I 10 migliori film di Ettore Scola

L’abbiamo tanto amato, continuiamo a farlo.

Ettore Scola mi manca, ci manca. Sono passati quattro anni dalla sua morte ma l’assenza si sente. Anche se negli anni del nuovo secolo ha firmato solo tre film (l’ultimo un vibrante omaggio a Fellini) era la sua autorità morale e pedagogica a dar un forte segno di autorità, non richiesta da parte di un regista, che è stato enorme nella sua opera e che ha dato tantissimo alla ricchezza culturale italiana.

Spesso non considerato tra i grandissimi del nostro cinema, Ettore Scola ha invece lasciato un’eredità che si mostra vibrante per i temi affrontati nelle sue opere e per la sua capacità di essere autore maiuscolo nella sua concezione estetica e politica del cinema.

Aveva fatto un’apprendistato dal basso tipico della sua generazione che ha molto formato la sua lezione di cinema.

Giovanissimo al settimanale satirico Marco Aurelio dove incrocia molti grandi a venire,  autore di testi alla radio dove contribuisce a lanciare il successo dello sconosciuto Alberto Sordi affronta una lunghissima palestra come sceneggiatore di lungo corso che in attrezzata squadra firma molti capolavori del cinema italiano.

Una propensione di talento all’arte e la conoscenza di che significa una buona scrittura cinematografica gli consentono di esordire con mestiere per giungere alla felice stagione dei suoi successi di regista affermato.

Per lungo tempo la sua dote di somministrare il comico apprezzato dal pubblico lo ha consegnato alla felice stagione della commedia all’italiana ma la sua filmografia è andata ben oltre come dimostrano molti suoi successivi titoli.

In questa breve nota non si può dimenticare anche il suo profondo impegno politico e civile (fu anche autore di documentari militanti) e l’attenzione che dedicò a essere maestro di giovani autori. Il cinema di Scola è sempre stato mosso dal dubbio e mai dalla certezza offrendo dibattito alla cultura nazionale sempre denso di divertimento.

Per tutto questo ci manca Ettore Scola e scegliendo i suoi migliori dieci film secondo il mio gusto personale cerco di indicare alle giovani generazioni uno dei migliori esempi per il cinema della modernità che si dovrà realizzare.

UNA GIORNATA PARTICOLARE, 1977

Un ricordo personale di Scola bambino di essere stato portato alla manifestazione romana dei grandi tributi offerti ad Adolf Hitler in visita a Mussolini è il seme che fa nascere il film che si avvale della sceneggiatura di Maccari ma anche di una collaborazione di Maurizio Costanzo.

La grande Storia destinata a finire nella tragedia vista come storia personale di due rumorose solitudini rimaste solitarie nei propri appartamenti in un grande condominio della capitale controllato da una portiera.

Una donna, piena di figli che ha dato alla patria e moglie di un arcifascista ipermaschilista irrispettoso nei suoi confronti e uno speaker dell’Eiar omosessuale che ha perso il lavoro per la sua condizione sessuale s’incontrano nell’arco di tempo di questa giornata particolare che segna le loro vite e quella di un pubblico che adorerà questo film che è il capolavoro di Ettore Scola. 

Facendo leva sulla rodata e affiatata coppia Sophia Loren e Marcello Mastroianni il perfetto gioco della macchina da presa inquadra tutto alla perfezione con movimenti perfetti che costruiscono una storia esemplare che inchioda l’autobiografia della nostra nazione a comprendere come i vinti veri erano i deboli che pur riconoscendosi nella cultura maschia e guerriera come accade ad Antonietta ne erano profondamente vittime. Una bellissima fotografia seppiata inquadra con arte il confronto tra due persone diverse che si attraggono, poi si respingono, infine si comprendono, si amano e si uniscono nella loro diversità mentre la radio in tempo reale fa entrare nel loro domestico la distanza con il conformismo in camicia nera. Due vite non illustri che Scola fa assurgere al ruolo di protagonisti in un cinema paradossalmente arioso e mai claustrofobico, vibrante nei dialoghi e perfetto nello svolgimento della trama che si pone senza dubbio tra i migliori film del cinema italiano di sempre.

C’ERAVAMO TANTO AMATI, 1974

Altro affresco italiano che in questo caso abbraccia i primi trent’anni della Repubblica con la storia di tre amici che hanno vissuto assieme la Resistenza e poi con diversi approdi hanno segnato il loro mondo ideale sporcandosi le mani con la vita reale.

Il Gianni di Vittorio Gassman diventerà un cinico arrivista speculatore della peggior specie, Antonio un portantino comunista interpretato da Nino Manfredi dal comportamento coerente e populista, il tenero intellettuale di Nocera Inferiore (un omaggio alle radici campane del regista) Nicola affidato a Stefano Satta Flores che è uno sconfitto nelle aspirazioni e nelle battaglie sostenute.

Altrettanto magnifici i ruoli femminili di Stefania Sandrelli sospesa a volte tra sogno e realtà e di Giovanna Ralli, figlia arricchita del palazzinaro Aldo Fabrizi che scoprirà di essere vittima della moderna alienazione.

Un gruppo di attori portentosi che trovano il tocco magico del miglior Scola possibile che divide il film in due parti tra bianco e nero e colori a meglio significare il passaggio del perfetto quadro storico italiano.

Scola militante comunista non risparmia nulla alla sua parte politica edificando una sorta di memoriale della sconfitta (“Volevamo cambiare il mondo ma il mondo ha cambiato noi”) senza comizi ideologici ma come scrive Gianni Canova con “l’utilizzo di un intreccio narrativo velato di ironia e malinconia dallo stile asciutto e sobrio”.
Il film è anche mitico per la presenza di Federico Fellini e Marcello Mastroianni che girano a Fontana di Trevi e di Mike Bongiorno che mette in scena l’Italia di Lascia e raddoppia.
Adorato dai francesi infatti vince un Cesar e viene programmato per due anni di seguito in molti cinema parigini. Un film che omaggia il Neorealismo, dedicato a De Sica e che è la migliore autobiografia collettiva dell’Italia dalla Resistenza agli anni Settanta. Un romanzo di formazione in forma di commedia.

LA FAMIGLIA 1987

Una cifra artistica di Ettore Scola è l’unità di luogo in cui concepisce la riuscita cornice delle sue migliori opere.

A differenza di Una giornata particolare qui il tempo si dilata in ottant’anni di storia negli interni di un appartamento borghese romano di Prati. Dalla foto d’inizio del 1906 che saluta la nascita di Carlo fino a quella finale che incornicia i suoi 80 anni c’è ancora una volta la foto dell’Italia intera.

È magnifico come ogni spettatore possa riconoscere nello svolgimento dell’intreccio uno zio azionista, quello un po’ svaporato per la campagna d’Africa che ha sposato la serva, il giovane con il codino che va in giro per il mondo, le zie arcigne che litigano in continuazione che hanno fatto parte del proprio romanzo familiare. Ancora una volta le guerre, il fascismo, la ricostruzione con le sue speranze, le illusioni cadute diventano il vento che entra nella casa con le lente carrellate che spaziano nello stesso appartamento in un grande spettacolo avvincente e cechoviano ma profondamente cinematografico.

Film definito “crepuscolare e demodè” con un cast magnifico ha trovato il consenso incondizionato della critica e del pubblico anche internazionale. Ingiustamente non premiato a Cannes, per riparazione a Scola venne data la presidenza della Giuria dell’edizione successiva.

BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI, 1976

Il film più pasoliniano di Ettore Scola che aveva anche pensato a un’introduzione in premessa del regista poeta al film per poter meglio spiegare il senso antropologico e politico dell’operazione.

