I 10 migliori Film di sempre su Giornalismo

Da “Prima Pagina” a “L’Ultima Minaccia”

La prima volta è stato un corto del muto con Charlie Chaplin non ancora Charlot. Da allora redazioni, fotografi, giornalisti con taccuino fino a quelli con computer portatile sono una costante della Settima arte. Questa la mia personale top ten dei film sui giornalisti, molto condizionata dai miei trent’anni di redazione con molte parti in commedia

PRIMA PAGINA di Billy Wilder – 1974

In prima posizione una commedia frizzante e divertente che contiene tutti i topos del giornalismo novecentesco.
Anni Trenta. Jack Lemmon interpreta un famoso giornalista di Chicago che, a causa delle nozze con Penny Grant, sta meditando di lasciare la professione. Il suo direttore Walter Matthau non intende privarsene. Un anarchico innocente condannato alla sedia elettrica è l’intreccio perfetto tratto da una fortunata commedia teatrale di Ben Hacht già in precedenza sfruttata due volte dal cinema. Billy Wilder come Hacht aveva frequentato le redazioni. Quando la pièce arrivava al successo in America, lui a Berlino si occupava di raccontare le signore sole dei bar ma anche i fatti di cronaca nera rubando foto del morto ai familiari. Esattamente come dice Lemmon nel suo film e come hanno narrato i più grandi giornalisti che hanno avuto questo tipo di gavetta. 

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE di Alan J Pakula, 1976 

Bob Woodward e Carl Bernstein, i cronisti del celebre scoop, con campagna sostenuta da direttore e proprietà che costringerà alle dimissioni il presidente degli Stati Uniti Nixon per il caso Watergate, partecipano alla sceneggiatura di un film idolatrato da tutti i giornalisti d’inchiesta che vogliono mettere in scacco le menzogne del potere dominante. Ma tutto il pubblico fu conquistato da Robert Redford e Dustin Hoffman nei perfetti panni dei due reporter che hanno meglio santificato la libertà di stampa americana. Il film mostra con spettacolarità la ricerca del riscontro infinito anche quando hai una fonte del livello di Gola Profonda, pseudonimo tratto da un celebre film porno dell’epoca. 

QUARTO POTERE di Orson Welles, 1941

Opera prima di uno dei più grandi geni del cinema che realizza uno dei più grandi film della storia del cinema.
“Citizen Kane” è ispirato, tanto da riceverne il boicottaggio, alle vicende e alla vita dell’editore Hearst e ai suoi giornali popolari molto poco imparziali. Fortunatissima la traduzione del titolo italiano “Quarto potere” che riprende la definizione del politologo inglese Burke immettendola nel linguaggio popolare grazie al film di Orson Welles.

THE POST di Steven Spielberg, 2018

Nel 1971 l’editrice del Washington Post, Katharine Graham, e il redattore Ben Bradlee rischiano le proprie carriere e la libertà rendendo pubbliche le malefatte dei governi retti da quattro presidenti degli Stati Uniti. Quando i praticanti e i ragazzini venivano mandati a marcare gli avversari perché avevano già lo spirito di squadra e il sacro fuoco. Quando avevi il pacco con le carte secretate dello scoop e il cuore ti batteva forte come a un tavolo di poker. Quando lo scoop era della tua testata e andavi in rotativa aspettando i camioncini che partissero per le edicole. Un grande omaggio ai quotidiani di carta.

ASSO NELLA MANICA di Billy Wilder, 1951

Billy Wilder (ancora lui) realizza un capolavoro non compreso da pubblico e critica perché troppo anticipatorio sulla distorsione dei media. Il film è “Asso nella manica” ma verrà successivamente ribattezzato “The big carnival”, una sorta di profezia sul circo mediatico.
Charles Chuck Tatum – uno strepitoso Kirk Douglas – è un giornalista privo di scrupoli, che a causa dei suoi vizi (è un forte bevitore e un donnaiolo) viene licenziato dai più prestigiosi quotidiani di New York, Chicago e Detroit. Va in provincia a sfrutta a proprio vantaggio il caso di un uomo nel pozzo.

LA DOLCE VITA di Federico Fellini, 1960  

Capolavoro assoluto della storia del cinema. Il giornalista Marcello Rubini è un monumentale Mastroianni testimone e complice di un mondo caotico e volgare, cinico, privo di valori e soprattutto minato da un’insopportabile noia di vivere. Tra lavoro e non lavoro è il Virgilio della Roma del boom. Miracoli, tragedie familiari, gossip da spettacolo e grande celebrazione di via Veneto destinata a gloria eterna. Il personaggio del fotografo Paparazzo diventa toponimo della professione. Ha ispirato in forma non dichiarata “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. 

UNA VITA DIFFICILE di Dino Risi, 1961  

Dino Risi racconta l’odissea di Silvio Magnozzi rendendola metafora della storia italiana, dal dopoguerra al boom. Partigiano che non si laurea e diventa giornalista comunista. Fa le pulci a un commendatore traffichino che lo compra al suo servizio. Magnozzi, uno strepitoso Alberto Sordi, accetta per recuperare il rapporto con la moglie, interpretata da Lea Massari. Indimenticabile finale. Party della Roma bene con schiaffone al suo editore.

FORTAPASC di Marco Risi, 2009

Biopic di Giancarlo Siani, giovane giornalista abusivo che tra Torre Annunziata e Napoli racconta con precisione la camorra pagandone inconsapevolmente il prezzo con un omicidio deciso dai clan. La passione del mestiere di chi è cronista per strada. Il giornalista “giornalista”, ben diverso dal passacarte che vede nel mestiere un modo per evitare il lavoro normale. Puntuale nella ricostruzione dei fatti e nell’ambientazione d’epoca. Ha contribuito a far entrare Siani nell’immaginario collettivo. 

URLA DAL SILENZIO di Roland Joffè, 1984

Vincitore di tre Oscar. Sydney Schanberg, giornalista del “New York Times” viene mandato nel 1972 in Cambogia, per seguire la guerra tra i Kmer rossi e il governo di Lan Nol e là si avvale del dottor Dith Pran (un laureato in chirurgia), come guida e interprete. Una storia vera, eroica e commovente, realizzata dallo storico produttore dei film di Woody Allen. La barbarie della guerra e dei campi di rieducazione attorno all’amicizia professionale. Il film che ha meglio raccontato l’epica dura dei grandi inviati di guerra. 

L’ULTIMA MINACCIA di Richard Brooks, 1952

Humphrey Bogart in forma smagliante nel ruolo del direttore che con il suo quotidiano conduce una campagna contro un gruppo di affaristi disonesti. I proprietari del giornale decidono di vendere. Il direttore si oppone e continua, improvvisandosi all’occorrenza anche detective per smascherare i truffatori. Alla fine la spunta: i colpevoli sono arrestati e il suo giornale continuerà le pubblicazioni. Nel finale Bogart dice al gangster – che al telefono ascolta il rumore della rotativa – la celebre battuta «È la stampa bellezza, la stampa, e tu non puoi farci niente, niente».

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.