Gian Maria Volonté

I 10 migliori film di Gian Maria Volonté

Lo sguardo ribelle di un attore contro

Gian Maria Volonté è stato uno dei migliori attori del cinema italiano. Un attore feticcio dallo sguardo sempre ribelle che ha consegnato alla cultura del nostro Paese personaggi di chi era contro sia nel ruolo del buono che in quello del cattivo. Egli è esattamente speculare all’italiano medio rappresentato da Alberto Sordi. Ha scritto Massimo Spila: “L’immagine complessiva proposta dalla galleria di personaggi di Volonté è la più complessa, ricca, e varia in assoluto: non ha paragoni con quelle di altri interpreti in Italia e forse nel mondo”. Un militante della politica e dello spettacolo, attore di teatro e di televisione, ma soprattutto di cinema. Scegliere i suoi migliori dieci film, impresa ardua ma necessaria, è un contributo alla sua Memoria e a quella della nostra cultura nazionale.

INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO di Elio Petri, 1970

Nel pieno della strategia delle tensione che inizia a considerare Piazza Fontana strage di Stato, Elio Petri piazza una bomba culturale di grande effetto e conseguenza nel dibattito pubblico italiano. Volonté interpreta il capo della squadra omicidi che ad inizio film uccide la sua amante e che dissemina indizi contro di lui per mostrare che il Potere è sempre al di sopra di ogni sospetto. Con l’uso del grottesco Petri denuncia la deriva poliziesca italiana, quella psicologica del protagonista, la mostruosità della classe media. Volonté-Petri in modo sottile richiamano la figura del commissario Calabresi allora non santificata. Contributi tecnici superlativi. Florinda Bolkan indimenticabile. Oscar come miglior film straniero, premiato a Cannes, Nastro d’Argento per Volonté.

LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO di Elio Petri, 1971

La magnifica accoppiata Petri-Volonté si ripropone a pochi mesi di “Indagine” con il film più compiuto sull’alienazione operaia. Lulù Massa è uno stakanovista che in seguito ad un incidente alla catena di montaggio diventa avanguardia rivoluzionaria di chi contesta padroni e sindacati. Per meglio interpretare il protagonista Volonté parlò prima del film con molti operai improvvisando poi sul set cadenze, tic, comportamenti. Avversato da tutti coloro che si occupavano di fabbrica e operai da qualsiasi posizione politica si ponessero. Lo scontento d’epoca è la cartina di tornasole di un film onesto, difficile, magnificamente perfetto nel suo indossarsi addosso a Volonté.

IL CASO MATTEI di Francesco Rosi, 1972

Il 1972 è l’apogeo della carriera di Volonté. A Cannes il film di Petri sulla classe operaia e quello che Francesco Rosi dedica ad uno dei primi misteri della Repubblica vincono ex aequo la Palma a Cannes e si assegna a Gian Maria una menzione speciale per aver recitato come protagonista nei due titoli d’oro. Prova titanica interpretare il celebre personaggio che modernizzò l’Italia pestando i piedi ai poteri forti nazionali e internazionali. Volonté supersonico, credibile, brechtiano. Indispensabile all’inchiesta di Rosi. Nel film emerge la novità di uno stile che intreccia con un magistrale montaggio il realismo del documentario e il fantastico.

SACCO E VANZETTI di Giuliano Montaldo, 1971

Film sulla tragica storia di due anarchici italiani mandati a morte negli Stati Uniti ingiustamente accusati di rapina e omicidio. Pellicola decisiva per la riabilitazione postuma di Sacco e Vanzetti.. Montaldo aveva visto lo spettacolo teatrale dove Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla, futuri protagonisti del film, avevano ruoli diversi. Questa volta il premio a Cannes è per Cucciolla. Ma la coppia è perfetta per tempi e intesa. Un piemontese e un pugliese come erano Sacco e Vanzetti. Nella colonna sonora anche la celebre canzone di Joan Beaz.