Il segno pasoliniano dell’opera è anche connotato dalla collaborazione ai dialoghi di Sergio Citti per un’aderenza di linguaggio (un altro punto di forza del cinema di Scola) della tribù sottoproletaria protagonista delle turpi vicenda del film che ruotano attorno a un milione di lire e a una squallida baraccopoli posta in maniera subdola con vista cupolone di San Pietro.  È significativo anche a mio parere che nell’esplodere del Movimento del 77 a Roma, dove il film è ambientato in una periferia emarginata, comparisse uno striscione omonimo del titolo a volersi identificare da non garantiti con i brutti, sporchi e cattivi orchestrati da Scola.

Favolaccia nera priva di lieto fine con un maestoso Nino Manfredi “perfetto borgataro, avido e vendicativo, ubriacone e manesco, persino incestuoso” secondo Roberto Ellero “sa mantenere il vitalismo popolaresco che gli viene richiesto. Una maschera destinata a diventare memorabile, piegando le tradizionali virtù dell’interprete ai vizi del personaggio”. Un trionfo del grottesco e del cinema della crudeltà omaggiato a Cannes con la Palma per la miglior regia.  

LA TERRAZZA, 1980

Secondo molta critica con questo film si chiude la commedia all’italiana classica. La terrazza romana del titolo è questa volta il nuovo contenitore che racchiude la società dello spettacolo e della cultura che constata il fallimento generale come in C’eravamo tanto amati. La sua evoluzione farsesca a mio modo di vedere è stata attualizzata egregiamente in forma pop da Paolo Sorrentino ne La Grande bellezza.

Con la matrona di casa dello splendido attico che annuncia: «E’ pronto venite» il racconto ricomincia cinque volte di seguito illustrando le poche virtù e i molti difetti di cinque personaggi e del mondo che li circonda. Cinematograficamente raffinato con piani sequenza di spessore tecnico dove i carrelli in profondità ampliano la tendenza già espressa in Una giornata particolare osserviamo lo sceneggiatore Trintignant (alter ego del regista), il giornalista impegnato Mastroianni, il produttore cinematografico Tognazzi, il deputato comunista Gassman e la drammatica condizione di Sergio Reggiani funzionario Rai. Tutti vinti e battuti mentre si sollazzano sulla terrazza con le battute al vetriolo di Scarpelli e Age che appare in campo come psichiatra e si notano anche Gregoretti e Benvenuti. C’è anche il cameo ideale del futuro film Capitan Fracassa di Scola che presentato in Rai viene spiegato che ha «l’approvazione dei dirigenti del partito». Come dice una battuta del film: «Ormai siamo tutti così: personaggi drammatici che si manifestano comicamente».

DRAMMA DELLA GELOSIA, TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA 1969

Il film che fa nascere lo Scola regista compiuto e padrone completo della macchina cinema che elabora un raffinato lavoro di commedia amara e nera che sa anche evocare una sorta Jules e Jim de noantri.

Tre grandi attori come Monica Vitti, Giancarlo Giannini e Marcello Mastroianni vestono magnificamente le vesti di una fioraia amante di un muratore e con il terzo incomodo di un pizzaiolo dando vita a una ronde che si aggira tra squallori di periferia suburbana e lo sfondo politico della Festa dell’Unità e di una manifestazione del Pci.

Connotati nella classe con autenticità si evita il sermone ideologico sui subalterni per raccontare con un perfetto meccanismo narrativo l’omicidio che rievoca la vicenda adoperando prosa giudiziaria e della cronaca nera giornalistica evocata nel titoli.

Film di scavo nel linguaggio. Infatti i personaggi parlano mescolando dialoghi da fotoromanzi e dialetto da borgata. E la lingua è molto funzionale all’approfondimento psicologico ed esistenziale dei personaggi non solo dei protagonisti ma anche dei numerosi caratteristi che si susseguono nelle divertenti scene. Un film che fa molto ridere ma fa molto riflettere sulla condizione degli ultimi anche attraverso il loro modo di parlare.

BALLANDO, BALLANDO 1983

È emerso già dalle altre schede il profondo rapporto di Scola con la Francia, affettuosamente ricambiato, frutto anche di una sua formazione intellettuale da bambino con il nonno.

