oncologiche, perché sono tra gli effetti collaterali più frequenti, da un lato, e più temuti, dall’altro, in quanto vanno a identificare la persona come “persona malata di tumore”. Questo si ripercuote nel sociale, i pazienti si limitano nelle azioni, non accompagnano i figli a scuola, non vanno al lavoro per timore di venire “identificati” con la malattia, con evidenti conseguenze negative sulla qualità della vita e sul tono dell’umore, aspetti tutt’altro che trascurabili nella malattia».

Estetica e medicina organicistica possono convivere?

«L’estetica non è competenza della medicina ma la correlazione tra le due è forte. Riuscire ad affrontare meglio i trattamenti e la vita fuori dagli ospedali: questi sono obiettivi importanti nel percorso del paziente. Avere cura della sua estetica significa aiutarlo a raggiungere tali obiettivi, ormai è dimostrato da svariati studi, noi stessi abbiamo pubblicato una ricerca di rilievo internazionale, “Health in the Mirror: An Unconventional Approach to Unmet Psychological Needs in Oncology and Psychology”, in cui indaghiamo i nessi tra estetica e medicina.

Il corso universitario è pensato per aiutare soltanto le pazienti donne oppure anche per gli uomini?

«C’è tutta una popolazione maschile che è interessata all’estetica. Pensiamo banalmente a quello che già facciamo in ospedale, ai massaggi distensivi e idratanti che sottoponiamo a tutti pazienti oncologici, indistintamente».

I tabù nei confronti delle patologie tumorali sono diminuiti?

«In parte sì. Abbiamo aziende che ci mandano truccatori e operatori in ospedale per tirocini, praticantati e percorsi aziendali. Da un lato, per loro è utile vedere come le proprie competenze facciano bene alle persone. Dall’altro, per il paziente significa non sentirsi marginalizzato. Non è poco».

“Il medico è la prima medicina”, diceva un famoso psicanalista. E a ragione.

Immagine di Armando Tondo

Stela Xhunga

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