Fatema Mernissi e la comunità digitale marocchina

Fatema Mernissi e la comunità digitale marocchina

L’arte di tessere reti tra arcaismo e modernità

Fatema Mernissi (Fès 1940 – Rabat 2015), scrittrice, sociologa, organizzatrice culturale, femminista e studiosa del Corano è stata una delle voci più colorate e influenti nella denuncia della condizione della donna nella società marocchina.

Nel libro Karawan: dal deserto al web (2004) descrive l’importanza dell’avvento di internet nei villaggi dell’entroterra marocchino, per i quali la navigazione sul web ha rappresentato (e rappresenta) il superamento dei limiti al fine di creare reti di comunicazione e consapevolezza per promuovere la rivoluzione tecnologica, sociale e culturale avvenuta nei paesi arabi tra il 2010 e il 2011.

Karawan: dal deserto al web (2004)

In particolare, la scrittrice marocchina propone un interessante parallelismo tra l’arte di tessere tappeti delle madri e “la destrezza a comunicare sul web dei figli, ossia intrecciare trame e filare parole al fine di sovvertire stereotipi connessi a questioni di razza e genere.

Il processo di globalizzazione in atto nella nostra era rappresenta una medaglia a doppia faccia; da un lato c’impone la visione di un mondo senza frontiere, accessibile a tutti, in cui siamo condannati “a diventare turisti nostro malgrado e a passare buona parte della nostra vita viaggiando, per lavoro o per diletto che sia”; da un altro punto di vista, invece, tale regime tende all’omologazione e assimilazione delle differenze. In tale contesto, l’avvento delle nuove tecnologie nel mondo arabo, e in particolare nel Marocco di Fatema Mernissi, svolge una funzione primaria, in quanto favorisce il libero flusso delle informazioni e “ci dà la possibilità di scovare ovunque coloro che lottano per la stessa causa”.

La nascita della «Umma», il cui significato viene trasmutato da comunità dei credenti a comunità digitale marocchina, ha permesso di accorciare le distanze tra le zone rurali e le principali città del Marocco, provocando un radicale cambiamento del paesaggio urbano, a causa della comparsa di antenne satellitari e internet caffè che si estendono a macchia d’olio sull’intero territorio nazionale.

L’avvento di Internet in Marocco, infatti, ha rappresentato e rappresenta un avvento rivoluzionario, in quanto ha dato l’opportunità a coloro che sono sempre stati considerati gli “altri” del mondo di smantellare il sistema binario noi/loro e di pensare alla costruzione di nuove identità fluide e multiculturali nell’ambito del nuovo contesto globale; tessere reti di interconnessioni vuol dire rimanere aperti alle influenze esterne e rompere con le convenzioni imposte.

La Rete rappresenta, pertanto, uno spazio intermedio in cui è possibile “tessere mille dialoghi”. Il computer, quindi, è il portale che consente l’accesso a nuove dimensioni, uno spazio di transizioni, trasformazioni e concatenazioni, punto di confluenza che permette la formazione di soggetti ibridi, multiculturali e multilingue.

At-tra-versare frontiere, tessere trame

Il termine Internet significa letteralmente essere nel tra, intermezzo, «rete di intercomunicazione», tela di ragno che si espande su tutto il pianeta. Navigare nel web vuol dire at-tra-versare frontiere, tessere relazioni di interdipendenza. Come afferma Floriana Bernardi,

Il caos digitale, infatti, ha distrutto i hudud, le frontiere, i confini che dividevano l’universo in due parti ben distinte: uno spazio chiuso in cui proteggere donne e bambini e uno spazio pubblico in cui gli uomini adulti potevano esercitare la loro presunta capacità di problem solving. È in corso, invece, un “mind-blowing civilizational shift”, uno sconvolgente e strabiliante cambiamento culturale grazie al quale gli uomini stanno finalmente decidendosi a diventare “skilled digital nomads”, abili navigatori, piuttosto che continuare a lamentarsi del crollo dei hudud e a sognare harem per le proprie mogli

Fatema Mernissi sostiene una teoria secondo la quale l’avvento del satellite nelle zone rurali del Marocco ha favorito una notevole diminuzione dell’analfabetismo, poiché “ha restituito al popolo il territorio del racconto, come la Baghdad de Le mille e una notte, dove ci si faceva un’istruzione per strada, attraverso la comunicazione orale”. Internet ha permesso di accorciare le distanze con la comunità internazionale e ha dato la possibilità alle voci minoritarie e marginalizzate di poter usufruire di un mezzo di espressione contro ogni tipo di censura; il suq virtuale, ad esempio, è una piattaforma online che permette ad artigiani marocchini, libanesi ed egiziani di vendere le proprie manifatture a livello mondiale; Radio Medina è un mezzo di comunicazione popolare per la libera espressione; la rivista online Dalìl al-Internet permette alle giovani marocchine di consultare riviste matrimoniali e offerte d’impiego. Insomma, tutte queste iniziative sono state promosse al fine di rompere il binarismo che imprigiona l’uomo arabo nello stereotipo dell’estremista retrogrado e considera la donna “analfabeta, ignorante, impotente e improduttiva”.

