Gli antichi cristiani si godevano l’hashish in preghiera

Trovate tracce di cannabis nel tempio di Tar Arad

A cercare hashish o marijuana su google news in questo periodo è una cascata di notizie di arresti e segnalazioni di piccoli e medi spacciatori di hashish e marijuana, che dal lockdown in poi non sono mai stati così richiesti e insomma hanno segnato la voglia generale di relax. Eppure a loro favore arriva una curiosa scoperta archeologica, dal Medio Oriente. Nel santuario di Tar Arad, secondo uno studio appena pubblicato, si bruciava hashish negli altari presenti nell’allora Regno di Giuda, nell’attuale Mar Morto.

La scoperta del tempio risale agli anni Sessanta, ad opera dell’Istituto di Archeologia dell’università ebraica di Gerusalemme, la culla della cristianità e delle principali religione da essa derivate, tra cui il cattolicesimo e l’ebraismo. Dagli scavi emersero sei fasi ben conservate di due fortezze quadrangolari sovrapposte, datate tra il IX e i primi del VI secolo a.C., e che servivano a difendere il confine meridionale del regno giudaico. Il santuario era dotato di un cortile recintato e una stanza principale con all’interno una cella più piccola. Era il luogo più sacro, detto Debir, e lì si trovavano due altari, al centro dei quali, in una depressione, venivano bruciati incensi ed altre resine. Quali resine fossero è la domanda che si sono posti i ricercatori Eran Arie, Baruch Rosen e Dvory Namdar.

L’idea di analizzare le ceneri

Nel 1965, per l’inaugurazione dell’Israel Museum, il tempio fu spostato a Gerusalemme. Durante i lavori di ammodernamento del 2007 però il tempio è stato spostato e sono stati prelevati circa 5 milligrammi di materiale di combustione trovato sugli altari per analizzarli con strumenti all’avanguardia.

Da cosa nasce cosa

L’idea è stata vincente. I ricercatori anno infatti trovato tracce di THC (tetraidrocannabinolo, il principio attivo responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis), CBD (cannabidiolo) e CBN (cannabinolo) e altri terpeni delle foglie di cannabis sia sativa che indica. Tra le sostanze rinvenute c’era anche grasso animale e incensi, a dimostrare che l’hashish sia stato utilizzato a scopo rituale.

Non è la prima volta

Che l’hashish sia parte della nostra cultura da tempi remoti si sapeva già. Molti studi simili avevano mostrato anche in altre culture utilizzi liturgici dei derivati della cannabis, a scopo allucinatorio. Ad esempio, nelle tombe a Yanghai, nel deserto del Gobi in Cina (700 a.C.) e nelle montagne del Pamir, nel cimitero di Jirzankal (500 a.C).

Tra l’altro, secondo i ricercatori, le tracce di incenso e hashish confermano il florido commercio dalla Somalia e Yemen, da cui provenivano le sostanze utilizzate. “L’uso della cannabis sull’altare di Arad aveva un deliberato ruolo psicoattivo”, hanno poi precisato i ricercatori. “Gli odori di cannabis non sono attraenti e non giustificano il commercio delle infiorescenze da Paesi lontani. L’uso frequente di materiali allucinogeni per scopi di culto nel Vicino Oriente antico è inoltre ben noto e risale al periodo preistorico“. Addirittura.

Bruciare resina ricavata dalle inflorescenze femminili della cannabis sarebbe stata un’usanza utilizzata anche direttamente dai sacerdoti del tempio di Gerusalemme. “Il santuario di Arad è stato costruito secondo la planimetria del Tempio di Gerusalemme: perché le pratiche religiose non dovrebbero essere le stesse?”, ha aggiunto uno degli autori dello studio. Secondo loro, tra l’altro, l’uso era talmente diffuso che è solo un caso che non ne parli direttamente nella Bibbia, dove invece compare spesso nominato l’incenso. Secondo gli studiosi, con ogni probabilità la parola incenso era usata come sinonimo oppure la pratica era stata esclusa poco prima della versione definitiva del testo sacro.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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