Prodotti per l’edilizia ecocompatibile

Guida alle etichette ambientali per un’edilizia ecocompatibile

I marchi e le etichette ecologiche più affidabili per il settore

Volete ristrutturare la vostra casa e volete farlo utilizzando prodotti che siano il più possibile ecocompatibili: materiali da costruzione, isolanti, finiture, arredi, mobili, vernici, ecc. che abbiano una certificazione o che siano dotati di attestazioni, regolamentate e veritiere, per dare garanzia di basso impatto sull’ambiente e di salubrità e benessere dello spazio abitativo. Come orientarsi per essere sicuri che siano effettivamente prodotti con queste garanzie?

Leggendo una scheda tecnica di un prodotto si possono avere informazioni sulle caratteristiche tecniche del prodotto stesso, come per esempio: carico rottura, snervamento, analisi chimica, ma non quelle più rilevanti a garanzia di eco-compatibilità. Per cui, possiamo fidarci del nostro rivenditore, oppure possiamo orientarci meglio in questo campo e capire cosa dobbiamo richiedere e cosa dobbiamo valutare per avere maggiori certezze.

Ci vengono in aiuto i marchi ambientali, o etichette ecologiche o eco-etichette, alcuni già presenti sullo scenario europeo da molti anni, di tipo volontario, ovvero non richieste da norme di legge, ma di libera iniziativa dell’azienda produttrice e comunque soggette a regole all’interno dell’UE quali le norme ISO specifiche.

L’etichetta ecologica rappresenta difatti quel marchio apposto su un prodotto o un imballaggio che fornisce informazioni su una pluralità di prestazioni ambientali durante tutto ciclo di vita, oppure che può riferirsi ad un solo fattore ambientale (riciclabilità, emissioni prodotte nella produzione, consumi energetici, materie prime impiegate, ecc.)
Tra le etichette ecologiche obbligatorie e riferite ad un solo criterio ambientale si inserisce, per fare un esempio, l’etichetta sui consumi energetici (energy label), obbligatoria in tutta l’Unione Europea su molti elettrodomestici già da alcuni anni (D.Lgs. n. 104/2012, Regolamento UE n. 1060/10 e n. 518/14). È un’etichetta obbligatoria anche il marchio sugli imballaggi (packaging label) che indica anche qui la conformità a degli standard stabiliti per legge.

Le etichette ecologiche possono far capo a organismi pubblici internazionali o nazionali (iniziativa pubblica) oppure far capo a Organismi non governativi, gruppi industriali o associazioni di categoria, come ad esempio l’etichetta FSC sul legname: Forest Stewardship Council, gestita da una ONG (iniziativa privata).
Possono dunque essere di tipo volontario o obbligatorio, e, se volontarie, suddivisibili in: certificate da ente terzo o autodichiarate.

Le eco-etichette di tipo volontario si dividono infatti a loro volta in Tipo I, Tipo II, Tipo III, a seconda che si riferiscano a marchi ecologici certificati o dichiarazioni ambientali di prodotto che un’azienda o organizzazione ottiene (certificati da ente terzo) o di cui si dota (autodichiarando) senza obbligo di legge.

Le etichette ecologiche volontarie non certificate da enti terzi, sono definite e classificate come di Tipo II: si tratta di autodichiarazioni del produttore e costituiscono semplicemente uno strumento di informazione sulle caratteristiche ambientali dei prodotti dichiarate dai fabbricanti, dai produttori, importatori o distributori dei prodotti, che riportano “autodichiarazioni” e simboli di valenza ambientale non convalidati da organismi indipendenti. Generalmente questo tipo di informazioni sono relative a singoli aspetti ambientali del prodotto.

Il fatto che non vi sia una certificazione ufficiale da una parte terza non significa che queste etichette non debbano avere dei requisiti di attendibilità e serietà nei riguardi del consumatore e dell’utenza in genere; infatti, secondo lo standard ISO 14021, queste etichette devono contenere dichiarazioni non ingannevoli, verificabili (ad esempio la documentazione relativa alle qualità ambientali dichiarate deve essere resa disponibile a richiesta), specifiche e chiare, non suscettibili di errori di interpretazione. Sono del tipo B2C- business to consumer, ma possono essere anche B2B -business to business.

Le etichette ecologiche volontarie certificate da enti terzi indipendenti – a seguito della verifica di rispondenza dei prodotti ai criteri ecologici prestabiliti da quel sistema specifico- sono a loro volta divisibili in due tipologie definite dalle norme: di Tipo I e di Tipo III.
Le etichette di Tipo I seguono i criteri ed i dettami della norma ISO 14024, sono multi criteriali e dunque valutano l’intero ciclo di vita del prodotto, si applicano a prodotti e servizi che rispettano valori soglia e limiti prestazionali, la cui conformità è appunto certificata dall’organismo preposto. Si tratta in questo caso di etichette del tipo B2C, ovvero business to consumer. È un’etichetta di Tipo I l’Ecolabel (rappresentato dal simbolo della margherita), il marchio europeo di qualità ecologica nato nel 1992 e oggi il più diffuso. Si trova su una ventina di categorie di prodotti e due di servizi. Tra questi ci sono alcuni prodotti che possiamo utilizzare in edilizia, quali: le coperture per pavimenti, sia per interni che per esterni, le pitture e i prodotti vernicianti, i prodotti tessili, i materassi e gli oggetti di arredo, i prodotti elettronici.

