I 10 migliori film di Michel Piccoli

Un mostro sacro del cinema internazionale

Ci ha lasciato un mostro sacro del cinema internazionale.
E lo era non solo per la straordinaria tecnica affinata con il teatro ma anche per una sua incredibile sensibilità umana che lo ha fatto diventare punto di riferimento per grandi registi a partire da Luis Buñuel  che lo solleva da ruoli minori consegnandogli una notorietà internazionale tra gli appassionati di cinema d’autore.

Nella sua Francia, i genitori erano dei musicisti di origini ticinesi, conquista un preciso ruolo all’interno del sommovimento della Nuovelle vague “che vedranno in lui l’attore perfetto per ruoli fuori dalle norme e dalle convenzioni” (Mereghetti). Una palestra che gli consente di recitare anche con Hitchcock e in grandi produzioni internazionali.

Negli anni Settanta, grazie alla collaborazione artistica e umana con Marco Ferreri, lo fanno diventare come una sorta di bollino di qualità per i film cui partecipa sia da protagonista che da comprimario. Mai banale, sempre ispirato nelle parti che aggiungono un valore aggiunto ai numerosi film cui partecipa sia che fossero di genere o d’autore.  

Circa 50 spettacoli teatrali, 33 cortometraggi (un grande non disdegna questa forma d’espressione) e ben 176 lungometraggi girati in tutto il mondo sono un patrimonio enorme da sviscerare per scegliere i suoi migliori dieci film che in questa classifica vengono selezionati molto sulla base di una preferenza legata ai molti titoli italiani di gran levatura cui partecipò e che hanno lasciato un segno nel nostro pubblico. Fa riflettere che Piccoli non abbiamo mai vinto un César, l’Oscar nazionale francese. Eppure in Francia è stato molto amato. Un attore enorme e potente che merita di essere visto e ricordato.

HABEMUS PAPAM – NANNI MORETTI- 2011

Sul finire della carriera, una superlativa interpretazione di quelle che restano a futura memoria. Con Moretti regista idolatrato in Francia, miglior film dell’anno per i Cahiers du cinéma, l’ateo Piccoli dà il meglio di sè interpretando il personaggio del Papa depresso e che con il suo rifiuto anticipa la profezia di Ratzinger e quella di Bergoglio solo che cammina per le strade di Roma.

Ha scritto Cristina Piccino: «Riusciamo a immaginare qualcun altro vestito da papa, nelle strade capitoline, che fugge dal suo pontificato – anticipando ciò che accadrà davvero – come fa lui in Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti? Poteva essere paradossale, persino stonato, e invece Piccoli sa renderlo “reale” nella sua angoscia, nei suoi vezzi, nelle fughe della fragilità».

Il cardinale Melville con il suo panico umano ci restituisce le ansie della chiesa di oggi. Ma c’è anche la riflessione sullo spettacolo e il ruolo dell’attore nel suo incontro con la compagnia che deve mettere in scena Il gabbiano di Cechov. Il Papa in fuga è un attore frustrato che non è riuscito a salvarsi con il demone dell’arte. Viene costretto a tornare in un ruolo che non ha scelto dichiarando la sua incapacità ad assolverlo.

Da registrare che nelle polemiche molto dure del mondo cattolico contro il film, la Radio Vaticana non ebbe alcun problema a giudicare “bravissimo” Michel Piccoli.

LA GRANDE ABBUFFATA – MARCO FERRERI – 1973

Il regista televisivo che si chiude in una villa con altri amici per sfinirsi di sesso e cibo pantagruelico fino alla morte è monumentale nella recitazione e nell’adesione convinta a un progetto eversivo di questo capolavoro e non è un caso che tutti gli interpreti nel film hanno il loro nome di battesimo.

Terzo film di sei girato con l’autore italiano con cui Piccoli instaura un rapporto molto speciale fatto di reciproche introspezioni e complicità. In anni recenti l’attore dirà di Ferreri: «È stato il mio maître à travailler. Poche parole, nessuna discussione. Un’immensa libertà». In questo film quella libertà è esercitata prestandosi a mangiare all’inverosimile, scorreggiando e rendendosi incapace di muoversi prima di giungere alla morte dal personaggio che incarna per ruolo le deviazioni dell’arte e dello spettacolo.

