FridaBike, dalla cargo coraggiosa ai vestitini sostenibili

Il primo negozio di cargo bike di Milano è gestito da una bellissima donna che sta trascinando un quartiere verso la responsabilità

Il negozio di cargo Frida Bike è bello anche solo da vedere: in fondo a un lungo cortile vecchia Milano, sgarrupato e romantico come solo il tempo sa fare, è però funzionalissimo per i bambini che lo frequentano. A metà tra dentro e fuori, tra protetti e liberi, loro sì che possono vivere la promessa di una Milano diversa, dove muoversi sia piacevole, sicuro e veloce per tutti. Tra loro ci sono i figli di una donna, famosa nel quartiere perché così bella e coraggiosa da aver non solo avviato un negozio di biciclette nella città delle auto, ma proprio quel genere di bici che solo un pazzo o un genio sceglierebbe di guidare nella capitale dei suv: le cargo bike, le bici da trasporto. La cosa più brutta che mi hanno mai urlato dietro? “Sei una mamma irresponsabile, ambientalista radical chic del cavolo!!”. «Come se “ambientalista” fosse un insulto!»

Ma di sicuro quel che generano le cargo bike – bici ancora semi sconosciute qui – sono soprattutto boati d’ammirazione da parte dei bambini e domande a raffica da parte dei genitori. Perché come ogni mamma sa, tutti i bambini sono sempre magicamente felici, e cheti, se li si porta in bici.

«Dieci anni fa, neo mamma di due bimbi molto piccoli, mi arrangiavo a girare Milano a piedi, o sui mezzi, con un pesantissimo passeggino gemellare. Un’esperienza che non auguro a nessuno. Rinunciavo agli inviti e prima di compiere qualsiasi attività dovevo organizzare lo spostamento. Soffrivo, soprattutto in un momento delicato come il post-partum, dove socializzare è fondamentale».

Poi Antonella Pesenti, ex modella per Giorgio Armani, andò in vacanza a Copenhagen. «Vidi per la prima volta le Cargo Bike, e vidi mamme indipendenti negli spostamenti. L’organizzazione è tutto, ma a volte non hai lo strumento per poterti organizzare al meglio: io l’avevo appena trovato. Al mio compleanno arrivò in regalo una Christiania Bike: abbandonai gli invitati e scappai con la mia nuova bicicletta. Da quel momento la mia vita cambiò, stavo tutto il giorno in giro e i miei bambini piccolissimi si distraevano e non litigavano più, incontravo gente, giravo i parchi, facevo tutto quello che mi andava di fare, come prima».

«La bici è il mezzo più veloce per spostarsi in città, eviti il traffico e non hai intoppi, sei sicura di metterci ogni volta lo stesso tempo a fare lo stesso percorso. La cargo è la bicicletta per i ciclisti che hanno bisogno di spazio per mettere persone o bagagli. Suona strano, ma è la bicicletta che più si avvicina all’automobile».

E quindi c’è speranza anche per Milano?

«La sensibilità è sicuramente in crescita, ma purtroppo la sensibilità non basta per cambiare le cose. Il primo giorno a Milano dopo essere stati in altre città europee è deprimente: sulle strade milanesi regna l’anarchia e i ciclisti e i pedoni si adeguano avendo la peggio. Siamo assuefatti al traffico, alle macchine sui marciapiedi e non sentiamo più la puzza di smog».

Innamorata del suo nuovo mezzo, Antonella pensa di farne un lavoro. «Incontravo pochi ciclisti e tutti mi guardavano come fossi un marziano, mi riempivano di domande sulla mia strana bici, sembravano tutti interessati ad acquistarla. Non essendoci un rivenditore in Italia decisi di iniziare a venderle io. Così nel 2015 ho aperto Fridabike, un luogo in cui poterle vedere e provare. Ho investito i miei quattro soldini risparmiati e ho lasciato un lavoro redditizio per aprire un negozio e vendere qualcosa che nessuno voleva. All’inizio non entrava nessuno, era troppo presto. Dopo 5 anni, le cose vanno meglio grazie soprattutto al passaparola dei clienti soddisfatti». Oggi tutto il quartiere tra Pier della Francesca e Paolo Sarpi conosce Antonella e i suoi bambini, e le sue bici-da-trasporto in giro sono ormai molte, e bellissime, piene d’orgoglio e indistruttibili (anche perché da qualche tempo si possono anche affittare).

Certo, vendere sogni non ti fa diventare ricco. «Ancora fatico a coprire le spese, soprattutto d’inverno, che in Italia è considerata bassa stagione per le biciclette, ma non rinuncio al sogno di cambiare il modo di spostarsi delle persone. Quello che sta succedendo a livello globale, la maggiore consapevolezza sul clima mi da’ speranza: all’estero è in atto una rivoluzione riguardo la mobilità dolce, ed è inevitabile che prima o poi arriverà anche in Italia. Io non vedo l’ora!»

Fridabike Kids: abiti sostenibili dal sapore nordico

Oltre alle Cargo, da Fridabike si possono comprare accessori per biciclette, libri e un’intera collezione di abbigliamento da bambini che si chiama Fridabike Kids, novità che Antonella realizza a mano nella Sartoria di Fridabike, una stanzetta con sei macchine da cucire all’interno dell’officina in condivisione con un’altra maker, che crea borse e zaini funzionali e bellissimi. «C’è una forte correlazione tra queste due mie attività, perché i vestitini hanno un gusto un po’ nordico e la mia clientela è da sempre fatta soprattutto da famiglie».

Del resto, già alle elementari Antonella cuciva i suoi vestiti, aiutata dalla mamma, e fare più cose contemporaneamente le piace «da quando, a 15 anni, lasciavo Lodi in treno per studiare sui vagoni e venire a Milano a fare casting per diventare una modella» . Un lavoro durato poi 20 anni ai massimi livelli, e che «mi ha aiutato tantissimo: è stato come fare un master gratuito in fashion design, ma avendo come maestri i grandi stilisti».

La sua collezione propone vestitini in fibre naturali, cuciti e ricamati a mano, e non essendoci intermediari (ha anche un negozio su Etsy) i prezzi sono particolarmente bassi. Passare una mano tra i suoi stendini – dove nulla è lasciato al caso e anche le grucce sono fatte con materiale di recupero – da’ il sapore dell’epoca in cui viviamo, dove accanto alla puzza della fast fashion e del consumismo sfrenato, spuntano realtà parallele piene di coscienza e significato, produzioni locali e indipendenti che ti chiedono solo di comprare meno, ma comprare meglio.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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