Le etichette di Tipo III sono le Dichiarazioni ambientali di prodotto, le EPD (conosciute con il termine inglese EPD Environmental product declaration): riportano informazioni su prodotti in base a criteri predefiniti all’interno della norma tecnica ISO 14025 e sono sottoposte a un controllo indipendente da parte di organismi accreditati pubblici o privati, che garantiscono la credibilità e la veridicità delle dichiarazioni rese.
Queste etichette sono indirizzate sia nel ramo da “impresa a consumatore”, B2C che “da impresa a impresa”, B2B. Attraverso il confronto tra EPD differenti, all’interno di gruppi di prodotti equivalenti, il consumatore può avere le informazioni necessarie a valutare le singole caratteristiche di ecocompatibilità ed effettuare confronti.

La metodologia del Life Cycle Assessment (LCA), ovvero della valutazione degli aspetti ambientali di un prodotto durante tutto l’arco della sua vita (dalle materie prime allo smaltimento), rappresenta il supporto fondamentale allo sviluppo di schemi di etichettatura in entrambi i casi sopracitati, ovvero:
– come principale strumento atto ad ottenere una Dichiarazione ambientale di prodotto EPD, ossia un’etichetta ecologica di Tipo III;
– nella definizione dei criteri ambientali di riferimento per un dato gruppo di prodotti (etichette ecologiche di tipo I: Ecolabel per primo).

L’LCA, che è definibile come un metodo nato per aiutare a quantificare, interpretare e valutare gli impatti ambientali di uno specifico prodotto o servizio, durante l’intero arco della sua vita, rappresenta l’analisi più puntuale per valutare l’eco compatibilità di un prodotto, è applicabile in ogni settore industriale e può, assolvere a molti altri scopi, utili nella gestione d’impresa (nella gestione ambientale, nell’organizzazione dei processi, nella ricerca dell’efficienza), oltre all’obiettivo ultimo della certificazione del prodotto.
L’Ecolabel e l’EPD, sono dunque i principali marchi di riferimento per definire l’ecocompatibilità dei prodotti in maniera scientifica, condivisa ed affidabile.
In particolare lo è l’EPD per il settore delle costruzioni, dove è stata elaborata una norma specifica che affianca la ISO 14025, dando regole più specifiche e mirate. Si tratta dello Standard Internazionale ISO 21930:2007 Sustainability in building constructions – Environmental Declaration of building Products, che ha lo scopo di specificare meglio e regolare i principi, i requisiti e la struttura della dichiarazione ambientale di Tipo III dei prodotti da costruzione al fine di dare uniformità dei mezzi, delle modalità e di garantire trasparenza, coerenza e solidità scientifica della metodologia con cui si giunge all’EPD. Ovvero, questa norma, definisce le regole quadro per ogni categoria di prodotto, a partire dalle quali è possibile definire l’EPD dei prodotti da costruzione.

Si citano due importanti database di prodotti con etichettatura EPD: uno di questi è consultabile al sito https://www.environdec.com/it/, il sistema si chiama EPD® International ed è il programma principale per le aziende europee per le dichiarazioni ambientali basate su ISO 14025 e EN 15804. Nel database, inserendo la tipologia di prodotti che stiamo cercando e, se vogliamo, la nazionalità dell’azienda produttrice, si estrapola una lista di prodotti con EPD e relativa ditta produttrice. Il database contiene attualmente 820 EPD registrate dalle aziende in 40 paesi.

In Italia sono 284 ad oggi i prodotti con EPD all’interno dell’EPD® International, di questi 77 (ad oggi) rientrano nella categoria materiali da costruzione; ci sono prodotti di vario tipo: pannelli isolanti, pannelli acustici, profilati in alluminio, pitture murali, cemento, pavimenti e rivestimenti, ecc.

A livello italiano troviamo l’EPDItaly, un programma appartenente al circuito Eco Platform, associazione nata con lo scopo di sostenere l’armonizzazione delle Dichiarazioni Ambientali di Prodotto europee, in modo che EPD relative allo stesso prodotto, convalidate sotto due Program Operators diversi, possano essere tra loro confrontabili.

Il database anche qui contiene EPD di ogni Paese e non solo di materiali da costruzione, che comunque sono numerosi ed è consultabile al sito www.epditaly.it.

Fonti:
http://www.greenadvisor.it/certificazioneepd/
https://www.csqa.it/CSQA/Norme/Sostenibilita-Ambientale/ISO-14040-LCA
https://www.csqa.it/Energia/Documenti/LCA-labelling-(EPD)
https://www.ingenio-web.it/20433-dichiarazione-ambientale-di-prodotto-la-norma-iso-21930
http://www.harpomanagement.it/faq-topmenu-209/142-ambiente/763-ecolabel-che-differenza-cra-lecolabel-e-la-epd
http://www.epditaly.it/il-programma-epditaly/

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Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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