Gli insetti, cibo del futuro. Potrebbero risolvere il problema della fame nel mondo?

Dal 1 gennaio 2018 si applica il regolamento UE sui cosiddetti “novel food” che potrebbe consentire anche agli insetti di conquistare un ruolo di spicco sulle nostre tavole

Difficile parlare di boom, è piuttosto una possibilità che va ad aprirsi per consumatori e aziende di sperimentare nuovi gusti e nuovi cibi. Cibi che hanno anche un altro ruolo da non sottovalutare, essendo stati riconosciuti persino dalle Nazioni Unite come preziosi per un futuro più sostenibile e possibile soluzione realistica per combattere il problema cronico della fame del mondo.

Andiamo con ordine. Cosa accade in Europa, dunque? Esisteva già il regolamento n. 258, che imponeva il principio secondo cui un prodotto non potesse essere immesso sul mercato se non utilizzato “in misura significativa per il consumo umano nella Comunità prima del 15 maggio 1997”. Ebbene, il nuovo regolamento partirà da questa base e dall’elenco di alimenti a norma già costruito nel tempo; nuove autorizzazioni lo integreranno.

Insetti sulla tavole degli italiani?

Per noi occidentali nutrirci di insetti è soprattutto una moda o una sfida, tant’è vero che il 54% degli italiani li considera estranei alla cultura alimentare nazionale. Sono i risultati di un’indagine Coldiretti, secondo cui gli indifferenti sono il 24%, i favorevoli il 16%, mentre il 6% non fornisce una risposta. Un’altra ricerca, quella dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo) evidenzia un piccolo grande tabù: sono gli insetti consumati interi a destare maggiore repulsione, il campione che ha partecipato alla degustazione si è invece mostrato più propenso ad assaggiare prodotti che contengono insetti nel preparato. Farina di grilli o pasta fabbricata con farina di larve, per intenderci.

I più gettonati

Pare che tra gli insetti commestibili il più gettonato sia il baco da seta all’americana, ma la stessa Coldiretti cita i millepiedi cinesi al forno, le tarantole arrostite senza conservanti né coloranti provenienti dal Laos, i vermi giganti della farina dalla Thailandia; pare che questi ultimi, se arrostiti, non sarebbero molto diversi dalle patatine, con un vago aroma di pollo. E poi le farfalle delle palme dalla Guyana francese, le cimici d’acqua dalla Thailandia ricche di fibre, proteine e vitamine, ma anche i cosiddetti “aperinsetti”, da abbinare ad un cocktail, come alternativa alla frutta secca.

Le varianti per chi vuole provare cibi nuovi, esotici, lontani dalle nostre pietanze mediterranee, sono già molte.

Entomofagia: non è una novità di oggi

Il consumo di insetti, per quanto oggi sia anche materia di costume, ha origini lontane e potrebbe appunto aiutare a risolvere uno dei problemi più grandi per l’umanità: la fame nel modo.

L’entomofagia per molte culture non è nulla di strano né un tabù, come invece è al momento per la maggior parte degli occidentali in genere. D’altra parte l’essere umano nella preistoria, prima di imparare a cacciare e a coltivare, si nutriva anche di insetti: inserirli nella propria dieta non è in sé un’anomalia.

Al mondo sono già quasi 2mila le specie di insetti considerate commestibili e a consumarle sono almeno 2 miliardi di persone, dice la Fao. E alcuni insetti sono ricchissimi di sostanze nutritive, quindi non necessitano di essere abbinati ad altri ingredienti principali.

Senza saperlo, anche chi dichiarerebbe di non averne mai ingerito uno, mangia insetti da tempo. Negli Usa non si può superare il limite di 75 frammenti di insetto ogni 50 grammi di farina o di 30 larve ogni 100 grammi di salsa di pomodoro o di 1 chicco di caffè con frammenti di coleottero ogni 10. In Europa non c’è questa chiarezza di limiti. E poi pensiamo a coloranti come al rosso ricavato dalla cocciniglia, del tutto naturale proprio perché ricavato da un parassita. In quanti lo sanno?

Insetti come risorsa alimentare

I dati su cui fa leva la Fao si legano ad un’altra considerazione: i 9 miliardi di abitanti presenti sulla Terra nel 2050 dovranno trovare un modo per contrastare la scarsità di risorse alimentari. Se è vero che una parte di mondo è oggi abituata a una sovrabbondanza di risorse e purtroppo vive nello spreco, un’altra parte muore letteralmente di fame.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura punta proprio sugli insetti come parte della soluzione perché contengono una grande quantità di proteine, vitamine e amminoacidi.

Inoltre, nutrire gli insetti costa relativamente poco, gli insetti possono nutrirsi di rifiuti organici (aiutando peraltro nello smaltimento). Allevare insetti consente poi un risparmio notevole di CO2. La produzione di 1 kg di cavallette senza ali e zampe genera emissioni 10 volte inferiori rispetto alla produzione di un kg di carne bovina; per sfamarle occorrono 2 kg di mangime contro gli 8 utili a produrre la stessa quantità di carne. Ma, soprattutto, le cavallette contengono il doppio delle proteine.

Ecco perché gli allevamenti di insetti potrebbero essere vere e proprie fabbriche di proteine. Inoltre, sono intensivi e occupano pochissimo spazio rispetto alle care vecchie stalle. Non servono pesticidi, né antibiotici, né conservanti.

Potranno gli insetti sfamare 9 mld di abitanti? No, non sono la soluzione definitiva, ma con altri aggiustamenti potrebbero certamente costituire un valido contributo. Basti pensare a quanto cibo viene destinato agli allevamenti e invece potrebbe essere cibo vegetale destinato alla nutrizione degli esseri umani. Ecco allora il mix vincente: risparmio di risorse, razionalizzazione del loro utilizzo e una più equa distribuzione, da un lato, riduzione degli sprechi di cibo dall’altro, uniti a nuovi regimi alimentari che prevedono anche la diffusione di cibi “nuovi” come gli insetti sulle tavole, fonte sostenibile di sostanze nutritive.

In Italia dovremo attendere ancora 

In Italia intanto a raffreddare gli animi è intervenuto il ministero della Salute con una nota ad hoc in cui si chiarisce che “al momento nessuna specie di insetto (o suo derivato) è autorizzata per tale impiego (novel food, ndr)” e che “in Italia non è stata ammessa alcuna commercializzazione di insetti e pertanto la commercializzazione come alimento di un insetto o di un suo derivato potrà essere consentita solo quando sarà rilasciata a livello UE una specifica autorizzazione in applicazione del regolamento (UE) 2015/2283”.

Foto di copertina di Angela Prati

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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