Femminicidio in Italia

Femminicidi: legge lenta per tutela delle donne. Ecco i numeri e soluzioni

“O diciamo alle donne di morire, o i magistrati ce la devono fare”

Così la ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno sui dubbi che riguardano la lentezza della giustizia in merito al disegno di legge denominato ‘Codice rosso’, che prevede una corsia preferenziale per i procedimenti penali che riguardano i reati contro le donne.

Dalla stampa nazionale:

“Conto che la legge “Codice rosso” sia approvata già in settimana, i fatti di Savona mostrano quanto un nuovo intervento sia importante”. Lo spiega in un’intervista a “Repubblica”, la ministra della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno.”Non ho ancora i dettagli – aggiunge Bongiorno – ma da una prima ricostruzione appare chiaro che, per l’ ennesima volta, il femminicidio si dimostra una violenza particolare, da trattare in modo specifico. Il “Codice rosso” sottolinea questa particolarità”. Cioè che “l’ omicida pare avesse già patteggiato per stalking e avesse violato il divieto di avvicinamento, nonostante questo la sua violenza non si è placata perché alcuni uomini considerano le donne come oggetti di loro possesso. Vivono la volontà delle loro ex compagne o mogli di chiudere una relazione come un affronto al loro onore. Sembra strano che nel 2019 sia ancora così, ma oltre alle leggi bisogna agire sulla mentalità“.La ministra aggiunge che “facciamo i conti con secoli di legislazione maschilista e una cultura radicata da cambiare. Il resto, però, lo devono fare leggi e magistratura. Il primo punto forte del “Codice rosso” è di promuove la violenza contro le donne da reato di serie B a reato di serie A, con l’ obbligo di ascoltare le donne che denunciano entro 3 giorni. È fondamentale, perché troppo spesso i pericoli che corrono le vittime sono sottovalutati”(Fonte: Violenza donne, Bongiorno: entro luglio la nuova legge Askanews)

  • UOMINI CHE UCCIDONO LE DONNE: PERCHÉ I FEMMINICIDI RESTANO UN’EMERGENZA. Negli ultimi 25 anni il numero di omicidi di uomini è diminuito drasticamente, mentre le vittime donne sono rimaste stabili. Ma se da noi va male in Europa va anche peggio. (…)  Prima di snocciolare qualche dato è bene chiarire però cosa si intende con la parola femminicidio. Secondo l’Istat, il termine femminicidio, nell’accezione comunemente intesa, “è un neologismo che può essere fatto risalire agli anni 90, per qualificare gli omicidi basati sul genere, che vedono come vittima la donna ‘in quanto donna'”. 

Per l’Accademia della Crusca invece il femminicidio consiste nel “provocare la morte di una donna, bambina o adulta, da parte del proprio compagno, marito, padre o di un uomo qualsiasi, in conseguenza del mancato assoggettamento fisico o psicologico della vittima”.

Nel 2017, le donne vittime di omicidio volontario in Italia sono state 123, lo 0,40 per 100.000 donne (fonte: Istat). Malgrado la cautela che questo tipo di comparazioni comporta, è però un fatto che tra i 23 Paesi dell’Unione europea per i quali si hanno a disposizione dati recenti si osservano valori inferiori a quelli dell’Italia solo nel caso di Grecia, Polonia, Paesi Bassi e Slovenia. Insomma, negli altri Paesi europei va anche peggio che in Italia e ci sono più donne uccise in rapporto alla popolazione.

Da chi sono uccise le donne? Ma quanti di questi delitti possono essere classificati come femminicidi? Una risposta univoca purtroppo non esiste. Delle 123 donne uccise nel 2017, l’80,5% è stata uccisa da una persona conosciuta. In particolare, nel 43,9% dei casi dal partner attuale o dal precedente, nel 28,5% dei casi (35 donne) da un familiare (inclusi i figli e i genitori) e nell’8,1% dei casi da un’altra persona che conosceva (amici, colleghi, etc). Insomma, molte spesso le donne trovano la morte tra le mura di casa, uccise da compagni, ex compagni o parenti. Continua a leggere  (Fonte: TODAY.IT)

  • FEMMINICIDIO IN ITALIA: QUATTRO REGIONI HANNO LA MAGLIA NERA. Dal primo gennaio 2019 al 30 giugno in Italia sono state uccise 39 donne, la più parte delle quali ha visto la propria esistenza stroncata in Lombardia con 7 casi, seguita a pari (de)merito dal Lazio, dalla Sicilia ed all’Emilia Romagna, che hanno 5 casi ciascuno. Una geografia dell’orrore che non conosce confini dunque, e che scavalca qualsiasi luogo comune che vorrebbe il sud dello stivale più prolifico in quanto a delitti commessi contro le donne.

Femminicidio in Italia – I dati sono stati forniti in questi giorni dall’associazione Sos Stalking che, nello stilare la tremenda classifica dell’incidenza del femminicidio in Italia, va ad analizzare anche altre variabili, fra cui quelle dell’età media delle vittime: delle 39 censite 13 (ossia il 30%), sono over 70. Il presidente di Sos Stalking Lorenzo Puglisi, intervistato da AdnKronos in merito, pare non avere dubbi: “I numeri dimostrano come spesso la conflittualità, all’interno delle mura domestiche, non si plachi con l’avanzare dell’età e che sempre più spesso l’onere di vigilare sulla serenità del nucleo familiare d’origine ricada sui figli”. Continua a leggere (Fonte: CISIAMO.INFO Di Giampiero Casoni)

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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