Palestine Gaza Strip I

Gaza, cartoline dall’inferno e il coraggio di dire #NotInOurNames

A Gaza muore l’umanità

Il diritto di esistere. La legalità internazionale. Muoiono sotto le bombe israeliane, nell’inerzia complice della comunità internazionale. Muoiono i più indifesi tra gli indifesi: i bambini

A Gaza muore l’umanità. Il diritto di esistere. La legalità internazionale. Muoiono sotto le bombe israeliane, nell’inerzia complice della comunità internazionale. Muoiono i più indifesi tra gli indifesi: i bambini. Ma la stampa mainstream misura i tunnel di Hamas distrutti dai bombardamenti israeliani, narra dell’”aggressione” subita da Israele, ma della gente di Gaza non interessa. Per fortuna, c’è chi si ribella a questa vergogna mediatica e cerca, come può, di dar voce a chi cerca di sopravvivere nell’inferno di Gaza. Globalist prova a darne conto, giorno per giorno. Cosa stia subendo in questi giorni di guerra la popolazione della Striscia, lo racconta questa lettera del l direttivo di Salaam Ragazzi dell’Olivo-Milano. La lettera e le drammatiche testimonianze in essa raccolte è del 17 maggio.

La vita sotto le bombe

“Care/i amiche e amici di Salaam, stiamo seguendo con molta preoccupazione ​ quanto sta succedendo in tuttala Palestina, di cui ​ certamente siete tutte/i a conoscenza. In particolare siamo molto angosciati per i nostri amici del REC , i 103 bambini/e affidati, le loro famigli e tutta la popolazione di Gaza, sottoposta , ancora una volta, ai tremendi e devastanti bombardamenti daparte dell’esercito ​ israeliano. Cerchiamo di stare in contatto (quando si riesce..) con il direttore e altri operatori del REC i quali ci hanno detto che per ora loro e le loro famiglie stanno “bene”, cioè sono salvi; purtroppo non possono allontanarsi da casa per andare a visitare le famiglie dei bambini affidati, per cui , al momento, non possiamo avere loro notizie. I racconti dei nostri amici del REC sono tremendi; le zone maggiormente bombardate, oltre a Gaza City, sono proprio quelle a Nord della striscia (vicino al confine con Israele), dove si trovano loro e i nostri bambini affidati (nel campo profughi di Jabalia e nei villaggi circostanti). I bambini sono spaventatissimi e non sanno più come gestirli; dormono a terra vicino ai muri o sul terrazzo d’uscita della casa, oppure escono in strada, ma non sanno mai cosa sia meglio fare…non c’è nessun posto sicuro dove andare, dove fuggire. Ci salutano, ogni volta, non sapendo se domani saranno ancora vivi…

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Redazione People For Planet

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