Google Maps sta lavorando all’integrazione nelle mappe dei percorsi senza barriere architettoniche. Disegno di Armando Tondo, gennaio 2020

Google Maps: percorsi senza barriere per chi si sposta in sedia a rotelle

«Se in una città non vedete persone in sedie a rotelle, significa che non hanno la possibilità di uscire»

Sasha Blair-Goldensohn è il Software Engineer che sta lavorando al progetto di integrazione su Google Maps dei percorsi privi di barriere architettoniche.

Ha racchiuso le sue riflessioni in un post pubblicato sul blog ufficiale di Google in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone disabili, il 3 dicembre.

«Se visitate una città e non vedete nessuno che si sposta su una sedia a rotelle non significa che non esistono persone con disabilità ma che quella città non è stata costruita tenendo conto che queste persone ne fanno parte», dice Sasha Blair-Goldensohn.

A scrivere il post è una delle 65 milioni di persone che nel mondo usano una sedia a rotelle. Non ci sono mezzi termini nelle sue parole: «Ogni giorno vedo il modo in cui le infrastrutture cittadine impediscono alle persone come me di essere attive, membri visibili della società».

Il 29 luglio del 2009, mentre fa il suo giretto mattutino a Central Park, Sasha Blair-Goldensohn viene colpito in testa dal ramo di un albero e si ritrova con la parte inferiore del corpo paralizzata. Da quel momento in poi, si rende conto ogni giorno di quanto sia complicato spostarsi “a bordo” di una sedia a rotelle: a New York meno di una stazione della metro su quattro è provvista di un accesso idoneo e tantissimi luoghi in cui un essere umano ha necessità di recarsi per vivere a pieno ritmo la propria esistenza, dai ristoranti alle scuole, sono off limits. Sono barriere architettoniche di cui non ci si rende conto finché non si smette di camminare sulle proprie gambe, ma anche finché non si mette al mondo un bambino e si inizia a usare un passeggino. Accade a New York, accade in Italia, accade in tutto il mondo.

Nel 2011 Sasha Blair-Goldensohn torna al lavoro. Ha dovuto cambiare il suo percorso da casa all’ufficio: non può prendere la metro come una volta. Ma inizia a condividere la sua esperienza quotidiana con i colleghi e si rende conto che sono in tanti a voler contribuire a cambiare le cose. Il team di lavoro, che oggi fa parte del progetto dedicato all’accessibilità su Maps, inizia a ragionarci nel tempo libero. Negli anni a seguire tutto prende forma ufficialmente e Sasha Blair-Goldensohn lavora insieme alle Local Guides di Google – una community di oltre 120 milioni di persone in tutto il mondo – che ha fornito informazioni a Maps rispondendo a domande del tipo «Questo posto ha un ingresso accessibile in sedia a rotelle?». Domande apparentemente banali, ma preziose a realizzare un data base con oltre 50 milioni di luoghi su Google Maps che riportano questo tipo di variabile nella propria descrizione.

Intanto, alcune Local Guides si sono fatte portavoce informali della causa in tutto il mondo, incentivando l’invio di informazioni sull’accessibilità da parte di altri utenti delle loro comunità.

A beneficiare di questo lavoro saranno tutti, non soltanto le persone con disabilità permanente. Pensiamo a chi ha una mobilità ridotta temporanea, ai genitori con il passeggino appunto, ma anche semplicemente a una persona qualsiasi che porti con sé un trolley. Di un sistema più inclusivo trarranno tutti un vantaggio, prima o poi, così come oggi stiamo tutti perdendo qualcosa se in giro per le città non vediamo molte persone in sedia a rotelle, scoraggiate da tragitti con troppi ostacoli.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Anna Tita Gallo

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Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.