Il lavoro nella Fase 2? Per donne e giovani “non pervenuto”

Nella giornata che celebra i lavoratori le prospettive post-lockdown sono desolanti

Alla fine di marzo la virologa Ilaria Capua, ospite della trasmissione “Di Martedì” di La7, affermava che – vista la maggior resistenza delle donne al Covid-19 – si sarebbe potuto pensare a una ripartenza basata su una maggiore presenza della forza lavoro femminile. E – sempre in un’ottica di salvaguardia della salute – dei giovani, verrebbe da aggiungere.
Perché – vogliamo ricordarlo? – non più di una settimana fa la task force capitanata da Colao prospettava addirittura l’ipotesi che in una prima fase gli ultrasessantenni venissero esonerati dal lavoro.

Nessuno vi ha mai creduto davvero ma la suggestione era forte: più donne e più giovani in un sistema-lavoro che cambia alla velocità di un bradipo in letargo. Che occasione… Allora potrebbe essere vero che il mondo “post-coronavirus” non sarà più lo stesso!

Maschi, sessantenni

Potrebbe, sì, ma non nella direzione che auspichiamo.

Uno studio condotto da Alessandra Casarico, Professoressa di Scienza delle finanze all’Università Bocconi di Milano, e Salvatore Lattanzio, dottorando in economia all’Università di Cambridge, ha cercato di dare risposta a chi si chiede quali siano i lavoratori interessati dalla riapertura del 4 maggio.
Per capire quali fasce della popolazione saranno più o meno coinvolte nella Fase 2 si è guardato alla distribuzione sia per genere che per età tra i vari gruppi di attività economiche (cioè i codici ATECO indicati dal Governo) che possono riaprire da lunedì prossimo.

“Il 72 per cento dei lavoratori che tornano al lavoro il 4 maggio sono uomini”

Sappiamo che alcune attività non hanno mai chiuso e che altre non potranno riaprire dal 4 maggio.

Lo studio evidenzia che nelle attività essenziali (quelle rimaste aperte) la distribuzione dei lavoratori è quasi paritaria (50,8 uomini contro 49,2 donne), e così per quelle che restano chiuse (48,9 contro 51,1) mentre lo squilibrio diventa evidente se ci si sposta sulle attività manifatturiere (quelle interessate dalla fine del lockdown) dove la proporzione diventa di 72,4 contro il 27,6.

Su questo scenario si innesta la chiusura delle scuole, con le conseguenti difficoltà per le famiglie con figli di gestire la quotidianità. Le donne, insomma, rischiano di ritrovarsi schiacciate in quei ruoli di accudimento e cura che hanno, sì, un valore incommensurabile ma che non possono essere “unica scelta” senza alternative. Assistenza ai pazienti e agli anziani in isolamento, ai bambini che nelle politiche del governo appaiono più invisibili che mai: è un lavoro di cura non retribuito che ricadrà sulle spalle delle donne, spiegava all’Atlantic Clare Wenham, docente associata di politiche della salute alla London School of Economics: una questione che ci fa tornare indietro di decenni.

Non solo genere

La chiusura delle attività produttive ha interessato in misura maggiore i lavoratori più giovani e nel momento della riapertura non ci sono indici che possano indicare un’inversione di tendenza, anzi.

Nelle attività che restano chiuse un terzo dei lavoratori ha meno di 30 anni e quasi due su tre hanno meno di 40 anni. I meno giovani o non hanno mai interrotto il lavoro, o lo riprenderanno fra pochi giorni.

E se colpisce che nel comitato di esperti di Colao non vi sia nemmeno una donna (20 maschi su 20: è l’Arabia Saudita? No, è il Comitato scientifico scelto in Italia) vi sarebbe da tenere conto anche che nessun membro ha meno di 35 anni.

1 maggio 2020

Ecco perché oggi, 1 maggio, la festa del Lavoro potrebbe avere un sapore un po’ più amaro del solito: perché vi sono due fasce di categorie, quella delle donne e quella dei giovani, che già prima della crisi avevano notevoli difficoltà a entrare con pieni diritti nel mondo del lavoro, e che ora, nel fatidico momento della “ricostruzione”, potrebbero vedersi ricacciati in ruoli comprimari o, peggio, esclusi dai processi produttivi, con prospettive, a fronte di un welfare insufficiente a garantire dignità per tutti, tutt’altro che rosee.

Foto: Manifestazione femminista nel 1979 – Fonte Wikipedia

Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

Potrebbe interessarti anche

Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy