Groenlandia: chi nega il "climate change" dovrebbe vedere queste foto

Groenlandia: chi nega il “climate change” dovrebbe vedere queste foto

Una Carbon Tax globale ci salverà?

È vero che la stagione dello scioglimento dello strato di ghiaccio va da giugno ad agosto, in particolare a luglio. Ma quest’anno, per via di temperature superiori anche di 40 gradi rispetto alla norma, al 13 giugno il 40% della Groenlandia aveva già perso ingenti quantità di ghiaccio. Uno photo choc di una spedizione di cani con slitte che corrono a tutta velocità sull’acqua invece del ghiaccio: per chi avesse dubbi sulle conseguenze del riscaldamento globale, lo scatto che sta facendo il giro del mondo è la prova tangibile dello scioglimento accelerato dello strato di neve in atto nel nord-est della Groenlandia.

Groenlandia - Sciogliemento Ghiacci Rasmus Tonboe
Fonte: canale Twitter Rasmus Tonboe

La fotografia è stata scattata il 13 giugno da gruppi di ricercatori impegnati in una missione di recupero di attrezzature mentre con i cani da slitta hanno attraversato fiordi parzialmente fusi. Un’immagine davvero insolita che ritrae due traini di husky con le zampe immerse nell’acqua blu cristallina, in quello che appare un immenso lago sovrastato da un cielo terso e circondato da monti marrone scuro con sopra sole poche tracce bianche di neve. Continua a leggere  [Fonte: Perché la foto delle slitte sull’acqua in Groenlandia è un segnale allarmanteAGI.IT di Veronique Viriglio]

Clima & Ambiente sulla stampa nazionale:

  • SHIV SOMESHWAR: “IL CLIMA PEGGIORA, SERVE UNA CARBON TAX GLOBALE”. In Lapponia le temperature hanno superato i 30°C, le concentrazioni di gas serra, continuano ad aumentare nonostante l’Accordo di Parigi. Intervista «Sono preoccupato», spiega Shiv Someshwar, direttore delle politiche climatiche per il Center for Sustainable Development della Columbia University

La crisi climatica peggiora. In questi giorni in Lapponia le temperature hanno superato i 30°C. La concentrazione di CO2 ha varcato la soglie delle 415 parti per milione, segno che le concentrazioni di gas serra continuano ad aumentare nonostante l’Accordo di Parigi. «Sono preoccupato», spiega Shiv Someshwar, direttore delle politiche climatiche per il Center for Sustainable Development della Columbia University e advisor del Sustainable Development Solutions Network (SDSN) delle Nazioni Unite. Someshwar è stato protagonista della riunione del Comitato Scientifico di Fondazione Merloni del 13 e 14 giugno a Fabriano nell’ambito della XIII Conferenza Annuale delle Città Creative UNESCO. Ed ha rilasciato un’intervista in esclusiva a La Stampa per fare il punto sui progressi nella lotta per fermare il cambiamento climatico.

La crisi climatica sta peggiorando? “Negli anni passati abbiamo avuto una riduzione delle emissioni di gas serra. Con il ritorno della crescita economica sono tornate a salire. Questo è estremamente preoccupante a quattro anni dall’Accordo sul Clima di Parigi, che ci chiede di stabilizzare la temperature a 2°C, con l’obiettivo di aumentare l’ambizione a 1,5°. La gente forse non capisce che noi attualmente siamo a +1,06°C, e abbiamo meno di un grado di aumento a disposizione. Quindi quando la stampa parla di due gradi di aumento, deve essere chiara su questo punto: lo spazio – e il tempo – di manovra sono limitati. Mitigare le emissioni è un processo complesso, che interessa molteplici settori. Per fare ciò abbiamo pochissimo tempo e serve un’azione congiunta di tutti i paesi”. Continua a leggere l’intervista [Fonte: LASTAMPA – Di Emanuele Bompan

  • CARBON TAX: COS’È? PERCHÉ È IMPORTANTE? La Carbon tax è una tassa applicata sui prodotti energetici, o più in generale sui servizi relativi al settore energetico, per i quali si registrano emissioni di Anidride carbonica nell’atmosfera. È stata introdotta alla fine degli anni ’90 con l’articolo 8 della legge n.448 del 23 dicembre 1998.

L’obiettivo di questa eco-tassa, ancora tanto discussa e mai attuata realmente, è quello di ridurre i danni ambientali e indurre stati e consumatori finali a preferire soluzioni più ecologiche e quindi meno inquinanti, ponendo, per la prima volta in maniera significativa, l’accento sul concetto di danno ambientale e responsabilità.

L’Unione Europea ha mostrato sin dalla sua nascita particolare attenzione alle questioni legate all’ambiente, introducendo la Carbon Tax per tutti gli stati membri e l’Emission Trading sul Carbonio, che differisce dalla Carbon Tax per il prezzo, variabile a seconda dell’andamento del mercato, e non fisso. In  generale, l’importo da pagare cresce all’aumentare dell’inquinamento prodotto. Purtroppo al momento in Italia la Carbon Tax è rimasta solo una proposta realmente mai concretizzata, nonostante sia necessaria una rivisitazione dei regimi fiscali in fatto di carburanti da un punto di vista energetico e ambientale. Continua a leggere [Fonte: TECNOACCISE]

  • TRANSIZIONE ECOLOGICA: PERCHÉ IL TIFO VA A MACRON E NON AI GILET GIALLI. I francesi sono arrabbiati ma il governo francese va avanti per la propria strada. “Comprendo le paure dei cittadini ma non cedo alle violenze. Abbiamo fatto troppo poco sul clima”. Con queste parole il Presidente francese Macron ha presentato il suo piano per l’energia che prevede la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2022, il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e pulite e la riduzione del 50%  entro il 2035 della quota di energia nucleare, che l’Italia importa a caro prezzo. La traduzione suona più o meno così: “gilet gialli, fatevi da parte, ché qui deve passare la transizione ecologica”.

C’è chi pensa che Macron stia facendo il lavoro sporco di cui la Francia aveva bisogno ma che nessuno era pronto a sostenere. È sceso in politica, ha preso i voti promettendo di cambiare le cose, lo sta facendo. Senza guardare in faccia nessuno, conscio che tale condotta gli varrà il congedo dalla carriera politica a fine mandato. Altri, più maliziosi, sottolineano che l’indice di impopolarità del Presidente è compromesso da tempo, perciò tira dritto, perché non ha nulla da perdere. Vero, solo in parte però. Macron non ha nulla da perdere, ma il proposito di imporre una tassazione sulle emissioni di CO2 di 56€ per tonnellata entro il 2020 e di 100€ per tonnellata entro il 2030 lo aveva annunciato già nel 2015, quando aveva eccome qualcosa da perdere. La decisione del governo francese di alzare le imposte nette (imposte/sussidi) di benzina e gasolio, nata per ridurre le emissioni di CO2 in un’ottica tanto nazionale quanto sovranazionale di salvaguardia del pianeta, è stata accolta con frustrazione dai cittadini francesi, già esasperati dall’aumento dell’IVA e della disoccupazione. Continua a leggere [Fonte: PEOPLEFORPLANET – Di Stela Xhunga]

Foto di JChristophe_Andre da Pixabay

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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