I 10 migliori film di Kirk Douglas

Dieci personaggi resi immortali da un grande attore

La recente scomparsa di Kirk Douglas, a ben 103 anni, ha testimoniato sui social quanto e come fosse amato da almeno tre generazioni di spettatori un divo di Hollywood dalle idee molto liberal, che ha legato la sua tipica fossetta sul volto a personaggi indimenticabili e spesso controcorrente, non convenzionali, cinici e anche spietati.

Figlio di uno stracciarolo bielorusso ebreo e di mamma ucraina, la carriera di Douglas è quella di una aitante giovanotto che con molta gavetta e grande personalità si guadagna le chiavi dello star system, non disdegnando di essere anche produttore per poter controllare e valorizzare il prorpio lavoro e difendere spesso le sue belle bandiere ideali.

Da opere tratte dal teatro, da romanzi di successo, a biopic molto impegnativi, segnante nel western come nel poliziesco, spesso al servizio di grandi registi e autori, la filmografia di Kirk Douglas con oltre novanta titoli in carriera mi ha impegnato in una rigorosa e accurata selezione affettiva e di valore per onorare al meglio la sua memoria con i suoi dieci migliori film. Dieci indimenticabili personaggi della storia del cinema e la consapevolezza di non aver potuto aggiungere Ulisse e il Capitano Nemo.

ORIZZONTI DI GLORIA di Stanley Kubrick, 1957

Il colonnello Dax è il volto e il corpo dell’antieroe che mette alla sbarra del cinema l’immonda carneficina della Prima Guerra mondiale rappresentata dall’inutile assalto al Formicaio tedesco. Quarto film di Kubrick. Pellicola finanziata da Douglas, che nella sua biografia, ricorda che esercitò il proprio potere nei confronti del regista che per motivi di incasso aveva modificato la sceneggiatura originaria piazzandoci un lieto fine. Il drammatico finale tratto da un libro ispirato a fatti realmente accaduti sul fronte francese ne ha preservato il ruolo di capolavoro antimilitarista che mette a nudo anche le differenze di classe. Il colonnello Dax non è solo un militare che combatte senza pensare al proprio interesse e alle proprie medaglie e che si oppone all’assalto inutile, ma è anche un avvocato nella vita civile e quindi si assume l’onere impossibile della difesa davanti alla Corte marziale dei tre fanti presi a caso nella folle vicenda. Due ruoli indimenticabili in uno straordinario personaggio simbolo del grande cinema che si schiera contro l’orrore della guerra levatrice della Storia. La Francia offesa non concesse le location del proprio territorio e impedì la visione del film fino agli anni Settanta.

ASSO NELLA MANICA di Billy Wilder, 1951

Charles Chuck Tatum con uno strepitoso Kirg Douglas (primo film che lo consacra al grande pubblico) è un giornalista privo di scrupoli, che a causa dei suoi vizi (è un forte bevitore e un donnaiolo) viene licenziato dai più prestigiosi quotidiani di New York, Chicago e Detroit. Va in provincia a sfruttare a proprio vantaggio il caso di un uomo nel pozzo. Billy Wilder realizza un capolavoro dimenticato dalle programmazioni ma invece anticipatorio e molto lucido sul cinismo dei media. Il film è “Asso nella manica” ma verrà successivamente ribattezzato “The big carnival” una sorta di profezia sul circo mediatico.

SPARTACUS di Stanley Kubrick, 1960

Non solo la maiuscola interpretazione dello schiavo che si ribella al potere di Roma ma anche un nuovo impianto produttivo concepito e costruito da Kirk Douglas. L’attore produttore in prima battuta aveva chiamato alla regia Antony Mann poi sostituito da Kubrick in un film forse poco kubrickiano ma in cui offre il meglio della sua arte e tecnica nelle scene di battaglia e di violenza e nella direzione degli attori in un cast che contempla Laurence Olivier, Peter Ustinov, Tony Curtis. Lo Spartacus Douglas mette nei titoli di testa del film lo sceneggiatore Dalton Trumbo perseguitato dal maccartismo. Quattro Oscar. Secondo Morandini: “Il migliore – e il più adulto – dei colossi storici di Hollywood”.