La Rete rappresenta, quindi, il tratto unificatore tra zone rurali e città, un ponte tra arcaismo e modernità che non favorisce soltanto il viaggio virtuale ma anche la navigazione nel tempo, in quanto consente l’accesso a una “realtà multiforme” in bilico tra conservazione della tradizione e progetti aperti al futuro.

‘Divenire – ragno’

L’arte di tessere trame affonda le proprie radici in tempi arcaici. Tessere reti di comunicazione è sempre stata una caratteristica propria dell’essere umano, la necessità di costruire relazioni, edificare collegamenti, intrecciare reti di interconnessione. Da tale premessa deriva la teoria introdotta dalla Mernissi secondo la quale l’abilità di tessere messaggi in internet cammina di pari passo con l’arte di scrivere, ossia tessere parole al fine di rompere con le convezioni date. ‘Divenire – ragno’ vuol dire attraversare le frontiere della norma e lasciarsi contaminare. Tessere reti di connessioni che facciano sorgere nuove forme di coscienza politica che siano in grado di contrastare la costruzione d’identità monolitiche e immutabili; Mernissi, infatti, afferma di “avere sempre trovato ridicolo il fatto di dover scegliere fra tradizione e modernità, in quanto si può trovare la felicità proprio nell’equilibrio di questi due universi”.

Di qui la scrittrice marocchina individua dei parallelismi tra tessere e viaggiare, tessere e navigare nel tempo, ossia fluire, sconfinare nel mezzo, oltrepassare la soglia. Se Penelope avesse smesso di filare, per esempio, Ulisse non sarebbe mai ritornato in Grecia. La sua ostinazione a mantenere saldo tale legame la trasforma in un simbolo di “femminilità determinata a controllare le forze avverse” e il suo atto d’amore può essere paragonato a quello delle madri analfabete dei detenuti politici che tessono come un necessario lavoro politico per smentire la mitologia secondo la quale donna sia sinonimo d’inattività e improduttività.

L’arte di tessere, pertanto, ha un chiaro intento comunicativo; di qui la teoria secondo la quale ci sarebbe “un nesso tra la tradizione di tessere delle mamme e la destrezza a creare sul web dei figli”. Infatti, la tessitura dei tappeti rappresenta un’arte antica riconducibile all’universo femminile, soprattutto nelle zone rurali del Marocco.

L’arazzo rappresenta “un labirinto di messaggi annodati, di simboli sapientemente disposti, di un viaggio in una rete d’informazioni” e può essere considerato un regno di simboli e miti, un oggetto necessario alla comunicazione. Di qui, il legame tra tessitura e scrittura. Tessere trame, incidere segni, raccontare storie, dipingere parole.

È proprio per questo motivo che molte artiste sono passate dalla tessitura alla pittura proprio per esprimere il loro desiderio di comunicare e per uscire dalle logiche spietate dei dualismi; Fatema Mellal, per esempio, è una “moderna maga” che ha trasformato il telaio da ricamo in tela su cui dipingere i segni di una scrittura dimenticata, il tifinagh, lingua degli uomini liberi. Quest’artista è “un’analfabeta che tesse l’alfabeto”, in quanto compone misteriosi messaggi come mezzo di comunicazione per uscire dall’isolamento e accedere allo spazio pubblico.

Chaïba, invece, donna proletaria proveniente dalla periferia di Casablanca, non ha avuto bisogno né di diplomi né di titoli accademici per accedere al mercato dell’arte e, tuttavia, è riuscita a oltrepassare le barriere di sesso, classe e cultura che la volevano imprigionata nello spazio domestico. Tutto ciò ci dimostra che “le donne proletarie che vogliono affermarsi nello spazio pubblico non hanno più bisogno dell’appoggio patriarcale per accedere alle gallerie d’arte e che il maschio marocchino non vive più il femminile come una questione che gli è estranea, ma come una dimensione integrale della sua universalità”.

Queste donne, pertanto, navigano, scrivono, dipingono, creano e mantengono relazioni, proprio come i loro figli, “comunicatori che tessono e diffondono i messaggi della democrazia”.

L’avvento del satellite in paesi come il Marocco, pertanto, ha rappresentato una svolta nel processo di costruzione ed evoluzione delle identità. Il computer, metaforicamente, rappresenta una porta aperta alla sperimentazione e alle diversità e abbraccia la molteplicità dei punti di vista. Esso è la soglia da attraversare per accedere a nuove dimensioni del sapere e per dare una voce a coloro i quali sono sempre stati imbavagliati e marginalizzati. La diffusione di internet tra i ceti più bassi della società, infatti, “ha democratizzato l’accesso al sapere, che prima era monopolio dei figli dei ricchi di città”.

Pertanto, tessere trame d’interrelazioni aiuta a superare i binarismi in cui troppo spesso le singole soggettività vengono imprigionate. La tela di ragno rappresentata dal web ci mostra, infatti, l’infinità di combinazioni possibili al fine di creare nuovi spazi di consapevolezza e mettere in discussione stereotipi culturali e di genere. Tessere reti, pertanto, vuol dire “creare ponti, intensificare il dialogo, trasformare il viaggio in un vero e proprio pellegrinaggio in cui la scoperta di sé coincida con la scoperta dell’altro” in un contesto di equilibrio e contaminazione tra tradizione e modernità.

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Maria Grazia Cantalupo

Maria Grazia Cantalupo

Social Media Manager di People For Planet

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