Giornata mondiale contro l’Aids: la diagnosi arriva in Italia ancora troppo tardi

Nuovi casi in calo ormai dal 2012, ma il 60% delle persone scopre di avere la malattia già in fase avanzata

1° dicembre Giornata mondiale contro l’Aids, la pandemia che ci colpì all’improvviso come il covid-19. Dal 2012 ad oggi, le diagnosi sono in costante in calo nel nostro Paese dove l’ultimo anno rilevato, il 2019, ha segnato 2.531 diagnosi di infezione da hiv: erano 3.003 solo l’anno precedente. La maggiore incidenza è nella fascia d’età fra i 25 e i 29 anni, e poi dai 30 ai 39 anni, mentre l’età media delle persone positive all’hiv è di circa 40 anni. I rapporti sessuali non protetti restano la prima causa di contagio.

Lombardia e Lazio le più colpite

Nel 2019, per la prima volta la percentuale di contagi dovuta a rapporti sessuali fra uomini raggiunge quella legata a rapporti eterosessuali, che fino a quel momento risultava invece preponderante. Le regioni più colpite sono Lombardia e Lazio. In generale, l’80% dei nuovi casi del 2019 riguarda gli uomini.

Un numero verde sempre attivo

Sono i dati divulgati in occasione di questa Giornata dall’Istituto superiore di sanità, insieme al ministero della Salute, che ricordano il telefono verde gratuito Aids e infezioni sessualmente trasmesse “Uniticontrolaids”, 800861061, attivo dalle 10:00 alle 18:00. Il numero è operativo tutto dal lunedì al venerdì dalle 13:00 alle 18:00. Ancora oggi, 6 diagnosi su 10 arrivano troppo tardi, in fase già avanzata della malattia.

Una storia nota

La storia dell’epidemia di HIV/AIDS viene ricostruita dal 1981, quando il primo malato fu ufficialmente riconosciuto negli Stati Uniti. La diffusione esponenziale in tutto il mondo la renderà poco dopo una vera e propria pandemia, a differenza di tutte le altre epidemie fino ad allora conosciute, fu a lungo mortale in percentuali vicine al 100% dei casi diagnosticati.

L’attesa per il vaccino

A che punto siamo con i vaccini Attualmente non c’è ancora un vaccino efficace contro l’Aids e contro l’infezione da hiv, anche se sono in corso varie sperimentazioni. La mancanza di una vaccinazione valida è dovuta al fatto che il virus è molto complesso: molto più, ad esempio del coronavirus Sars-Cov-2. Al momento le speranze si aggrappano allo studio condotto da un gruppo della Emory University, pubblicato su Nature Medicine, che ha valutato le potenzialità di un nuovo vaccino, ancora in corso di studio e per ora testato su primati non umani.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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