Gli strani casi dell’animo umano: “Quelle che… per l’ennesima volta si iscrivono in palestra”

È il momento dei buoni propositi.
Oggi, poi, davvero ottimi: l’iscrizione in palestra.

È lunedì e, come da contratto, è il momento dei buoni propositi. 
Oggi, poi, davvero ottimi. Ho deciso di concedermi un gesto plateale: l’iscrizione in palestra.
Entro, lo faccio.

È tenera la ragazza al bancone. Vuole pormi domande attinenti, nella speranza di indicarmi il pacchetto più adatto alle mie esigenze. Mi sono iscritta, ok, sette mesi più uno in omaggio. Quello in omaggio significa che l’attività la fate voi e a beneficiarne è il mio corpo? Difficile. In ogni caso, che altro vuoi sapere?

«I tuoi obiettivi» – mi dice.
Cosa?
«Sì, i tuoi obiettivi!»
Beh, venire in palestra. È per questo che mi sono iscritta, no?
«Sì, ma venire in palestra perché?»
Ma infatti: perché?

Mi guarda. Non ho l’aria di una che debba dimagrire a tutti i costi. Ma ogni donna ha la sensazione di avere un difetto orribile su cui è impossibile passar sopra; quel dettaglio che vedi soltanto tu ma, nella tua paranoia, sicuramente, anche chiunque dovesse approcciarsi al tuo corpo non fissandoti propriamente negli occhi. 

Insiste: allora, «quali sono i tuoi obiettivi?»
La osservo in silenzio. L’ho già detto, no? Venire in palestra nel senso di venirci davvero, ragazza mia. Credi di essere la prima che illudo? Mi iscrivo pressoché ogni anno, ma questa volta…

Si arrende, rinuncia a cose tipo tonificare, camminare, nuotare, autostop e scrive su un pezzo di carta col mio nome: “venirci davvero”. Brava.
Ma, attenzione, non le basta. Sfodera un questionario, insiste: «Qual è il tuo rapporto con lo sport
“Ottimo. Guardo almeno 4 o 5 partite a settimana”.
E con questo considero chiuso l’argomento. 

Lo sa lei, lo so io, lo sapete anche voi. Non durerà. 

Ci chiamano “le coccinelle”. Perché di solito ci palesiamo in primavera, spinte dall’ansia per la prova costume. Io però sono una professionista: lo faccio prima, in vista del nuovo anno.

E per dimostrare al mondo che faccio sul serio, decido di “fare sala” una mezzora, eroica e determinata. Per non incorrere in gaffes eccessive, cerco di rubare con gli occhi da chi è già qui. Parto, inizio, cammino. Sembro potercela fare. In ogni caso non c’è partita con la mia vicina di tapis roulant, Vanda, 64 anni.

Sembra simpatica. Quando ho le cuffiette con la musica a palla nelle orecchie, muove le labbra come se mi stesse dicendo qualcosa. Vinco il testa a testa con lei di misura. Ed è stata fortunata: già immaginavo di doverle far cadere gli occhiali per guadagnare metri preziosi. Meglio così per tutti.
Nello spogliatoio incontro due signore di circa 80 anni che hanno l’aria di venire qui da tanto. E’ bello chiacchierare con qualcuno che ti capisce. Per esempio, abbiamo gli stessi dolori cervicali.

Magari, con un po’, di coraggio chiederò loro di svelarmi come facciano ad allenarsi con continuità. Perché orgogliose del loro lavoro, sembrano non avere affatto quel difetto fisico micro-macro-scopico su cui da giovani entriamo in paranoia: no, sembrano davvero perfette. Magnifiche e felici così.

Image by Pete Linforth from Pixabay

Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.

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Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.

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