Gli strani casi dell’animo umano: “Quando una donna dice no, in realtà vuole dire…”

Ogni volta che l’arrotino grida “Donne!” nel mondo una femminista muore.

Mettiamola così: è un colorito residuo del passato. Di quando a casa, la mattina, restavano effettivamente solo donne e bambini; e si arrotavano davvero “forbici, forbici da seta e coltelli da prosiuttooo”. Vogliamo dare in mano ai bambini forbici, forbici da seta e coltelli da prosiutto? Arrotàti, per giunta? Appunto. E quindi: “Donne!”.

Ma oggi è tutto diverso. “Oggi le donne sanno quello che vogliono!” recita infatti un adagio di moda. Come se prima fossero degli inconsapevoli oggetti di arredo, estensione di elettrodomestici e poi – con un salto darwiniano inimmaginabile – avessero improvvisamente posato l’aspirapolvere e conquistato la posizione eretta, diventando esseri senzienti.

Ma l’evoluzione culturale, si sa, ha i suoi tempi: opera tra mille resistenze, facendo la gimcana tra una serie di “simpatici” luoghi comuni e vuote espressioni semantiche.
La più in voga, sia nella collezione Primavera-Estate che in quella Autunno-Inverno, oggi sembra essere: “Io non sono maschilista, anzi: per me il mondo è delle donne”. A cui si abbina, come uno spolverino leggero, da indossare o portare con due dita, in spalla, “ma non levateci il piacere di pagare il conto a cena”.

Ok. E’ il momento di parlar del conto a cena.
Diciamolo subito: in sé non c’è nulla di spiacevole. E’ una cura, ok.
Ma c’è un ma. Un ma figlio dei tempi, che si può essere liberi di bypassare, ma non si può non considerare.

Un tempo, gli uomini pagavano il conto a cena anche per le signore, perché quest’ultime erano quelle di cui sopra: destinatarie dei richiami di arrotini e ombrellai, tra le mura domestiche. Le donne non lavoravano.
Oggi le donne lavorano – se Dio e una sensata politica per l’occupazione vogliono – dunque la donna oggi sarebbe in grado di pagare il conto essa stessa. Se non fosse, certo, che per il medesimo lavoro, magari, una donna guadagna la metà di un uomo.

Insomma, perdonate l’espressione tagliata con l’accetta (affilata in una cucina a gas senza fumo, peraltro, donne): noi non vogliamo che ci si paghi la cena, vogliamo che ci si paghi il lavoro.
Poi, solo poi, si può parlare della cena.
Pago io, paghi tu, pari, patta e tutti a casa. Da me… da te. O anche da entrambi: io da me e tu da te.
Ma comunque senza troppi debiti di riconoscenza.

A tale proposito – già che ci troviamo – ci sarebbe da sfatare anche un ultimo mito: quello della donna che dice no, ma che invece alluderebbe a un sì.
Bambine, non provate a rifarlo a casa: no è no. Sì è sì.
Già gli uomini ci capiscono poco, di noi, già noi siamo complesse di nostro, se ci mettiamo anche a fare i giochetti è la fine.

Se io dico no, vorrei che il sottotesto inteso fosse “no”.
Non “dai, lanciati nel meraviglioso teatrino del corteggiamento”. Che non è meraviglioso per niente, se una davvero con no voleva intendere no.
Risposte tipo “ma io non mi arrendo”, quindi, non sono romantiche. Sono un grande rompimento di balle.
Arrendetevi! Anzi, meno: rispettate ciò che abbiamo detto. Nessuna resa. Nessuna ritirata disonorevole. Nessuna cena pagata inutilmente. Nessun “…e le ho anche pagato la cena!!!” condiviso con gli amici.

Da evitare anche questa conversazione tipo:
“Usciamo?”
“Preferirei di no, guarda, per me non è davvero il momento”
“Ma è solo una cena, magari un aperitivo”
“Davvero, no, ti ringrazio”
“Vabbeh, ma almeno un caffè? Mica te la tirerai così tanto?”
“Preferirei di no, veramente”
“Ma sei fidanzata?”
“Sì”
[Donne! – ora ci vuole – dite sì pure se non è vero, in quei casi]
“Ah, ok”… [Sottotesto: “Se sei di un altro”, ok]
“E’ per rispetto”, aggiungono, allora.

Se non vi scoccia, magari, oltre a “rispettarvi tra voi”, vorremmo essere rispettate anche noi. #PureSeViScoccia

Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.

Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.