Stati Unti - L'inquinamento delle navi da crocera è devastante per tutto il mondo

Gli Stati Uniti in crociera inquinano i porti di tutto il mondo

Un crocerista su due è made in Usa

314 le navi da crociera nel mondo. Fatturano miliardi ed inquinano i nostri porti. Pesanti gli impatti sulla salute

Alcuni anni fa, il governo di Madrid decise di lanciare una nuova campagna pubblicitaria per incentivare i turisti a visitare la Spagna. Stendendo loro un «tappeto blu», dallo slogan scelto dalle autorità iberiche. Seguito da un invito ancor più chiaro: «La visita della Spagna comincia dai suoi porti».

Da allora, in Spagna sono saliti a 28 gli scali abilitati per accogliere navi da crociera. A partire da quello di Barcellona, che soltanto nel 2017 ha accolto 2,7 milioni di turisti sbarcati dai mastodonti di Costa, MSC & co.. Si tratta del primo scalo europeo in termini di arrivi, seguito da Civitavecchia, Palma di Maiorca, Marsiglia e Venezia.

Un settore in continua crescita

La ragione della scelta di Madrid è legata certamente alla conformazione del territorio spagnolo. Ma non solo: quello delle crociere è un settore in gigantesca espansione. Che quasi non ha sentito la crisi. Una manna economica dunque, che però pone numerosi problemi sul piano ambientale.

Il valore del comparto delle navi da crociera è monitorato dalla Cruise Lines International Association (CLIA). Secondo la quale l’impatto economico diretto del settore è stato di 19,7 miliardi di euro nel 2017. Per il 2015 sono stati diffuse informazioni più dettagliate. Il valore, all’epoca, era stato di 16,9 miliardi di euro: comprendeva i 4,6 miliardi di euro provenienti dalla costruzione di nuove navi. Altri 6,9 miliardiarrivavano dall’organizzazione delle crociere (forniture, assicurazioni, promozione, vendite, carburante). Quindi 23,8 miliardi dalle spese di passeggeri e membri degli equipaggi a bordo e nei porti di scalo. E infine 1,55 miliardi dai salari e contributi pagati per i dipendenti naviganti e a terra delle compagnie. Questi ultimi sono circa 67mila in Europa: 5.500 impiegati nei servizi amministrativi e 61.500 a bordo delle navi. Ma salgono ad oltre 400mila considerano anche chi lavora indirettamente per il settore.

La CLIA indica poi in 41 miliardi di euro l’impatto comprensivo europeo dell’indotto (a livello globale è di oltre il triplo). Buona parte finisce nelle tasche di tre nazioni: Italia, Regno Unito e Germania. Si tratta, d’altra parte, di tre Paesi che toccano tutti i segmenti d’attività: dalle costruzioni navali alle forniture, dai servizi amministrativi all’accoglienza dei turisti. La cui provenienza è fortemente concentrata negli Stati Uniti.

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Redazione People For Planet

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