Harvard: riusciremo a liberarvi da quelle scatole?

Uno studio per lasciare a casa l’automobile e scegliere mezzi di trasporto più sociali

Un lavoratore italiano su 2 va al lavoro in auto e la considera un’esperienza molto stressante. Nonostante questo, ben il 71% dei professionisti sceglie per la macchina per andare al lavoro. Siamo in testa alla classifica europea per numero di auto, per inquinamento, e per stress da guida, non essendoci in Italia politiche adeguate a un cambiamento. Ma anche il resto del mondo non sta messo bene.

Un americano spende in media 200 ore l’anno su un’auto, da solo: è la scelta di tre quarti di tutti i lavoratori. Usare l’auto però non è solo un danno ambientale (secondo le più recenti stime ben il 24% di tutte le emissioni deriva dai trasporti), ma è anche un problema sociale che impatta sul rendimento al lavoro. Chi usa l’auto – in tutto il mondo ma in Italia più che altrove – è fortemente stressato, e il suo rendimento (oltreché la sua salute) ne risente.

Per questo motivo l’Università di Harvard ha condotto uno studio, per capire cosa freni una persona dall’usare mezzi più sicuri, ecologici, e pro-sociali. Cosa realmente può incentivare il cambiamento? Lo studio ha considerato i 70mila dipendenti di un aeroporto appena fuori da una capitale europea. La metà di loro usava l’auto per andare al lavoro, ma l’azienda desiderava spingerli verso modalità più sostenibili. Che fare?

Cosa serve al cambiamento?

Prima di tutto lo studio ha valutato ciò che i dipendenti dichiaravano necessario per far loro cambiare abitudini: ad esempio, per utilizzare un servizio di carpooling avrebbero voluto qualcuno con il quale condividere un percorso e uno schema di spostamento simili. Messi nelle condizioni di avere tutto questo, solo un centinaio di dipendenti ha aderito. Era chiaro che ciò che una persona pensa sia necessario per iniziare a usare i mezzi pubblici, la bici o la sharing economy non è ciò di cui ha realmente bisogno.

La prova successiva ha consistito nell’offrire biglietti gratis dei mezzi pubblici ai dipendenti. Ma anche questo tentativo non ha portato significativi cambiamenti. Anche un piano su misura che mostrasse ad ogni lavoratore quanto avrebbe risparmiato in tempo e denaro usando strumenti alternativi all’auto non ha portato cambiamenti.

Le ipotesi dei ricercatori

Perché questo comportamento totalmente irrazionale? Secondo i ricercatori, le amministrazioni e le aziende che vogliano più partecipazione nelle svolte di vita delle persone dovrebbero tenere in considerazione tre elementi.

1) I dipendenti che non pagano il costo reale delle loro scelte poco responsabili non possono rendersi conto del risparmio mancato: in questo caso i lavoratori avevano il parcheggio gratuito, in altri casi ci sono le auto aziendali, i costi per la benzina e altre spese sostenute dalle aziende come benefit.

2) Prendere i mezzi o il carsharing può giovare alla società, ma spesso è meno conveniente per il singolo. Le persone tendono a essere lente a fare scelte più sostenibili per via del tempo necessario a pianificare il trasporto pubblico e il carpool, almeno all’inizio. Incentivare o facilitare questo procedimento sarebbe quindi fatidico.

3) La teoria dei nudge (leggi qui qualche esempio) – sostegni positivi e suggerimenti o aiuti indiretti che influenzano gruppi e individui a comportarsi in un certo modo – è necessaria qui almeno quanto l’introduzione di leggi, istruzioni o adempimenti forzosi. In altre parole, se le cose non cambiano in fatto di mobilità, succede perché tutte le infrastrutture (strade e parcheggi), gli incentivi e le norme sociali (l’auto o lo scooter sono sempre più facili da giustificare, rispetto a una bici o un pedone) sono pensate per l’uso dell’auto. I nudge, sostegni isolati messi in atto dalle aziende, saranno sempre insufficienti a cambiare le cose, da soli. Serve far pagare a chi guida il costo reale dell’auto, restituendo i soldi al dipendente che per esempio rinuncia al suo posto auto. Le amministrazioni dal canto loro devono rendere difficoltoso l’uso dell’auto, ponendo regole severe e facendole rispettare. Per il bene di tutti (a partire dalle ormai troppo numerose vittime della strada nel nostro Paese).

Leggi anche:
Come non farsi rubare la bici: intervista a un ladro

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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