IL GRANDE CAMPIONE di Mark Robson, 1949

Energica interpretazione del pugile Midge Kelly, atleta senza redenzione ma che mette da parte valori e principi tradendo moglie e l’allenatore che lo aveva portato al successo. Usa chiunque pur di arrivare alla corona del Mondiale, le donne, la mafia e persino il proprio fratello disabile. Finale tragico. Douglas da caratterista diventa una star degli Studios. Prima nomination come migliore attore ma l’unico Oscar che prenderà sarà quello alla carriera.

IL BRUTO E LA BELLA di Vincent Minnelli, 1952

Il bruto è lui, Kirk nei panni di un produttore cinematografico senza scrupoli, Jonathan Shields, esponente di Hollywood  fermamente intenzionato a toccare l’apice del successo, abbandonando l’attrice Georgia, il regista Fred Amiel e lo scrittore James Lee Bartlow. Anche se l’uomo è un approfittatore, queste persone gli devono comunque una parte del loro successo. Metacinema assoluto. Secondo Mereghetti uno dei più bei film sul cinema che si racconta da dentro. Seconda nomination all’Oscar per Douglas.

BRAMA DI VIVERE di Vincent Minnelli, 1956

Una delle sfide più amate da Kirk Douglas. Il biopic di una figura enorme dove l’attore s’incarna nel mito. Qui genio e follie del pittore Vincent Van Gogh. L’attore restituisce al meglio i problemi mentali, la paura di fallire, l’incontro con Gauguin, la grande arte incompresa. L’aderenza del protagonista al complesso personaggio è di altissima levatura. Ennesima nomination ma questa volta l’Oscar era meritatissimo. Il migliore Van Gogh di sempre.

PIETÀ PER I GIUSTI di Wiliam Wyler, 1951

Il titolo italiano non rende onore al più adeguato originale “Detective story”. Kirk Douglas “in ottima forma” è il poliziotto James McLeod determinato a lottare contro ogni forma di sopruso. Il film si svolge nell’arco di un giorno in un commissariato di New York. Dinanzi alla volontà della polizia locale di chiudere le indagini contro Karl Schneider, un medico accusato di aver fatto morire un paziente, il detective oppone resistenza, fino a mettere a rischio la propria sicurezza e quella della famiglia intera. Tratto da un dramma teatrale e sceneggiato anche da  Dashiell Hammett.

SFIDA ALL’O.K. CORRAL di John Sturges, 1957

Numerosi western nella filmografia di Kirk. Le mie preferenze vanno a questo classico tratto dalla Storia. Douglas si cala benissimo nei panni del medico John Doc Hollyday accompagnandosi allo sceriffo Wyatt Earp (interpretato da Burt Lancaster) in una celebre sfida contro il cattivo di turno, non attendibile sul piano storico, ma John Ford, che sullo stesso episodio girò “Sfida infernale,” ci ha insegnato che nel West la leggenda prevale sulla cronaca. Un crescendo di vicende ben incastrate  prepara la sfida. Dodici minuti leggendari.

UOMINI E COBRA di Joseph L. Mankiewicz, 1970

Western della decadenza con una trama avvincente che consegna molte stelle al merito a Douglas, questa volta cattivo a suo agio nei panni del protagonista Paris Pitman. Storia di un bottino di una rapina nascosto in mezzo ai serpenti. Ma anche film carcerario con il direttore carogna e quello umanitario. Finale sbalorditivo.

SOLO SOTTO LE STELLE di David Miller, 1962

John “Jack” Burns è un cowboy della modernità degli anni Sessanta. Reduce delle guerra di Corea, è un solitario, un romantico, un idealista. Un senza tetto, né legge. Con il suo amico aiuta i migranti messicani a passare illegalmente il confine. Si scontra con la polizia violenta. Uno “sconsolato canto funebre” del genere western e di una “certa idea dell’America”. Infatti il cavallo è inseguito dall’elicottero e dall’automobile della polizia e finisce ucciso sotto un Tir.

L’immagine originale della foto di copertina è su Wikimedia

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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