Fischiato a Cannes e avversato da molta critica, non mancarono esegesi positive come quella di Maurizio Grande che scrisse di: “Uno specchio delle verità come eccesso”. Il Film fu censurato e bandito dalle programmazioni televisive.

Il padre e la figlia di Piccoli interpretano dei piccoli ruoli.

IL DISPREZZO – JEAN LUC GODARD – 1963

Mirabile apogeo del cinema godardiano e che lancerà Piccoli sul mercato internazionale grazie al ruolo dello sceneggiatore italiano marito di Brigitte Bardot al fulgore della sua bellezza fisica ed espressiva che lo disprezza (Le mèpris del titolo originale) per i compromessi che concede a un produttore americano che deve salvare un film sull’Odissea affidato a Fritz Lang che diventa il coro dell’opera.

Il film è tratto da un romanzo di Moravia stravolto dal regista, girato a Capri, Sperlonga e Cinecittà. Lo sceneggiatore Piccoli si barcamena tra i compromessi sostenendo che «Il cinema è meraviglioso» nonostante tutto comprese le avances accettate dalla moglie verso il produttore per divismo e successo.

Film massacrato dal produttore Carlo Ponti (quasi uno specchio di quello che accade nel film) con lunghi tagli, dialoghi modificati da un doppiaggio cialtronesco, e un’oscena sostituzione delle musiche di Delerue con diversa colonna sonora jazz di Piccioni. Godard lo disconosce, recuperato nella sua versione originale dal restauro e dalla nuova distribuzione della Cineteca di Bologna.

Piccoli è sublime come la Bardot. L’attrice per commentare la morte dell’amico collega ha detto: «Aveva talento, ironia e amava il mio fondoschiena…».

BELLA DI GIORNO – LUIS BUÑUEL – 1967

Come per Ferreri, estremamente fecondo il rapporto di Piccoli con il maestro spagnolo che ne ha fatto il suo “contraltare surreale” (Paolo Martini). Buñuel  ne nota le capacità fin da giovane dandogli un ruolo di rilievo ne La selva dei dannati. Seguiranno altri cinque film in cui condividono concezioni estetiche e politiche libertarie. Le mie preferenze vanno, pur se non attore protagonista, all’epocale Bella di giorno.

Henri Husson, uomo borghese riconosce di essere un borghese piccolo piccolo nel suo frequentare bordelli, diventando personaggio aperto nella sua manifesta ambiguità che si rispecchia nelle perversioni della bellissima protagonista.

Nel 2006 Piccoli, a differenza della Deneuve, accetta con grande trasporto, di partecipare al film omaggio di Manuel De Oliveira Bella sempre dove Henry Usson diventa il protagonista del nuovo trattamento.

DILLINGER È MORTO – MARCO FERRERI – 1969

Primo film di Piccoli con Marco Ferreri conosciuto su un set.  Il regista gli presenta un copione di dieci pagine, quasi senza parole. Un film muto, un personaggio senza battute. «E adesso? Gli ho chiesto. E adesso comincia a farmi vedere come lo faresti, mi ha detto».

E fa nel migliore dei modi il personaggio di Glauco, designer pubblicitario che torna a casa dalla moglie. Proietta vecchi filmini, perde tempo, si fa da mangiare, trova una pistola, la dipinge di rosso a pallini bianchi, la avvolge in giornale che parla di Dillinger,  tenta di far sesso con la cameriera, mima il suicidio, spara alla moglie dormiente e si imbarca su uno yacht in una fuga verso Tahiti.

Film emblema del Sessantotto, con Anita Pallemberg, girato a casa del pittore Schifano.

Messa in scena straordinaria. Critica alla società dei consumi feroce e sempre attuale.

SALTO NEL VUOTO – MARCO BELLOCCHIO – 1980

Anche se girato da Bellocchio nel suo non eccelso periodo quando collaborava con lo psicanalista Massimo Fagioli, un vibrante film di grandi recitazioni ma dove le bassezze e le ipocrisie ne sono protagoniste.

Piccoli è un giudice. Convive nella stessa casa della sorella. Entrambi non sposati. Mauro ha un rapporto malato di dipendenza con la sorella Marta che gli fa da madre, badante, convivente. Compare sulla scena Michele Placido nei panni di un attore prepotente che dovrebbe risolvere l’assurda situazione. Ma come in un gioco dell’oca psicoanalitico tutto tornerà come prima.

Trionfo a Cannes con Palma d’oro per la recitazione assegnata sia a Michel Piccoli che ad Anouk Aimée.

MILOU A MAGGIO – LOUIS MALLE – 1990

Il Sessantotto in forma di commedia ma gli echi di Buñuel (al copione collabora un suo sceneggiatore) e della vecchia dissacrazione non mancano. Siamo nel famoso Maggio francese e la morte della nonna richiama tutti gli eredi in una casa di campagna di provincia e lontana da Parigi dove arrivano gli echi della rivolta dalla radio ma anche rivoluzionari solidali borghesi e militanti che arricchiscono la riuscita cornice. Il figlio della scomparsa, il poetico Milou interpretato da Piccoli accoglie gli ospiti con la governante in una sarabanda esistenzialista e divertente molto riuscita.

Perfetta metafora degli avvenimenti del Sessantotto ne sintetizza l’adesione temporanea e la partecipazione collettiva della società francese che crede di fare una rivoluzione ma presto ritorna all’ordine con De Gaulle. Malle si concede un finale lirico surreale e fantastico che non prende posizione.

LA BELLA SCONTROSA – JACQUES RIVETTE – 1991

Forse uno dei più bei film dedicati all’arte.
Uno dei più bravi registi francesi attinge a un racconto breve di Balzac e contamina la sua arte di suggestioni alla Rohmer.

Il titolo del film fa riferimento ad un quadro incompiuto che ha costretto il pittore protagonista interpretato da Piccoli a smettere di dipingere e ritirarsi in un castello vicino Montpellier con la moglie che gli faceva da modella e qui impaglia animali.

Arriva un giovane pittore ammiratore con la splendida compagna. Tornerà la voglia di riprendere il quadro e la giovane (una splendida Emanuele Bèart) con le sue nudità accende una trama che sembra volgere alla tragedia ma riserverà non poche sorprese con un trionfo della creatività e dei misteri intimi dell’arte.

Mirabile performance di Piccoli che “Visto al lavoro nell’atelier sembra proprio un artista preso dalla vita” (Kezich). Poco conosciuto in Italia. Fu presentato in versione integrale a Cannes e tagliato di oltre 50 minuti nella distribuzione commerciale.

TRE AMICI, LE MOGLI, E (AFFETTUOSAMENTE) LE ALTRE- CLAUDE SAUTET – 1974

Il sodalizio tra Michel Piccoli e Sautet è stato molto intenso nella riuscita artistica e contempla film di straordinaria recitazione e intensità filmica come nel caso de L’amante e dello sconosciuto in Italia Mado.

Le mie preferenze però vanno a questo straordinario affresco corale che vede Piccoli nei panni di un medico cornificato dalla moglie per aver rinunciato ai suoi ideali, riunirsi con i suoi amici e le rispettive mogli nei week end per celebrare il loro cameratismo che invece apre una spietata fiera delle atrocità.

Tocco di regia strepitoso che ben alimenta un cast che annovera a fianco di Piccoli, Yves Montand e Serge Reggiani nei panni di un piccolo industriale e di un giornalista con ambizioni frustrate da scrittore. A movimentare la scena ci pensa Depardieu aspirante boxeur frenato dalla fidanzata. Interpretazioni superlative.

DIABOLIK – MARIO BAVA – 1968

Film nato per motivi commerciali e oggi diventato cult essendo ritenuto uno dei migliori film pop degli anni Sessanta per i riferimenti scenografici psichedelici.

Michel Piccoli interpreta il commissario Ginko, l’antagonista del celebre ladro assassino. Accolto dagli appassionati da violente polemiche per la mancata somiglianza con il personaggio del fumetto furono le sorelle Giussani a difendere Piccoli sostenendo: «Ginko si riconosce per quello che fa, non per il suo volto». E infatti fans fumettari e critica italiana lodarono l’interpretazione di Piccoli. Non fu così per Eva Kant e Diabolik. Ma in Francia il film pur se a basso budget e grazie all’ottimo artigianato di Bava diventò un successo ottenendo anche il plauso dei Cahiers. Poi anche in Italia, grazie alla giovane critica ha avuto una piena rivalutazione.

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Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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