Germania: vi sveliamo le bufale sui facili sussidi e sui debiti di guerra

Piovono bufale, non soldi. Un po’ di sano debunking grazie alla Fondazione della critica sociale e a Anna, che vive in Germania

Oltre ai lutti, l’emergenza Covid-19 sta provocando gravi effetti economici. Da qualche giorno circolano fake news e propagande sul debito di guerra della Germania, che suonano più o meno così:

Mentre l’Italia ha bisogno di aiuti finanziari, la Germania, che non ha ancora pagato per i crimini di guerra tedeschi, regala 5mila euro sui conti bancari dei suoi cittadini colpiti dall’emergenza Covid-19.

Ma è davvero così? Facciamo una verifica.

“Non è tutto oro ciò che luccica, ma nemmeno fango”: la testimonianza di Anna

La burocrazia amica, quella che racconta la comunità locale di artisti e freelance e che – nonostante qualche difficoltà iniziale – fa arrivare sul c/c degli interessati denaro sonante in pochissimi giorni”. Titolava così Repubblica, sei giorni fa, facendo un impietoso confronto con l’Inps durante le 48 ore di blackout, perché a noi italiani un po’ piace fare la parte degli ultimi della classe.

Nata e cresciuta in provincia di Venezia, da nove anni Anna vive in Germania dove lavora come educatrice, sia in veste di libera professionista, sia come dipendente parastatale. Le abbiamo chiesto se anche a lei fossero piovuti soldi, e, indovinate? No.

Veniamo ora a un’altra storia, meno recente ma ancora attuale: quella sui crimini nazisti e sui debiti che Berlino deve a molte famiglie italiane.

I crimini di guerra nazisti: un debito da saldare

In un convegno tenutosi in Senato il 7 marzo 2019, si è spiegato che i debiti per i crimini di guerra tedeschi non sono mai stati pagati. Al convegno hanno partecipato Liliana Segre, il presidente emerito della Corte costituzionale Giuseppe Tesauro, il presidente di sezione della Cassazione Domenico Gallo, il professor Tullio Scovazzi dell’Università Milano-Bicocca e il magistrato Luca Baiada. 

Promotrice del convegno, è stata la Fondazione per la critica sociale, un “laboratorio autonomo di ricerca teorica e storica intorno ai temi dell’attualità di una prospettiva socialista nel mondo contemporaneo” che dal 2014 si occupa di divulgazioni, pubblicazioni, seminari e, appunto, convegni. 

Il video del convegno è questo: 

Con una nota ufficiale, ieri, 6 aprile 2020, la Fondazione per la critica sociale ha ribadito: 

“Il debito tedesco per i crimini in Italia (decine di migliaia di morti nelle stragi, deportazione di 650.000 militari, deportazione e lavoro forzato di civili) non è stato mai estinto né condonato. I commenti secondo cui le norme e i patti internazionali sarebbero definitivamente favorevoli alla Germania, e i crediti ormai sarebbero inesigibili, sono fake news. Con i patti postbellici fu concessa a Berlino una moratoria, non ci fu una rinuncia, e dopo la riunificazione tedesca quel beneficio non è più valido. La Germania è ancora debitrice (…) Non c’è stata giustizia penale su questi crimini, i tedeschi colpevoli non sono mai stati consegnati all’Italia; ma i risarcimenti restano dovuti. L’esistenza e la realizzabilità dei crediti è stata ribadita in Cassazione, ultimamente nel 2019. C’è una decisione della Corte internazionale di giustizia del 2012 favorevole alla Germania, ma è stata superata dalla Corte costituzionale nel 2014, e comunque anche la Corte dell’Aia ha riconosciuto il debito tedesco e ha suggerito nuove trattative”. 

Dunque, sì, molte famiglie colpite dai crimini fra il 1943 e il 1945 sono in credito con la Germania, ma no, ciò “non può essere confuso con la questione delle aperture finanziarie in favore dell’Italia, che riguardano il sostegno sociale nell’emergenza e il futuro dell’Unione europea. Le autorità devono attivarsi per i diritti dei cittadini e per un’Europa fondata sulla giustizia, l’antifascismo e la solidarietà”.

È il caso di dirlo, anche se l’erba del vicino sembra sempre più verde, sempre erba rimane, e le recinzioni ai giardini, forse, in momenti di emergenza, è bene toglierle, per fare spazio a una Unione Europea degna di questo nome.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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