Il 2018 è il secondo anno più caldo mai registrato anche in Artico

Ghiaccio da record (negativo)

Il 2018 è il secondo anno più caldo mai registrato anche in Artico



In un certo senso non è nemmeno più una notizia: anche questo 2018 che si sta per concludere ha battuto tutti i record di temperature elevate nella regione artica. Più caldo di quest’anno è stato solo il 2016 ed entrambi stanno in un quinquennio dove le temperature dell’aria hanno superato tutti i record precedenti dal 1900.
Lo dice – per l’ennesima volta – il report dell’ente americano per le ricerche sull’atmosfera e gli oceani (Noaa), che dal 2006 stila un rapporto annuale sulla situazione del riscaldamento dell’Artico.
La novità (anche se annunciata) è che al continuo aumento delle temperature si stanno associando fenomeni che per gli stessi scienziati definiscono imprevedibili.
I ricercatori hanno messo in evidenza alcuni punti fondamentali:

• Dal punto di vista della temperatura dell’aria superficiale si conferma il riscaldamento di quella nell’Artico al doppio della velocità rispetto al resto del globo.
• Nella parte terrestre, il riscaldamento atmosferico ha generato di riflesso la tendenza al declino del manto nevoso, lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, l’aumento della portata estiva dei fiumi e l’espansione e l’inverdimento della vegetazione della tundra artica.
• Nonostante l’aumento della vegetazione disponibile per il pascolo, le popolazioni di caribù e renne selvatiche attraverso la tundra artica sono diminuite di quasi il 50% negli ultimi due decenni. Questo per una serie di interazioni complesse, che, semplificando, coinvolgono il tipo di vegetali di cui si cibano, i periodi di siccità e i periodi con condizioni climatiche avverse che non permettono la normale riproduzione.
• Nel 2018 il ghiaccio del mare artico è rimasto più “giovane”, più sottile e ha coperto meno aree rispetto al passato. Le 12 ampiezze minori rilevate nella registrazione satellitare si sono verificate negli ultimi 12 anni.
• Le osservazioni pan-artiche suggeriscono un declino a lungo termine dei ghiacci marini costieri terrestri da quando le misurazioni sono iniziate negli anni ’70, influenzando tutto ciò che è legato a questo ambiente, comprese le attività produttive e umane.
• Nella regione del Mare di Bering, i livelli di produzione di composti della Co2 nel 2018 erano a volte superiori del 500% rispetto ai livelli normali.
• Il riscaldamento dell‘Oceano Artico porta anche un’espansione delle proliferazioni delle alghe tossiche nocive che minacciano la catena alimentare.
• La contaminazione da microplastica è in aumento nell’Artico, rappresentando una minaccia per gli uccelli e la vita marina che può ingerire i detriti.

Per approfondire questo elenco il sito del Noaa è ricco di informazioni e grafiche. Purtroppo raccontano tutte la stessa notizia, che si ripete negli anni, e che noi umani non abbiamo evidentemente ancora preso sul serio.

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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Margherita Aina

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Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi