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Gli Shang: quando i re neri dominarono la Cina

Erano un popolo matriarcale e la loro storia ha molti punti di contatto con quella degli Ebrei

Circa 5.500 anni fa l’inizio delle guerre di colonizzazione condotte dai pastori guerrieri e la nascita delle società servili e schiaviste aprì un periodo molto turbolento. Le civiltà delle pianure irrigue vennero a più riprese sconvolte da ogni sorta di eventi violenti, e da processi di meticciato.

In particolare due popolazioni ebbero una storia molto particolare.

In Egitto si venne a creare una coalizione di diversi gruppi etnici che vivano sotto il dominio dei faraoni. La Bibbia narra la storia di Mosé che cappeggia la rivolta di questo gruppo al dominio del re e riesce a organizzare una fuga di massa verso la Palestina, alla ricerca di una terra nella quale vivere in libertà.

Marx e Freud erano convinti che gli ebrei fossero un popolo nato dalla fusione di tribù di origini diverse che si uniscono per fuggire dall’Egitto.

E che non fossero un popolo etnicamente omogeneo con tradizioni comuni lo dimostra il fatto che Mosé scendendo dalla montagna con le tavole della legge che Dio gli ha donato, trova un gran numero di ebrei che stanno adorando il toro simbolo di fertilità, va su tutte le furie e ordina ai suoi uomini più fedeli di massacrare tutti gli eretici: 3 mila persone vengono così uccise a colpi di spada.

Alcuni storici ipotizzano che tra i primi ebrei che fuggono dall’Egitto ci fossero anche alcuni gruppi di neri che a quei tempi vivevano in gran numero sotto il tallone dei faraoni come ci mostrano molti dipinti che ritraggono gruppi di operai tra i quali vediamo persone di pelle nera. Questa ipotesi è supportata anche dall’analisi del dna di alcuni gruppi di ebrei neri come i Lemba del Sud Africa. Secondo alcuni questi ebrei neri sono semplicemente popolazioni che si sono convertite all’ebraismo ma l’analisi del dna mostra una parentela genetica con la casta sacerdotale risalente agli inizi della storia ebraica.

Ma esiste un altro indizio della presenza di una tribù nera tra gli ebrei che lasciarono l’Egitto guidati da Mosé: un’impronta culturale.

La cultura ebraica è infatti unica nell’evoluzione umana nel Mediterraneo.

Essa si distingue per un approccio alla realtà che potremmo definire per certi versi scientifico. Non esiste un’altra cultura mediterranea che abbia messo al centro del suo rapporto con la divinità lo studio della parola. Il dovere di ogni ebreo (maschio) è quello di studiare la Bibbia e comprenderne i significati reconditi.

Gli ebrei divennero ben presto abili commercianti perché avevano un vantaggio culturale sui popoli pagani. Chi adorava la divinità degli alberi e quella dei cereali era influenzato profondamente dal valore mistico di quel che esisteva. Nella valutazione del valore di una merce entrava in gioco il valore della divinità che a quella merce era collegata. Ogni cosa aveva una sorta di anima, quindi, che non andava offesa.

Scambiare letame con frutta poteva offendere lo spirito della frutta.

Faccio un esempio: Enrico della Banda Bardò mi ha raccontato che volendo pagare un corso che aveva seguito presso i discendenti dei Maya in Chiapas aveva arrotondato la cifra per offrire un contributo solidale alla lotta di quel popolo.

Il dirigente zapatista incaricato di incassare il pagamento si era però opposto al fatto di prendere più denaro, spiegando che avevano passato molto tempo a discutere per determinare l’esatto prezzo di quel che avevano offerto e per essere sicuri che ne venisse fuori un bel numero. I numeri infatti hanno un valore particolare, simbolico, benaugurale o malaugurale, scaramantico ben più importante del valore in termini di quantità di denaro. Se tutto ha un valore che prescinde dalla semplice utilità pratica commerciare diventa un’attività complessa. Ugualmente è difficile osservare la realtà e comprendere le leggi naturali se vediamo nei fenomeni l’azione volontaria e cosciente di forze soprannaturali.

Gli ebrei avevano una concezione della Divinità come entità che era onnipresente. Dio è la forza che genera tutti i fenomeni. Ed è l’unica forza in campo, non esiste nessun’altro elemento che determina i fenomeni. Il demonio è un disturbo che è previsto e interno al disegno divino. Il demonio non ha nessuna reale possibilità di misurarsi con la potenza di Dio.

Quindi tutto, essendo tutto Dio, è equivalente. Quindi non ho nessuna remora a scambiare letame con fiori. E anzi la comprensione del valore d’uso e del valore di mercato delle merci fa parte del mio processo di comprensione della realtà attraverso il quale approfondisco la mia conoscenza della parola di Dio. Ecco cosa intendo con un approccio quasi scientifico.

La propensione all’analisi, tramandata di padre in figlio, ha dato agli ebrei una ricchezza culturale che ha permesso loro di eccellere nelle scienze e nella filosofia. È impressionante notare che più del 20% dei premi Nobel sia di origine ebraica e che alcuni dei pensatori che hanno determinato la cultura occidentale moderna siano ebrei, ad esempio Marx, Freud, Eisenstein. È quello che Cavalli Sforza, che con le sue ricerche sul dna ha dimostrato che discendiamo tutti da un piccolo gruppo di donne nere, definisce dna culturale.

In una data incerta, tra il 1.700 e il 1.500 aC. la Cina è dominata dal popolo Shang che mantenne il potere per circa 600 anni. Questo popolo era nato anch’esso dalla fusione di tribù con una diversa provenienza. Sappiamo anche che tra di essi c’erano dei neri perché ci vengono indicati come neri alcuni re Shang. Questo popolo portò in Cina la coltivazione del riso e la costruzione di canali per irrigarlo. Un sistema complesso che richiedeva una notevole conoscenza delle leggi dell’idraulica. Nella cultura Shang sono presenti alcuni caratteri essenziali della cultura San africana. I 6 rametti che danno origine alla creazione divennero ideogrammi composti da 6 segni di due tipi. Questo concetto venne poi sviluppato descrivendo ogni fenomeno con due esagrammi accostati, indicati da sassolini bianchi e neri disposti su una tavola con 12 buchi divisi in due file da 6. Questo modello, costruito su base aritmetica e geometrica, in modo analogo a quanto sappiamo del sistema pitagorico, è alla base della medicina e della scienza tradizionale cinese, dell’agopuntura come della chimica, avanzatissime in Cina fin dall’antichità. Ma questo modello e questo sistema di scrittura simbolica non l’hanno inventato gli Shang: era già noto in Africa e oggi lo ritroviamo in un gioco molto diffuso: la Mancala.

Il nucleo della filosofia cinese

Nella cultura Shang era presente inoltre l’idea di una divinità unica e onnipresente comune ad alcune popolazioni nere e agli ebrei. Questo diede loro una predisposizione al commercio che era fonte principale della loro economia.

Ma essi non veneravano un Dio impersonificato come gli ebrei, ma piuttosto una divinità che è l’energia che genera e modella il mondo. Non credendo a un Dio a nostra immagine e somiglianza diedero vita a un regno molto tollerante sul piano religioso, inglobando nel loro modello sia le ritualità della loro tradizione che le divinità e i riti dei popoli vinti. Il periodo Shang è unanimemente riconosciuto come l’epoca che ha visto lunghi periodi di pace ai confini e all’interno del regno, proprio perché la loro cultura fortemente matriarcale era basata sull’inclusione, la trattativa e la cooperazione. Nella loro cultura erano presenti i principi base di quella che diventerà l’arte della guerra taoista: il grande generale è colui che riesce a evitare le battaglie.

Quando gli Shang vennero sconfitti dagli Zhou, nel 1.100 aC. essi reagirono mostrando grande flessibilità di pensiero. I loro capi si presentarono agli invasori dicendo: “Avete vinto, siete voi i più forti. Ma queste terre danno messi abbondanti e ricchezza perché noi gestiamo il sistema dei canali, se non ci lasciate continuare a fare il nostro lavoro questo regno diventerà povero”. Gli Zhou, dimostrarono anch’essi grande flessibilità trasformando gli Shang in una casta di tecnici.

Ecco che per la prima volta nella storia del mondo vediamo l’esistenza di un gruppo sociale che deve la propria posizione privilegiata alla capacità di ottenere risultati dalle proprie conoscenze. Gli Shang sono quindi votati allo studio e alla ricerca di nuovi sistemi per aumentare la ricchezza della dinastia dominanti. Questo portò a uno sviluppo tecnologico e filosofico enorme.  

Grazie al fatto che nella cultura Shang era presente un concetto di divinità immateriale, una volta sconfitti essi svilupparono un’idea originale del mondo: l’universo è governato da leggi naturali che si possono scorgere nella natura geometrica e aritmetica di ogni parte del mondo. Essi erano liberi da qualsiasi fedeltà al loro Dio in quanto esso era un fenomeno non un’entità personalizzata. Essi indicavano la divinità come il nulla che genera ogni cosa ed è l’anima di ogni cosa. Cosa è importante nella coppa? Il vuoto che permette di riempirla d’acqua; cosa è importante nella porta? Il vuoto che permette di oltrepassarla. Questa visione della divinità come forma soggiacente il tutto permise agli Shang di convertirsi senza problemi a qualunque forma di venerazione degli Dei. Quindi non solo si convertirono alle religioni dei popoli che via via conquistarono la Cina ma diventarono spesso ottimi interpreti delle ritualità. Sapevano inscenare riti spettacolari ed emozionanti e quindi erano stimati come sacerdoti.

Il loro approccio alla realtà lo troviamo oggi nel taoismo.

Degli Shang come gruppo etnico invece non ci sono tracce. Uno degli ultimi Shang che riusciamo a identificare è secondo alcuni Confucio, che visse intorno al 500 aC.

Infatti gli Shang compresero ben presto che continuare ad essere un gruppo etnico identificabile, che occupava una posizione socialmente privilegiata, li esponeva al rischio di persecuzioni razziali e quindi decisero di rinunciare alla propria identità etnica grazie a matrimoni misti e alla rinuncia della rivendicazione della propria appartenenza razziale.

Ma l’impronta che essi diedero alla cultura cinese fu anche per questo di enorme portata.

La casta dei sapienti portò avanti il modus operandi Shang. Nel 1.200 aC. essi avevano cominciato la realizzazione di uno dei progetti più grandiosi e complessi della storia umana: la costruzione di un canale navigabile che unisse il Fiume Giallo alla Yan Tze Kiang. La forza di questo progetto stava nel fatto che ogni chilometro di canale permetteva di irrigare nuove superfici che diventavano da subito produttive e di velocizzare i trasporti delle merci e quindi ripagavano in pochi anni l’investimento. Quest’opera andò così avanti per 2.400 anni e fu portata a termine degli imperatori mongoli.

Le cronache di corte ci raccontano che il principe mongolo che aveva autorità sul bacino del Fiume Giallo, subito dopo il suo insediamento, convocò i funzionari imperiali e ordinò che venissero deportati tutti i contadini che vivevano lungo il fiume perché gli serviva spazio per far pascolare i suoi armenti. La cronaca registrò la risposta di un funzionario che gli disse che certamente avrebbero predisposto subito lo sgombero dell’immensa pianura abitata da centinaia di migliaia di contadini, però chiedeva al luminosissimo principe di considerare che un terreno coltivato a riso rende molto di più di un terreno adibito a pascolo. Il funzionario mostrò poi alcune tabelle che rendevano semplice comprendere la differenza di produttività e l’ammontare del denaro incassato con le tasse sui raccolti, molto superiore a quanto avrebbe guadagnato il principe dall’allevamento. Quando il principe capì quanto fosse vantaggiosa l’agricoltura irrigua fu talmente entusiasta che rinunciò alla deportazione dei contadini e anzi stabilì la riduzione delle tasse sui raccolti perché per i mongoli era immorale ottenere guadagni tanto enormi senza nessuna fatica.

E ovviamente affermò la sua stima per i funzionari che avevano saputo fino ad allora gestire una macchina economica e fiscale tanto complessa e redditizia.

E anche sotto i mongoli la casta dei tecnici nipoti dei nipoti degli Shang continuò a prosperare.

E questo era perfettamente in linea con la filosofia taoista: il grande re comanda senza comandare perché sa comunicare ai suoi sudditi il desiderio di seguire la giusta via. Il suddito valente ubbidisce ai desideri del re prima che questi li esprima in forma di ordini, perché il suddito valente si preoccupa di procurare ogni vantaggio al re.

E fa impressione accorgersi che i funzionari di corte ammansirono i conquistatori mongoli con motivazioni analoghe a quelle utilizzate dagli Shang con gli invasori Zhou 2.300 anni prima, quando li avevano convinti a lasciare a loro la gestione del sistema dei canali. Un approccio concreto e creativo ai problemi era la costante della filosofia taoista, la capacità di osservare la realtà e di capire dove potevano trarre vantaggio era l’aspetto originale della loro cultura. Così come gli ebrei, grazie alla loro divinità unica e onnipresente, ebbero un vantaggio culturale enorme nello sviluppo dei commerci e nelle scienze, così gli Shang grazie alla loro idea di divinità “diffusa” furono in grado di eccellere nelle scienze e nel culto.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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