Giraffe, elefanti e leoni: li vedi ovunque ma quelli veri spariranno a breve

Non se ne parla molto, in fondo l’importante è vederli ancora al cinema, come peluche o nelle pubblicità. Ma in realtà sono condannati all’estinzione

Giraffe, elefanti e leoni (e molti altri animali “famosi”) sono condannati all’estinzione in natura, anche perché Donald Trump non ha l’hobby del trophy hunting e dunque, in poche parole, chissenefrega.

Il trophy hunting è quell’attività regolamentata che consente a ricchi stranieri di andare in Africa a uccidere esemplari selezionati, magari anziani o malati, al fine di rimpinguare le casse dei parchi che ospitano gli ultimi animali-simbolo (detti anche big 5: leone, leopardo, giraffa, bufalo ed elefante). È una pratica tristemente fondamentale per la loro sopravvivenza, e presidenti Usa molto poco ambientalisti, ma pur sempre amanti del trophy hunting, hanno in passato agito al fine di evitare l’estinzione dei big 5. Il tema è fondamentale quando si parla di protezionismo. L’errore più grande che potremmo fare, da occidentali, è quello di disprezzare i bracconieri e accusarli di essere il male. Si tratta spesso di uomini e donne che semplicemente vedono nella caccia illegale l’unica possibile risorsa per sopravvivere. In Kenya, Mozambico e Zambia, nulla ha aiutato a fermare il bracconaggio come dare loro un’alternativa, ad esempio – paradossalmente – arruolarli come guardie forestali nei parchi: questo ha ridotto del 90% il numero degli animali uccisi (fonte: Earth.com). In fondo il turismo da safari fotografico è attualmente una delle poche ricchezze di quelle terre.

Per capire quanto poco manchi all’estinzione basta aprire la versione americana di Amazon, Ebay o Etsy: comprare un oggetto decorato con ossa di giraffa costa circa 200 dollari, visto che nessuna legge lo vieta, sebbene la popolazione delle giraffe sia diminuita del 40% negli ultimi 30 anni. La giraffa masai, la più nota, ha perso il 97% dei suoi esemplari nel giro di qualche anno, “il che è quasi un genocidio quando si parla di una specie e dei suoi geni”, ha spiegato il ricercatore Franck Courchamp su CNRSLeJournal. Per gli elefanti va un pelo meglio, hanno una popolazione minore ma il commercio di parti del loro corpo è proibito anche negli Usa, e la loro dipartita genetica è prevista in 50 anni.

Eppure ogni anno vengono venduti più peluche di giraffe di quanti bambini nascono in Francia (più di 700.000 nel 2016) e sicuramente ben più delle giraffe che vivono sul nostro pianeta. Negli Usa, 10 tra le specie considerate più famose o carismatiche corrispondono al 48% dei peluche venduti ogni anno su Amazon. Li vediamo molto, li vediamo ovunque, ma non sappiamo che stanno sparendo. Il ghepardo affronta un declino che arriva al 70% in Africa, mentre in Asia va molto peggio.

Si calcola che i rinoceronti saranno estinti in natura entro il 2025, tra sei anni. Poco migliore la situazione per i leoni, attualmente ne restano circa 20mila in natura, ed erano 200mila un secolo fa: l’estinzione sarà reale in meno di vent’anni. Secondo una recente indagine della Bbc stanno sulla stessa barca gli scimpanzé, i pinguini, i licaoni (un lupo un tempo diffuso nell’Africa sub-sahariana) e le tigri.

Come risolvere il problema? Probabilmente il problema non ha soluzione, sebbene l’uso dei big data e in generale l’approccio con tecnologie avanzate abbia dato alcuni frutti, il destino degli animali più famosi del mondo, quelli che popolano da sempre l’immaginario infantile e non solo, è segnato. Paradossalmente, pare essere proprio la loro fama a rovinarli. Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos Biology, e intitolato proprio “The paradoxical extinction of the most charismatic animals”, è proprio la loro costante presenza nei media, nel cinema, nei giochi e nella pubblicità a indurre la gente a dare per scontato che questi grandi animali stiano prosperando, o comunque se la cavino, allo stato selvatico. Ecco, niente di più sbagliato.

 

Immagini/Fotomontaggio di Armando Tondo

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

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Giornalista scientifica appassionata di ambiente