Gli animali del futuro? Topi e piccoli roditori

Lo sostiene uno studio che valuta la media delle dimensioni degli animali che non saranno estinti di qui a 100 anni. Ma resta una speranza dai Paesi europei

Topi e gerbillini saranno gli animali protagonisti del nostro futuro. Niente di eccitante, ma è questo ciò che prospetta la ricerca con uno studio che ha stimato come reagiranno le varie specie animali al restringimento degli habitat, dovuto all’intensificarsi dell’urbanizzazione, ma soprattutto alla crescita dell’industria agricola e degli allevamenti.

I piccoli animali sono quelli più capaci ad adattarsi ai cambiamenti, i più resilienti all’innalzamento delle temperature e alla scomparsa o alla strutturale modifica degli ecosistemi. Si calcola che mediamente la popolazione animale sarà più piccola del 25%, perché perderemo le specie più grandi, e meno adattabili, come i rinoceronti o le aquile. Tutti i roditori prevarranno, anche a seguito della perdita dei loro grandi predatori, mentre tra gli uccelli prevarranno gli uccellini di minori dimensioni. Lo studio è stato condotto dall’Università del Southampton e pubblicato sulla rivista Nature Communications. La previsione si riferisce ai prossimi 100 anni, se le condizioni attuali rimarranno immutate.

«Gli ecosistemi subiranno una sorta di collasso, a meno che non si intervenga radicalmente contro deforestazione, urbanizzazione e allevamenti intensivi», ha spiegato il relatore, Rob Cooke. «La sostanziale scomparsa delle specie più grandi porterebbe poi ulteriori conseguenze, perché, come noto, ogni specie contribuisce a sostenere l’ecosistema globale, e dunque il venir meno di diversi tasselli potrebbe con ogni probabilità accelerare altri cambiamenti».

Ma non tutto è perso. Mentre i Paesi emergenti mostrano spesso scarsa sensibilità verso l’ambiente e la biodiversità (Perché è importante la biodiversità? Leggi la spiegazione semplice dell’Onu) «in realtà in Europa e in Italia molti grandi mammiferi sono in ripresa, basti pensare al lupo, allo sciacallo, ai cinghiali e ai cervi», spiega Spartaco Gippoliti, esperto di conservazione della biodiversità e membro del Conservation Committee dell’International Primatological Society (IPS).

«È vero inoltre che alcune specie di piccole dimensioni, come l’arvicola acquatica, sono sicuramente in declino in Italia, anche se troppi pochi studi si occupano di monitorare la variazione di questi animali, ed è dunque difficile avere un quadro chiaro delle specie in via di recupero e di quelle a rischio, almeno a livello nazionale», conclude Gippoliti.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente