I 10 migliori film di Alberto Sordi

I 10 migliori film di Alberto Sordi

Storia di noi italiani

“Ve lo meritate Alberto Sordi” urlava il protagonista di “Ecce Bombo” di Nanni Moretti. Una maschera non amata molto dall’intellighenzia di sinistra, poi recuperata nel corso del tempo. Oltre 200 film (il doppio di quelli di Totò) di valore artistico e culturale profondamente diversi tra loro. Gavetta lunga con passaggi importanti nella radio e nel doppiaggio per Sordi che arriva al successo tardi ma sarà di lunga durata. Eroe della commedia all’italiana classica che con la sua cifra versatile ci ha regalato personaggi molto amati dal pubblico e che ricompongono mezzo secolo di storia italiana. Anche questa volta scegliere i migliori dieci film di Albertone, mostro sacro del cinema italiano è stata impresa ardua. E mi sono arrogato il gusto di qualche sorpresa.

LA GRANDE GUERRA di Mario Monicelli, 1959

Capolavoro del cinema italiano che racconta la tragedia della prima guerra mondiale attraverso la coppia del milanese Giovanni Busacca interpretato da Vittorio Gassman e del romano Oreste Jacovacci affidato all’estro di Alberto Sordi. Due che si arrangiano ad evitare la battaglia e imboscarsi in trincea, destinati a scegliere di essere improvvisamente eroi. Metafora dell’Italia in una rara commedia premiata a Venezia. Il personaggio di Sordi prevale in valore sul Mattatore Gassman, infatti gli sarà riconosciuto il nastro D’Argento. Ma i due attori diventarono grandi amici.

UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO di Mario Monicelli, 1977

Commedia incarognita per i contesti del tempo in cui questa volta Monicelli plasma un Sordi mostruoso e appunto piccolo borghese. Si presenta tipicamente paternalista l’impiegato Vivaldi. Il suo scopo far accedere il figliolo amatissimo con pastetta truccata allo stesso ministero dove lui lavora grazie alla Massoneria de noantri. Irrompe la violenza che ti cambia la vita e che reclama una vendetta alla Charles Bronson. Sordi perfettamente in bilico tra tragico e comico. Duro e spietato il film. Ancora attuale.

I VITELLONI di Federico Fellini, 1953

Dopo la prima prova felliniana ispirata ai fotoromanzi in “Lo sceicco bianco”, tra i cinque protagonisti giovani provinciali il personaggio di Alberto è il più compiuto drammaturgicamente per violenza satirica, chiave grottesca, mammismo italico e contraddizione maschile. E’ lui il più vitellone degli altri. Un provinciale doc. Il braccio alzato all’indirizzo dei lavoratori è un fermo immagine del fannullone che oltraggia chi si guadagna la vita. Il travestimento da donna alla festa di Carnevale ne mostra l’impietoso doppiezza. Alberto è un conformista che non comprende il dramma della sorella che scappa con l’amante. Recitazione perfetta.

TUTTI A CASA di Luigi Comencini, 1960

Forse il miglior film di Comencini. Un on the road drammatico legato alla data chiave dell’8 settembre (Indimenticabile la battuta di Sordi sottotenente che al telefono dice ai superiori “I tedeschi si sono alleati con gli americani”.) Un gruppo di sbandati resta assieme con l’obiettivo di tornare a casa. Come ne “La grande guerra” c’è riscatto nel finale con la scelta della parte giusta. Sordi misurato nella recitazione è l’architrave di comico e grottesco, drammatico e patetico. Boicottato da Andreotti che non prestò i carri armati dell’esercito.

UN AMERICANO A ROMA di Steno, 1954

Secondo Morandini “segna una svolta e il decollo della carriera artistica di Alberto Sordi”. Nato sul successo dell’episodio di “Un giorno in pretura” la figurina di Nando Moriconi mette in scena il giovane teenager italiano che rompe con la tradizione in nome della moda americana. La stessa messa in canzone da Renato Carosone. La sociologia vista attraverso l’umorismo di chi ama le star di Hollywood e scende a compromesso gastronomico con gli spaghetti. Ispirato al pittore Rotella che tornato da un viaggio negli Usa nella Roma dell’epoca si era fatto notare per il suo imitare lo stile di vita americano. Intuizione di Lucio Fulci affidata alla macchina da scrivere di Ettore Scola.

IL VEDOVO di Dino Risi,1959

Una commedia nera perfettamente riuscita per Dino Risi che con Sordi raggiunge gustose vette anche nel bellissimo “Una vita difficile”. Sceneggia Sonego e s’inventa l’industriale romano Alberto Nardi, megalomane e incapace, sposo di Elvira, milanese che ha i soldi e l’ingegno adatto agli anni del Boom economico. Una superlativa Franca Valeri è l’antagonista perfetta per Sordi impareggiabile nel momento in cui pensa di essere diventato il padrone di tutto.
Ovviamente non è così. Comicità altissima per un intreccio perfetto.

DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO di Nanni Loy, 1971

L’inferno delle carceri italiane attraverso la commedia. Sordi è un geometra felicemente sposato in Svezia che dopo sette anni rientra con la famiglia in Italia e per un disastro colposo finisce carcerato senza diritti e alle prese con rivolte e punizioni. Cinema di denuncia puro, figlio dell’epoca in cui è girato. Nanni Loy trova in Sordi l’attore perfetto nella molteplici situazioni che deve affrontare. Un corpo estraneo tra i dannati della terra che dimostra la crudeltà del carcere italiano.

Il MEDICO DELLA MUTUA di Luigi Zampa, 1968

L’indovinata e feroce satira sociale di Zampa trova un Sordi in splendida forma per mettere alla berlina nel 1968 il welfare della Mutua. Guido Tersilli è un arrampicatore che sa come prendere l’ascensore sociale. David di Donatello e Globo d’oro per Sordi. Campione d’incassi con tre miliardi di lire al botteghino. Un seguito che adopera la stessa fortunata colonna sonora di Piero Piccioni affidato alla regia di Luciano Salce.

LE VACANZE INTELLIGENTI di Alberto Sordi, 1978

Nel film ad episodi “Dove vai in vacanza” Sordi dietro la macchina da presa per riprendersi nei panni del fruttarolo che insieme alla moglie si sottopone ad un itinerario turistico proposto dai figli. E’ uno scontro tra alto e basso. Eventi intellettuali pallosi e pranzi macrobiotici affliggono la coppia che si cimenta con la Biennale d’arte e concerti barocchi. Reazionario nei propositi ma effetto comico altissimo.

BREVI AMORI A PALMA DI MAJORCA di Pietro Bianchi, 1959

Dimenticata commedia balneare dalla regia artigiana ma molto comica. Avversata dalla critica ma valorizzata da Walter Veltroni che scrive: “Considerata opera minore del maestro, questo Brevi amori a Palma di Majorca è assolutamente irresistibile. Non tutto il film, che anzi contiene anche molte banalità, ma la dirompente apparizione di uno dei più riusciti personaggi di Sordi. In verità, il mio preferito. Anselmo Pandolfini, nome geniale, è un autentico iradiddio. Non conosce vergogna, travolge gli ostacoli come un filo di lana”. Da recuperare.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.