Foraging, la spesa nel bosco a costo zero

Tutto quello che c’è da sapere sull’arte di nutrirsi di ciò che la natura ci mette a disposizione

Foraging, cos’è e come funziona

Un bosco o un prato incolto, passati al setaccio di un occhio esperto, si trasformano da distese verdi a veri e propri supermercati in grado di offrire cibo gratuito, sano e sostenibile. Parliamo di foraging, ovvero della pratica di riconoscimento di erbe spontanee e frutti selvatici edibili, da raccogliere e mangiare.

Nota anche come alimurgia o fitoalimurgia, l’arte del foraging arriva da lontano e ha accompagnato l’essere umano in tutta la sua storia, aiutandolo anche ad affrontare lunghe carestie, prima di essere dimenticata e riservata a pochi esperti e appassionati.

Oggi il foraging è tornato di moda, riportato alla ribalta da chef, erboristi e botanici, e interessa sempre più persone sensibili ai temi ambientali e desiderose di riconnettersi alla natura, ma come si diventa esperti di erbe, fiori e frutti selvatici e come si raccolgono le piante spontanee?

La spesa nel bosco: da quali erbe spontanee partire

Per iniziare a riconoscere piante spontanee e frutti selvatici l’ideale sarebbe farsi accompagnare in boschi e prati da una guida esperta. Dopo diverse escursioni, si impareranno sicuramente tutti i segreti dell’arte del foraging e si potranno raccogliere erbe in sicurezza.

In alternativa, esistono numerosi libri, workshop e corsi online per avvicinarsi a questa pratica e, dopo aver appreso la teoria, sarà possibile muoversi sul campo.

Il consiglio è quello di iniziare dalle erbe più semplici e di effettuare i primi riconoscimenti quando le piante sono in fiore, dunque in primavera o estate. La presenza del fiore rende infatti il riconoscimento molto più immediato e, dopo aver identificato la pianta dall’infiorescenza, si potranno memorizzare particolari del portamento, del fusto e delle foglie. In questo modo, localizzando il luogo in cui la pianta è stata identificata, la si potrà riconoscere anche quando i fiori non saranno più presenti.

Le piante in assoluto più semplici da riconoscere quando sono in fiore sono la viola, la primula, il tarassaco, la malva, il papavero, la calendula.
Altre erbe spontanee molto riconoscibili, anche se non fiorite, sono la parietaria, l’ortica, la portulaca e gli strigoli.
Per quanto riguarda i frutti, tra i più i semplici da identificare troviamo invece fragoline di bosco, lamponi e more.

Gli errori da evitare nella raccolta di erbe selvatiche

Prima di muovere i primi passi nella pratica del foraging, ci sono alcune regole da tenere a mente. Innanzitutto, la raccolta di erbe spontanee destinate all’alimentazione deve essere svolta in luoghi più incontaminati possibile, lontano da coltivazioni, strade trafficate, abitazioni e industrie.

Le erbe da raccogliere devono essere in salute, non presentare macchie o parti rovinate e non devono essere presenti parassiti.

La raccolta deve poi avvenire nel rispetto dell’ambiente: oltre a non sporcare, non abbandonare rifiuti e a non disturbare eventuali animali selvatici, dobbiamo ricordare che le erbe e i frutti spontanei non sono lì solo per noi e rappresentano una risorsa per la fauna selvatica.

Evitiamo dunque di raccogliere più di quanto ci serve e soprattutto non estirpiamo le piante dalle radici. In questo modo lasceremo anche ad altri la possibilità di trovare esemplari e soprattutto non danneggeremo la flora selvatica.

Oltre a seguire questi semplici consigli, per raccogliere cibo selvatico serve molta esperienza ed è bene iniziare, come abbiamo visto, da erbe spontanee semplici da riconoscere e che difficilmente possono essere confuse con piante tossiche e velenose.

Attenzione alle piante tossiche

Quando si ha poca esperienza è facile confondere una specie vegetale con un’altra e, in alcuni casi l’errore può portare a conseguenze drammatiche.

Esistono infatti piante simili a quelle edibili ma tossiche o velenose ed è meglio non sbagliarsi. È ad esempio il caso dei gustosi germogli del luppolo, che si raccolgono in primavera e si cucinano spadellati o in frittata.
I nuovi getti dell’Humulus lupulus si avvinghiano tra loro o ad alberi e arbusti e somigliano a quelli di altre piante rampicanti tossiche come la brionia. Per evitare di confondersi, in questi casi occorre imparare a riconoscere la pianta anche grazie ad altre sue caratteristiche, come le foglie e i fiori.

Attenzione poi alle bacche, molto attraenti soprattutto per i bambini e spesso velenose, come nel caso delle bacche rosse del pungitopo o di quelle blu del lauroceraso e della belladonna.

Durante le prime passeggiate, meglio portare con sé testi e appunti per il riconoscimento e, in caso di dubbi evitare la raccolta, fotografare la pianta per esaminarla meglio con calma ed eventualmente tornare a raccoglierla solo se si è certi di averla identificata.

Riferimenti:
La cuoca selvatica, Eleonora Matarrese
Percorso selvatico, corso online riconoscimento piante
Wood*ing
Erbacce e dintorni, gruppo FB

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Tatiana Maselli

Tatiana Maselli

Mi chiamo Tatiana, sono laureata in erboristeria e lavoro per promuovere stili di vita sani ed etici, sfruttando le incredibili proprietà delle piante per la bellezza, l’alimentazione e il benessere

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Tatiana Maselli

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Mi chiamo Tatiana, sono laureata in erboristeria e lavoro per promuovere stili di vita sani ed etici, sfruttando le incredibili proprietà delle piante per la bellezza, l’alimentazione e il benessere

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