Hong Kong: dalla guerra dell’oppio di ieri ai manifestanti di oggi

Breve storia in pillole della “città-stato” cinese per comprendere meglio le vicende di questi mesi

Spari di pistola

Domenica sera, durante l’ennesimo scontro particolarmente violento tra manifestanti e forze dell’ordine, la polizia ha sparato in aria un colpo di pistola d’avvertimento. I manifestanti, che stavano caricando i poliziotti costringendoli ad indietreggiare, sono subito arretrati di alcuni metri spaventati dall’esplosione. I poliziotti a quel punto hanno estratto le pistole e le hanno puntate contro la folla per farla indietreggiare.

Ieri

La questione politica di Hong Kong è fra le più complesse al mondo: l’isola è geo-politicamente cinese, ma mantiene un’indipendenza tale da avere uno statuto, una bandiera e persino un linguaggio scritto proprio (il cinese tradizionale, a dispetto del mandarino semplificato della parte continentale). Questo perché alla fine della Prima Guerra dell’Oppio (che vide la Dinastia Qing avere scontri con quasi mezza Europa) l’impero Britannico, con il Trattato di Nanchino (1842), si fece cedere dall’imperatore Qing l’isola di Hong Kong, allora (come ora) un importante porto strategico esattamente nel mezzo della via della seta e lo scalo obbligato di moltissime navi mercantili. La cessione era dapprima secula seculorum, che significa che l’impero britannico avrebbe potuto usufruire dell’isola di Hong Kong in perpetuo, poi, nella terza guerra dell’Oppio, anche a causa dello sgretolamento cui andava incontro l’impero per via dei moti di ribellioni interne alle colonie (Ghandhi, per esempio, in India) il periodo di cessione dell’Isola di Hong Kong fu rinegoziato a 99 anni. Era il 1898. Nel 1997, in una delle più grandi operazioni diplomatiche di questo secolo, l’oramai ex impero britannico, a oggi solo Regno Unito, e il governo della Repubblica Popolare Cinese, formato dopo la caduta dell’impero Qing, si scambiarono la sovranità del territorio.

Oggi

Per favorire lo scambio e agevolare la transizione di Hong Kong da colonia britannica a provincia cinese le fu riconosciuta una autonomia politica, economica e culturale al pari di uno stato sovrano: pur appartenendo alla Cina, Hong Kong vanta infatti tutti i privilegi della vicina Singapore (tranne per l’obbligo di versare una quota degli introiti al governo centrale, come del resto era già costume sotto gli inglesi). Le manifestazioni che da qualche mese a questa parte infiammano le strade della provincia autonoma cinese hanno a che fare con questo aspetto, perché lo statuto di Hong Kong vanta un sistema giudiziario autonomo, dunque rappresenta un porto franco per tutti gli oppositori della “dittatura di fatto” di Xi Jinping (amorevolmente chiamato Winnie Pooh) i quali, per sfuggire alla persecuzione politica, si rifugiano sull’isola. Ed è qui che entra in gioco L’Extradition Bill: un disegno di legge che se fosse stato approvato (è per ora “sospeso fino a data da destinarsi”) avrebbe spedito tutti i criminali che rischiano una pena di 7 o più anni a farsi giudicare in Cina. Con ogni evidenza il Bill era mirato agli oppositori politici del regime. I quali verrebbero forzosamente estradati con accuse fabbricate per poi sparire nel nulla. O almeno questo è quello che i manifestanti credono. Nonostante il Bill sia stato sospeso, le manifestazioni contro questo emendamento filo-cinese non si sono arrestate e sono degenerate in veri e propri scontri tra civili e polizia, al punto che la Cina stessa ha mobilitato le proprie forze armate ai confini della provincia. 

Domani

L’esplosione di un colpo di pistola d’avvertimento, come accaduto domenica scorsa, rappresenta il nuovo picco di tensione delle manifestazioni ad Hong Kong. Cosa succederà quando anche questo picco verrà sormontato?

O la Cina reprimerà la rivolta in toto, annullando le convenzioni internazionali garantite ad Hong Kong come provincia indipendente dal 1997, o la NATO e Hong Kong lotteranno per il diritto di emancipazione dall’egemonia di Xi Jinping. Oppure, cosa molto probabile, la Cina mollerà il colpo sulle estradizioni, cercando un modo più subdolo per applicarle, ma la manifestazione cesserà e di conseguenza i disordini e le tensioni.

Il clima di instabilità dovuto dalle differenze tra i figli di terza generazione sotto regime britannico, che vedono nella Cina più un carceriere che un sovrano, e della Cina, che vuole riprendere il controllo di un territorio che è solo ed esclusivamente sulla carta, potrebbero innescare una quarta guerra dell’Oppio con esiti del tutto imprevedibili: non si esclude una coalizione cino-russa contro il blocco euro-britannico-americano, in termini di relazioni diplomatiche. 

Stela Xhunga

Stela Xhunga