Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che… tanto di qualcosa si deve morire”

Dura la vita per chi ha a cuore il pianeta, che troppo spesso viene bollato come radical chic.

Fatica inutile, quella di dedicarsi all’ambiente. Quasi fastidiosa, presuntuosa. Non sapete che l’Universo tende all’entropia? Chi siamo noi per opporci al meccanismo sacro e necessario del destino? Vogliamo forse ergerci al ruolo di Dio?

Non siamo riusciti ad evitare il crollo dell’Impero Romano, la caduta dei capelli, l’ultimo singolo di Sfera Ebbasta, né ad estirpare l’insana abitudine di far fare il discorso al testimone dello sposo solo dopo il sedicesimo brindisi. Come possiamo pensare di avere gli strumenti per invertire il corso degli eventi a livello globale?

Dura la vita per chi ha a cuore il pianeta. Il promotore di iniziative per la raccolta differenziata dei rifiuti – o per la semplice diminuzione della loro produzione – è subito bollato come radical chic
E, in effetti, che moda è, insomma! Modestamente, noi, alla nostra merda teniamo; e guai a chi ce la tocca. 

Cos’è questa spocchia discriminatoria nei confronti di ciò che l’uomo è in grado di produrre, espellere e disseminare per il globo
È la nostra firma. La manifestazione eclatante della nostra supremazia di specie. Dallo spazio – nel caso gli alieni vengano a farci visita – che sia subito visibile e chiaro: siamo un popolo di costruttori di muraglie, di ammorbatori di atmosfere e di ammassatori di scarti inorganici

Secondo creatore, l’umano lascia il segno, visivo e olfattivo: 
l’omo è omo e ha da puzza’.

Guarda quanta allegria, lungo gli argini dei fiumi, il verde del vetro mischiato all’azzurrino delle sporte di plastica. Guarda la carta che avvolge il sasso e si piega al metallo come a ricordare che, nella morra cinese degli escrementi, polvere siamo e polvere ritorneremo. Non è meraviglioso?

Ròmbino i motori e si uccida tra atroci tormenti il vitello grasso: abbiamo vinto noi. Siamo i padroni del mondo, così padroni da avere il diritto di spazzarlo via. E cosa vuole, poi, codesto vitello! Impari a guidare la macchina, a muggire in una lingua comprensibile e fondi un sindacato: allora, sì, che prenderemo in considerazione le sue necessità.

«Facciamo qualcosa per l’ambiente, facciamo qualcosa per l’ambiente», continuano a ripeterci. Certo. Ma cosa fa lui per noi? Ci dà l’ossigeno, ok. Ma che c’entra: lo produce di suo, mica per noi! Qualcuno ha mai visto un biglietto d’auguri, due parole, un saluto? Nulla. Ci ignora cordialmente da sempre. E allora basta con questo buonismo di maniera. Tanto è inutile: il giardino del vicino è sempre più verde, non esistono più le mezze stagioni, Greta è strana e pilotata dai poteri forti.

Facciamoci sentire, dunque. Ridicolizziamo chi, a modo proprio, prova a fare qualcosa. Chi sono i vegetariani, se non il braccio armato di vivaisti e agricoltori? Revisionisti storici che negano la pastorizia e l’allevamento? Chi sono i vegani, se non mezzi uomini, forzatamente erbivori, che divorano roba trovata per terra o sotto terra! Assassini, necrofili della natura stessa che dicono di voler difendere. 

Io non ho figli e non ne avrò. Ma ho trovato ugualmente il modo di lasciare il segno. Di essere ricordata come pochi altri. Di non passare in silenzio, su questa terra. 

Sarò la generazione che l’ha distrutta

Foto di Zach T B da Pixabay

Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.

Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.