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Governo vs case farmaceutiche: riusciremo a risparmiare 2 miliardi?

Azzerare i farmaci “fotocopia” porterebbe un risparmio immane di soldi pubblici finora sprecati. Silvio Garattini ci crede da sempre, e questo governo sembra anch’esso crederci…ne abbiamo parlato con lui.

Cosa sono i farmaci fotocopia? In America chiamano lo stesso concetto “me-too” (termine poi divenuto famoso in un altro contesto): ovvero la creazione e la messa in vendita di farmaci identici a quelli esistenti, solo per entrare in un mercato redditizio senza fare sforzi di ricerca scientifica. In altre parole: il mercato c’è e anche io (casa farmaceutica) ci voglio guadagnare (me-too). Peccato che ogni farmaco abbia anche un costo pubblico, se il farmaco è di fascia A, e che alcuni farmaci fotocopia abbiano prezzi molto maggiori rispetto a un’efficacia identica agli altri: un costo inutile per il governo che “li passa” al cittadino, e un costo inutile per tutti noi. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano ne fa da anni una guerra personale.

Il progetto è di frenare questo assalto al banco farmaceutico e vietare i doppioni in fascia A, arrivando a un risparmio di 2 miliardi di euro: ovvero 40 volte di più rispetto al risparmio previsto dall’eliminazione delle pensioni d’oro, tanto per capirci, che si ferma a 50 milioni di euro. Una torta preziosissima per un Paese indebitato come il nostro, ma anche un frutto da difendere con le unghie e con i denti per le case farmaceutiche (e in alcuni casi anche per i farmacisti o i medici che già in passato hanno remato contro il cambiamento).

Dottor Garattini, quali sono le medicine gemelle in fascia A di cui parliamo? Che tipo di farmaci, in altre parole, più spesso soffrono di questo immane spreco?

“Potremmo prendere molti esempi per classi di farmaci. Ad esempio ci sono, a parità di efficacia, costi molto diversi tra farmaci del gruppo degli antidepressivi, o tra i sartani (farmaci antipertensivi), gli ACE inibitori (contro l’ipertensione), i bifosfonati (contro l’osteoporosi), gli anti-ipertensivi e i polmonari. I farmaci non sono beni di consumo, ma strumenti di salute. Bisogna razionalizzarne l’uso, per ridurre la spesa: il mercato ha troppi doppioni. Non possiamo avere in Italia 21 farmaci antidepressivi e non sapere se ce n’è uno che funziona meglio degli altri – spiega Garattini – Stesso discorso per gli antidolorifici o i gastroprotettori. E non è accettabile che il Ssn spenda 280 milioni l’anno solo per la vitamina D, che ormai è noto non cambia il numero di fratture negli anziani”.

“Le analisi ci dicono che appena il 6-8% dei farmaci varati in questi ultimi anni presenta qualche vantaggio. Sono medicinali approvati spesso attraverso studi clinici controllati, che avevano come termine di confronto il placebo, anziché il miglior farmaco disponibile. Farmaci che proliferano a ritmo esponenziale sono ad esempio gli antitumorali, che però non offrono alcun vantaggio terapeutico. Tra il 2002 e il 2014 sono stati approvati farmaci antitumorali per 71 indicazioni, rivolte a vari tumori ma, come rileva uno studio, il vantaggio di sopravvivenza è di 2,1 mesi, e quasi sempre con una cattiva qualità di vita (a causa degli effetti tossici di questi stessi prodotti). Purtroppo tali approvazioni rendono ricchi i produttori e sempre più povero il Servizio sanitario, perché i prezzi sono stratosferici e largamente sproporzionati rispetto ai vantaggi promessi. Un altro esempio: i farmaci contro l’epatite C, che neppure il Ssn italiano può acquistare per tutti i malati. Insomma, va rivisto il Prontuario Terapeutico Nazionale, che non è stato sottoposto ad analisi sistematiche da oltre 20 anni e che registra attualmente disparità di prezzi fra prodotti che non sono differenti fra loro. Ed è necessario anche che chi approva i farmaci chieda di più all’industria farmaceutica. Che fa bene alla società solo se orientata a produrre strumenti di salute anziché beni di consumo”.

Come potremmo avere una classifica indipendente dei farmaci più efficaci? “Attraverso la ricerca! E comunque se ne potrebbero scegliere solo alcuni sulla base delle evidenze disponibili”.

Il progetto sembra molto ambizioso, e davvero utile. Ma la strategia da mettere in atto non è ancora nota… lei magari sa qualche novità? “Si attende che AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco, prenda in considerazione le proposte del nostro documento”.

Onestamente… crede che si realizzerà? Riusciremo a superare l’unione di lobby così potenti (farmacisti, industrie, medici hano già fatto quadrato contro questo cambiamento…) “Noi dobbiamo fare tutto il possibile. È chiaro che vi sono molte lobby, ma lo Stato dovrebbe avere come obiettivo quello di proteggere il SSN dal mercato della medicina”.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

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Giornalista scientifica appassionata di ambiente