Operazione tutta francese, poco vista e meno compresa in Italia, questa sorta di musical anomalo senza dialoghi tra gli attori ma che parla al cuore e alla mente.  In cinque quadri ambientati in una balera (ancora una volta l’unità di luogo tanto praticata dal regista) unisce tecniche da cinema muto e commedia all’italiana raccontando la storia di Francia grazie ad uno strepitoso corpo di mimi-ballerini.

Tratto da uno spettacolo di successo le canzoni e i passi di danza accompagnano gli anni del Fronte popolare, la guerra mondiale, la Liberazione, i fatti d’Algeria, il Maggio francese, il postmoderno Ottanta. Una sorta di C’eravamo tanto amati in forma di musical.

IL MONDO NUOVO 1982

Ancora Francia e che Francia, quella della rivoluzione, con un prezioso film in costume ma non è un film storico.  Michel Piccoli è Luigi XVI mentre Marcello Mastroianni è Casanova anziano in una diligenza che ricorda quella di John Ford ma non vanno dimenticati tra i molti Hanna Schygulla, Harvey Keitel, Laura Betti e Andrea Ferreol. È una riflessione gradevole sul passaggio epocale dall’Assolutismo al Terrore con il nuovo che avanza e abolisce, superando tutto quello che è passato.

Il film si apre e si chiude con lo spettacolo della lanterna magica macchina del precinema accolta con sentimento cinefilo in Francia. Secondo Ellero: “Tante volte traditore per gli storiografi, il cinema guarda questa volta all’evento storico con i propri occhi, chiarendo la natura immaginaria di ciò a cui lo spettatore va assistendo”.  Il film nelle sale francesi ha una versione più lunga di mezz’ora e si ammira un magnifico apologo finale recitato da Jean Luis Barrault che interpreta lo scrittore libertino Restif De Bretonne

RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A RITROVARE L’AMICO MISTERIOSAMENTE SCOMPARSO IN AFRICA, 1968

Titolo wertmulleriano in una commedia atipica molto moderna per stile di racconto e difforme con il terzomondismo militante del Sessantotto che comunque incontra il favore del pubblico registrando il primo grande incasso al box office per Scola registrando biglietti per due miliardi dell’epoca.

Un brillante Alberto Sordi è un editore di prodotti popolari che annoiato dal tran tran della sua quotidianità romana parte in Africa per cercare lo scomparso cognato Nino Manfredi. Si trascina dietro con imperio il suo ragioniere interpretato dal pacioso Bernard Blier che aggiungerà ulteriore comicità raffinata a questo on the road africano. Le peripezie si susseguono catastrofiche come in Don Chisciotte e il finale sarà molto inatteso e anche metaforico. Il provincialismo italiano messo alla berlina con efficace vis comica. C’è anche Roberto De Simone che interpreta un padre missionario. Molto belle le musiche di Armando Trovajoli. Ha ispirato alcune scene dell’ultimo film di Checco Zalone ambientato in Africa.

IL COMMISSARIO PEPE 1969

Questa volta Scola poggia sul talento istrionico di Ugo Tognazzi per un film alla Pietro Germi che trae la materia narrativa da un romanzo di Ugo Facco De Lagarda. Il commissario è chiamato a indagare molto controvoglia su vicende boccaccesche e scollacciate che creano imbarazzo in una città dell’opulento Veneto.

Il solerte poliziotto incastra tutti gli indagati del territorio che cadano nella sua rete. I loro volti sono messi sullo schermo da imputati ma solo alcuni vengono graziati per ordini venuti dall’alto in nome della Legge che salva i potenti. Pepe schifato dal contesto distrugge il dossier e preferisce farsi trasferire ad altra destinazione.

Si delineano molti capisaldi della poetica di Scola. La commedia dal sapore amaro si accompagna alla feroce satira di costume ammantando di malinconia il protagonista che ci conduce felicemente a riflettere su una società malata nella sua forme e che non è in grado di far rispettare le regole del gioco. Un colpo al cuore del conformismo dell’Italia ossimora tra bigottismo e trasgressione. 

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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