TODO MODO di Elio Petri, 1976

La premiata coppia Petri-Volonté alle prese con il romanzo di Leonardo Sciascia. Mentre infuria un’epidemia, un centinaio di notabili del partito-Stato che governa l’Italia da 30 anni si richiude in un albergo-convento per degli esercizi spirituali che sono una copertura per spartirsi il potere. Accadranno diversi omicidi In un cast pazzesco, Volonté è il protagonista, il Presidente. Lo modella perfettamente sulle movenze e i discorsi di Aldo Moro. Per questo motivo il film non viene mai programmato in televisione. Volonté sarà Moro anche nel film di Giuseppe Ferrara dedicato al rapimento delle Brigate Rosse vincendo l’Orso d’argento a Berlino come migliore attore. Ma il Moro di Petri è nettamente superiore. Una maschera da cabaret espressionista.

PORTE APERTE di Gianni Amelio, 1990

Ancora Sciascia tratto da un libro meno noto ma molto potente. Il Volonté adulto ed esperto nella riuscita regia di Gianni Amelio per interpretare un giudice siciliano che durante il fascismo davanti ad un assassino conclamato si batte per evitare la condanna a morte. Splendida sceneggiatura di Vincenzo Cerami che fa emergere il coraggio sciasciano della ragione contro il regime. Volonté stoico e meditabondo come personaggio “del film diventa un vero coautore, condizionandone il taglio narrativo, il ritmo, lo stile”.

LA MORTE DI MARIO RICCI di Claude Goretta, 1983

Un grande regista internazionale chiama Volonté ad una nuova grande prova d’attore. Questa volta è un reporter televisivo che va in Svizzera ad intervistare un esperto di fame nel mondo. Ma la morte di un immigrato italiano stravolge lo stato delle cose in un atmosfera che ricorda i libri di Durrenmatt. Identificazione totale con il giornalista pensoso che rianalizza la vita interiorizzando l’inutilità del suo mestiere impegnato. Volonté adagia la sua malattia fisica (due anni prima gli avevano asportato un polmone) a quella del suo personaggio Bernard Fontana che non fa più reportage in terre lontane. E sarà ancora una volta Palma d’oro come migliore attore a Cannes.

BANDITI A MILANO di Carlo Lizzani, 1968

Volonté aveva iniziato con il film di genere a da il meglio di sè forse nel miglior poliziesco di Carlo Lizzani. Istant film girato a poche settimane delle tragiche gesta della banda Cavallero che a Milano trova il capolinea nella sanguinaria rapina al Banco di Napoli di largo Zandonai e una conseguente serrata caccia ai rapinatori. Gian Maria è Pietro Cavallero, torinese deluso dal Pci e proletario in armi offre straordinarie sfaccettature del protagonista. Al film sfugge completamente il personaggio di Sante Notarnicola che in carcere entrerà nella lotta armata militante e mancano sfumature politiche non ben note all’epoca. Tra i rapinatori c’è Don Backy, primo ruolo da commissario per Tomas Milian. Incassò quattro miliardi di lire al botteghino.

PER QUALCHE DOLLARO IN PIU’ di Sergio Leone, 1965

Volonté era già stato Ramon il cattivo in “Un pugno di dollari”. Ma è ancora più cattivo l’antagonista di Clint Eastwood e Lee Van Cleef del secondo episodio della Trilogia. L’Indio è un meticcio drogato che uccide sotto effetto di marijuana. Paranoico e femminicida. Il suo rifugio in una chiesa sconsacrata e una sua inquadratura, definita michelangiolesca da Ennio Morricone, ispira l’uso dell’organo nella celebre partitura. Campione d’incassi di stagione. Volonté resterà molto deluso di non avere ancora il ruolo del cattivo nel terzo episodio della celebre saga.

QUIEN SABE di Damiano Damiani, 1966

Metti Volonté con Lou Castel e Klaus Kinski nel Messico della rivoluzione diretti da Damiano Damiani, e soprattutto sceneggiati da Franco Solinas che ha nella testa e negli occhi “Viva Zapata” di Elia Kazan, e registri la nascita del western politico ispirato da Che Guevara. Niente a che vedere con quello di Leone anche se girato nelle stesse location. Volonté impareggiabile nel ruolo di El Chuncho. Problemi con la censura per i dialoghi che andavano a sdoganare un turpiloquio necessario all’atmosfera picaresca. Problemi anche tra regista e Volonté che vennero alle mani durante una lavorazione molto difficile durata quattro mesi. Nacque un genere di successo.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.