Federcaccia contro Insinna per i commenti anti-venatori. Ma la ragione sta nel mezzo

Troppo facile così

Flavio Insinna parla contro la caccia e i cacciatori durante il suo programma, l’Eredità, e l’Associazione italiana dei cacciatori minaccia la Rai di boicottare il programma. Beh, data l’età media degli appassionati del programma Rai e quella dei fedeli di Federcaccia, la minaccia parrebbe grave. I cacciatori hanno diretto la missiva al Direttore di Rai 1, al Presidente Rai e ai membri della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, facendo sapere che gli iscritti e le loro famiglie non guarderanno più il quiz show su Rai1.

Il pubblico con Insinna

Il pubblico è chiaramente con il conduttore: è chiaro che la partita ha vittoria facile. Chi si direbbe dalla parte del più forte, quella dell’omone col fucile, quando dall’altra parte ci sono fringuelli indifesi? Nessuno! Ed è giusto. Tanto è vero che sulla vicenda si sono mossi anche alcuni esponenti del mondo politico di quelli non proprio avanguardisti. Il Senatore Francesco Bruzzone della Lega, per dire, ha definito “inaccettabile che all’interno di un canale della televisione di Stato venga permesso e tollerato che un proprio dipendente si lasci andare ad affermazioni del tutto discrezionali”. Inoltre, un gruppo di parlamentari ha chiesto chiarimenti in merito alle parole di Insinna. Tutta gente di una certa età, diciamo con eleganza, che vuole difendere quel che per molti di noi è uno sport da società antica. Da parte del pubblico, invece, ovviamente, è nato un movimento a sostegno del conduttore e della sua posizione, tanto che su Twitter si è diffuso l’hashtag #iostoconflavioinsinna.

Chi ha ragione?

Personalmente non sto con Flavio Insinna e non sto contro di lui. La caccia non può essere una categoria di pensiero e bollata in toto come giusta o ingiusta. Se la consideriamo ingiusta, e siamo carnivori, siamo semplicemente ipocriti: le mucche macellate a seguito di una vita in un allevamento intensivo non hanno certamente vita o morte migliore dei cinghiali uccisi nel bosco. E così i salmoni, il cotechino, la pasta al ragù, l’astice o il semplice parmigiano: tutto questo deriva – ormai notoriamente – da immani crudeltà.

La caccia, altrove, è una risorsa per l’ambiente

Considerato il sovrannumero degli ungulati nei nostri boschi e nelle nostre città, addirittura nella Capitale, un cacciatore che spari a un animale per nutrirsene nel rispetto delle regole non deve assolutamente essere biasimato. Anzi, come più volte abbiamo detto, questo può essere una risorsa per la biodiversità. Prima di tutto perché è possibile cacciare nella natura e con rispetto per la natura: cosa che chi compra al supermercato non può fare. In fondo, il fondatore del Wwf era un cacciatore. Infine, è bene ricordare che altrove, in Europa, i tesseramenti dei cacciatori vanno ad arricchire gli scarsi fondi destinati alla protezione della natura. Da noi, preferiamo perderci in polemiche sterile sull’uovo e la gallina.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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