Gli strani casi dell’animo umano: “I ciclisti sulla statale”

Impossibile immaginare un accostamento più inappropriato. Eppure, il binomio strada statale-ciclista è un grande must: un’entità pressoché inscindibile.

Forse, solo il condimento “cozze e pecorino” regge sul piano dell’assurda convivenza tra personalità apparentemente inconciliabili. O l’inspiegabile, longevo matrimonio tra Giorgio Gaber e Signora. 

Ma: 
come il formaggio è lì per neutralizzare il mare e rendere la cozza meno cozza; 
come la Colli ha dichiarato che Morgan sia l’erede naturale del marito (rendendo Gaber un po’ meno Gaber ma soprattutto un po’ meno marito); 
così lo sciame di ciclisti ci ricorda che la vita è dura per tutti, che la ragione non basta a comprendere la realtà e che non sempre si possono assecondare gli istinti più profondi.

Vietato, dunque, inveire contro il cuoco, sparare sul pianista e cedere alla tentazione di provare a vedere se – grazie a una sterzata decisa di una qualsivoglia autovettura – i ciclisti schizzino garruli in ogni direzione, come in un festoso strike a bowling.

Il “ciclista sulla statale” è un animale particolare. Dal mantello lucido e cangiante, si crede adoperi gli stridenti accostamenti di colore per attrarre l’attenzione di altre specie ma – contemporaneamente – provocare in esse una forte repulsione.
Non si ha notizia – infatti – di ulteriori esseri viventi dal manto fucsia e gialloevidenziatore. Se si eccettua una pianta carnivora del Borneo che si nutre solo di tapiri daltonici di Sumatra, alcuni alieni raffigurati in antiche iscrizioni rupestri nel cuore dell’africa sub-sahariana e i preadolescenti in un unico giorno delle medie, in cui mamma ha appena deciso che siano grandi abbastanza da scegliersi i vestiti da soli. (Grave errore).

Bipedi, dotati di zampe metalliche, rotonde e ampie, i “ciclisti sulla statale” si muovono prevalentemente in branco, prediligendo sentieri periferici ma battuti, già tracciati in precedenza dagli umani
Asessuati (sembra impossibile riconoscere in loro differenze di genere), si riproducono – con ogni probabilità – come alcuni ciliati o parameci. Nessuno, infatti, ha mai assistito ad alcuna forma di accoppiamento o ha notato movimenti differenti dal semplice recarsi su e giù ossessivamente per la stessa strada, dall’alba al tramonto.

Si immagina che abbiano il nido, o la tana, sulla statale stessa; perché mai sono stati avvistati in altri luoghi; nemmeno su sentieri limitrofi. 

Un’antica leggenda narra di come siano stati condannati – da un Deus ex machina di cui non avevano rispettato il volere – a indossare per sempre orrendi cappellini e a pedalare su due ruote sino allo sfinimento. O fino a che, vecchi e logori, non vengano – disonore dei disonori – doppiati dal loro stesso gruppo. 
In tal caso, al calar della notte, si dirigono solitari verso un non-luogo defilato; certo per unirsi al Grande Triciclo, divinità una e trina dalla quale s’è detto discendano.

Qualcuno potrebbe ritenerla una esistenza priva di significato: andare avanti e indietro percorrendo le stesse vie, in un tran tran fatto di inutili, abitudinarie ripetizioni. Giorno dopo giorno, anno dopo anno. 
O, almeno, questo è ciò che si domandano le piante carnivore del Borneo, gli alieni e i pre-adolescenti guardando noi umani e le nostre vite. 

I ciclisti, almeno – a quanto dicono loro – hanno il vento nei capelli.
(Ma sotto orrendi cappellini).

Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.

Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.