Grandine e alluvioni non sono più anomalie straordinarie

Sono i cambiamenti climatici: possiamo ancora ignorarli?

Meteo impazzito, caldo record, nubifragi improvvisi: la cronaca racconta di eventi inspiegabili, quasi soprannaturali, ma di eccezionale in realtà non c’è assolutamente nulla. Sono gli effetti tangibili dei cambiamenti climatici.

La grandine che sorprende Roma, la tromba d’aria che spazza Milano, i nubifragi nel Sud Italia con le persone che si rifugiano sui tetti, tutto questo dopo giornate dal sapore quasi estivo a metà ottobre: no, non c’è proprio nulla di strano. Rispetto alle conseguenze dei “cambiamenti climatici” gli scienziati lanciano allarmi da decenni. Stupidamente si continua a riportarne il lato sensazionalistico, a parlare di eventi inaspettati quando di inaspettato non c’è nulla, a commentare che “non ci sono più le mezze stagioni”. Una spiegazione esiste eccome: abbiamo trascurato la Terra per anni, la temperatura globale si è alzata al punto che ora possiamo soltanto sperare di limitare i danni e, in molti casi, possiamo ormai soltanto contarli.

Sono “cambiamenti climatici”, perché non li chiamiamo con il loro nome?

Ieri a Roma le auto sembravano affogare in un fiume su cui galleggiavano pezzetti di iceberg; a Milano una giornata di sole ha lasciato spazio improvvisamente a raffiche di vento fortissime capaci di abbattere alberi enormi nel giro di pochi minuti; sempre il vento a Lodi ha fatto cedere alcune parti della Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri. Soltanto qualche settimana fa la piena di un torrente ha ucciso in Calabria una giovane mamma con i suoi due bambini di 2 e 7 anni. Negli ultimi giorni tutto il Sud Italia ha lottato contro il maltempo, con strade bloccate dagli alberi e dal fango e famiglie evacuate. E se torniamo indietro nel tempo possiamo contare decine di eventi simili, con i loro danni e le loro vittime. Eventi raccontati come surreali, improvvisi, inaspettati. Poi si gira pagina e si passa a narrare l’evento successivo, “sperando” sia ancora più stupefacente e meriti la luce dei riflettori.

La colpa è dei cambiamenti climatici. Esistono una definizione precisa e una spiegazione molto seria per queste calamità che colpiscono l’Italia e il mondo, eppure per renderli comprensibili si cerca di far leva su conseguenze che sembrano tratte da film apocalittici hollywoodiani: i cambiamenti climatici ci toglieranno la birra, i cambiamenti climatici hanno provocato invasioni di cimici e così via. Sono notizie vere, ma andiamo a fondo, associamo sempre ai cambiamenti climatici anche le estati lunghissime, i temporali improvvisi, il caldo torrido e le emergenze siccità, le grandinate sorprendenti e i danni che da questi “scherzi della natura” derivano e sempre più deriveranno. E perché non parlare di cambiamenti climatici anche quando non siamo in presenza di disastro o fatti eccezionali? Forse questo tipo di informazione è noiosa, attira meno click, ma è drammaticamente necessario reiterare il messaggio in questa epoca storica.

Siamo noiosi, dunque. I cambiamenti climatici e l’innalzamento della temperatura globale – dovuto principalmente alle emissioni nocive generate dalle attività umane degli ultimi decenni – sono la causa di eventi anomali, come ondate di calore improvviso, inondazioni. Questi eventi saranno sempre più frequenti e di intensità sempre maggiore. Lo sappiamo da decenni.
I cambiamenti climatici sono anche – e saranno sempre di più – la causa di migrazioni di massa. Neanche a dirlo, colpiranno in maniera devastante i Paesi più poveri a causa dello scempio che i Paesi ricchi hanno fatto del Pianeta.
I cambiamenti climatici faranno scomparire lentamente dalla nostra dieta una serie di cibi. I cambiamenti climatici e l’innalzamento del livello dei mari faranno letteralmente annegare zone costiere tra le più popolate del mondo. Insomma, il mondo così come lo vediamo oggi non esisterà più, il 13% degli ecosistemi andrà perduto e conteremo milioni di sfollati. C’è rimedio? Certo, ma siamo già in ritardo. E a dirlo non è una lobby di giornalisti con la mania di raccontare soltanto il peggio del mondo, ma gli scienziati più autorevoli del mondo.

Nel 2015 l’accordo di Parigi sanciva l’obiettivo di limitare entro il 2100 l’innalzamento della temperatura media globale al massimo a 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, con un obiettivo più speranzoso di limitarlo a 1,5 gradi.
In campagna elettorale e negli anni prima di diventare presidente degli Usa, Donald Trump etichettava i cambiamenti climatici come una “bufala creata dai cinesi” e non aveva il minimo timore nello scagliarsi sui social contro gli scienziati e “quella costosissima cagata del riscaldamento globale”. Oggi lentamente ci sta ripensando ma resta quel passo indietro sull’accordo di Parigi che ha portato uno dei più grandi inquinatori del mondo alla non-collaborazione in una lotta cruciale per le future generazioni.
E noi europei comunque non stiamo facendo di meglio, come dimostrano gli studi recenti. Anzi, le temperature stanno aumentando invece che diminuire! Ci si riempie la bocca parlando di transizione energetica, di abbandono delle fonti fossili, ma poi si varano manovre poco incisive. Si salva la Cina, che investe in maniera massiccia su rinnovabili e produzione di auto elettriche, ma il mondo comunque va alla deriva.

E noi cosa facciamo? Ci dimentichiamo di quanto un’informazione corretta possa fare la differenza nell’alimentare una rivoluzione che parta dal basso. Si chiamano “cambiamenti climatici”. E’ vero che non ci sono più le mezze stagioni, ma il colpevole non è ignoto.

 

 

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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