Frozen 2 delude, ma non è una sorpresa

Frozen non è mai stato un film femminista, e nel sequel le cose peggiorano

Una storia con un’eroina non è necessariamente una storia femminista. E Frozen non lo è mai stata, sebbene ne conti ben due. La vicenda gira attorno a due sorelle principesse: la più anziana Elsa ha poteri magici e le sue mani schizzano ghiaccio, ma i suoi genitori le fanno indossare dei guanti a vita perché lei, pasticciona drammatizzata, con questo super potere sa fare solo guai, tipo ferire la sorella. Va a finire che i guanti non li toglie mai davvero, neppure una volta divenuta donna. In esilio dal suo regno come una strega – che ha il potere di creare uomini di neve viventi – non riesce mai a fare qualcosa di utile. Tutto quello che emerge, alla fine, è la sua abilità di cantante, oltre ovviamente alla sua bellezza, di perfetto accordo con i suoi abiti stupendi, cosa che giustifica i miliardi di euro in merchandising. Elsa è ben più bella, bionda e alta della sorella minore: altro che collaborare, quel che resta in mente è una futile gara di bellezza, per di più tra sorelle, che rispecchia i più tradizionali cliché.

Detto questo, i messaggi del film restano un po’ imbarazzanti anche altrove: sempre troppo semplici, anche per i bambini. Si va dal concetto che sopprimere il tuo sé autentico è molto pericoloso; al fatto che la paura sia un’emozione negativa; mentre l’amore è positivo e trionfa. Il meta-livello si spinge fino al punto che le principesse in pericolo non hanno bisogno di un maschio per salvarsi: grazie mille! Ma per il 2013 – anno di uscita di Frozen – l’idea che le donne possano avere una storia indipendente dagli uomini non sembra una novità così significativa. Tra una cosa e l’altra, Anna poi si sacrifica per la sorella, in perfetto stile crocerossina.

Frozen 2, nessun messaggio progressista

Tuttavia il primo Frozen, almeno terminava con un vero bacio d’amore tra sorelle adoranti e, questo, nel tempo in cui comunque viviamo, è stato effettivamente considerato blandamente rivoluzionario. Il film aveva criticato la narrativa della principessa immobile: e questo era sufficiente per definirlo femminista. Con Frozen 2 le cose peggiorano: chi si aspettava una storia finalmente progressista resterà deluso.

Elsa inizia un’altra avventura, con la sorella Anna al seguito. Le due eroine emergono dal loro viaggio più forti e più intelligenti di prima, ma il più grande cambiamento di Frozen 2 potrebbe riassumersi nel fatto che Elsa arriva a indossare i pantaloni. Non ridete, dopo “Volevo i pantaloni” degli anni ’90 questa necessità potrebbe sembrarvi poco: ha comunque un senso per un’Elsa che fino a ieri combatteva gli elementi correndo sugli iceberg con un abito scollato, fatto di veli, e con lo strascico. Adesso ha guadagnato qualcosa di più pratico e se vi sembra poco, non lo sarà per quei poveri genitori che dopo i due anni di vita non riescono – e chissà come mai! – a infilare niente di diverso che gonne in tulle alle loro figlie femmine. (E sia chiaro: Elsa non abbandona completamente le gonne – aggiunge solo un paio di pantaloni al repertorio.)

I personaggi passano il tempo a dirsi a vicenda cosa provano, in una tendenza suicida che è parlare invece di mostrare: l’anticinema. Vestiti e rapporti di superficie sono la chiave di un sequel davvero mal riuscito.

Mentre Elsa è tecnicamente una creazione Disney di appena sei anni fa, la sua origine è ancora radicata in una fiaba pubblicata nel freddo nord Europa nel 1845. I vincoli di quella storia – qualcuno deve governare il suo regno nevoso e indossare le gonne grandi e avere il reale matrimonio, anche se non è lei – si sentono tutti, e rendono impossibile anche per il Frozen 2 della Disney evolversi nella storia moderna che gli autori avevano annunciato.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente