Houston, abbiamo (tutti) un problema con le fake news

A Taiwan si parla di Bibbiano (a strumentalizzare è la Cina) e la Mimo cilena non è stata uccisa ma si è suicidata

A Taiwan parlano del caso di Bibbiano, e lo fanno a fini propagandistici in vista delle prossime elezioni, esattamente come accade qui, in Italia.

Solo che lì, a Taiwan, dietro i content farm (i contenuti digitali di bassa qualità con cui viaggiano di solito le fake news, senza fonti, né, spesso, una sola sintassi che regga) c’è la Cina. Pechino non ha mai smesso di volersi riprendere Taiwan, il territorio ribelle da dover rieducare, e sta usando ogni mezzo per impedire la vittoria elettorale dei progressisti del Dpp, gli unici nell’intera Asia ad avere ottenuto importanti vittorie a tutela dei diritti degli omosessuali. Vittorie che non piacciono alla Cina.

Come riportato in un articolo apparso su Wired, la diffusione virale del presunto traffico di minori in Emilia nasce da un articolo pubblicato da un’agenzia multimediale taiwanese specializzata nella produzione di contenuti digitali e attiva anche tramite un proprio canale televisivo. 

ET-Today, questo il nome della società di comunicazione, con un articolo intitolato «Sei stato abusato sessualmente da tuo padre. Lo psichiatra altera la memoria dei bambini e gli fa il lavaggio del cervello per venderli ai pedofili» e firmato sotto lo pseudonimo “Galatina di frutta” fa scoppiare il caso di Bibbiano a Taiwan: quasi 5.000 interazioni sui social network per un pubblico potenziale di 7 milioni di lettori. Una bomba mediatica parzialmente congegnata mediante il rilancio di articoli apparsi sul sito di informazione vicino a CasaPound, Il Primato Nazionale, prontamente disinnescata dal Taiwan FactCheck Center, un’organizzazione che si occupa di risalire alle fake news e di bloccarle. L’organizzazione è attiva a Taiwan ma è riconosciuta a livello internazionale. 

Da noi, in Italia, alcuni giornalisti, editori e piattaforme collaborano con IFCN International Fact-Checking Network ma siamo ancora ben lontani dalla redazione di un piano contro le bufale dentro e fuori dalla rete; per il momento ci si limita a redigere report e a implementare soluzioni di mercato. I soggetti che hanno aderito al progetto sono: AGI – Agenzia Giornalistica Italia; ASSOCOM – Associazione Aziende di Comunicazione; CLASS Edizioni; CODACONS; Confindustria RadioTV; Facebook; FIEG – Federazione Italiana Editori Giornali; GEDI – Gruppo Editoriale; Google; Guardia di Finanza – Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l’Editoria; Il Messaggero; IAP – Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria; La7; Lavoce.info; Mediaset; Mondadori; Pagella Politica; RAI – Radiotelevisione Italiana; RCS Media Group; Reputation Manager; UNICOM – Associazione Imprese e Agenzie di Comunicazione; UCSI – Unione Cattolica Stampa Italiana; USPI – Unione Stampa Periodica Italiana; WRA – Web Radio Associate. Ne mancano ancora molti all’appello.  

In Italia le notizie false sono di casa: eccitano l’opinione pubblica, scatenano la caccia a un colpevole sempre nuovo, spostano voti. Immiseriscono il Paese, senza che nessuno possa dirsi davvero immune alla potenza mistificatrice della cosiddetta post-verità.

A cascarci non sono solo quelli che credono alla storia degli alberghi a 5 stelle con wifi per gli immigrati, lo siamo tutti, anche chi prova a informarsi in maniera più consapevole. Anche i radical chic, anche quelli non ancora disabituati a sfogliare giornali e libri.

Alla fine la mimo Daniela Carrasco diventata simbolo della rivolta cilena pare che si sia suicidata. Non sarebbe stata né uccisa né violentata dai Carabineros cileni. Essendo povera, la famiglia di Daniela non è riuscita a bloccare sul nascere l’onda virale che si è creata attorno alla morte della giovane artista di strada. Ci sta riuscendo soltanto ora, grazie a un’associazione di avvocate femministe cilene. Femministe interessate tanto al principio di verità quanto al principio di parità di genere. Perfino la fotografia circolata in rete non era quella di Daniela Carrasco ma di un’attrice che l’ha voluta omaggiare in questi giorni di protesta. Il fatto che Daniela si sia suicidata assolve i Carabineros che in Cile si stanno macchiando di crimini e le violenze, anche sessuali, contro la popolazione? Certo che no. L’indignazione verso l’abuso di potere che sta andando in scena in Cile è vera, reale, giusta, anche se a contribuire è stata (anche) la notizia falsa notizia della Mimo. 

Esiste una fetta di popolazione “studiata”, intelligente, a modino, superiore agli “webeti”, ai pecoroni del web, a quelli che si danno il “buongiornissimooo” pubblicando sul proprio profilo Facebook fotografie sgranate di rose finte? No. Siamo tutti manipolabili, bambini in cerca di un alfabeto digitale.

Stela Xhunga

Stela Xhunga