I 10 migliori film di Totò, il principe della risata

I 10 migliori film di Totò

Il principe della risata

Il principe De Curtis in arte Totò ha interpretato come protagonista ben 97 film, rari quelli come “partecipazione straordinaria”. In nove partecipa ad episodi, ma alcuni sono stratosferici, infatti due li ho messi in top ten, in una scelta difficile e che forse da tutti non sarà condivisa perché ognuno ha il suo totoismo. Massacrato dalla critica (con poche eccezioni) al massimo del successo, rivalutato dopo la sua morte, amatissimo dal pubblico di ieri, di oggi e sicuramente di domani. La sua icona adorna caffè, barbieri, ristoranti, pizzerie, salotti a dimostrazione di essere una figura nazionale di riferimento con il suo eversivo linguaggio e una mimica rimasta insuperabile. Quando non c’era YouTube ripetevamo a memoria dialoghi e macchiette. Oggi lo vediamo e lo rivediamo continuando ad esorcizzare i mali della vita con le sue sane risate. Questi i suoi migliori dieci film. A prescindere dalle pinzillacchere.

TOTO’, PEPPINO E LA MALAFEMMINA di Camillo Mastrocinque,1956

Capolavoro assoluto di comicità in sodalizio con Peppino De Filippo una delle sue migliori spalle di sempre, non a caso citato nel titolo (il successo dede vita ad un serie di Toto, Peppino e…). Nato attorno alla celebre canzone di Totò, si sviluppa come viaggio dei due fratelli Caponi stralunati meridionali e campagnoli che vanno con la sorella a redimere Teddy Reno nella Milano del boom. La dettatura della lettera è probabilmente la scena più comica del cinema italiano. Indimenticabile anche l’arrivo a Milano vestiti da cosacchi. Ma il film è un divertimento continuo sia che si metta alla berlina un ghisa milanese di piazza Duomo o che si lancino pietre al vicino. Una sorta di rivincita della questione meridionale.

TOTO’ A COLORI di Steno, 1952

Primo film italiano a colori che il papà dei Vanzina magnifica con una strepitosa antologia di sketch che Totò aveva reso popolare negli spettacoli di rivista che avevano attraversato in lungo e in largo la penisola. Battute epocali che ancora si citano, sberleffi alla politica (l’onorevole nel treno), ma anche agli esistenzialisti d’epoca con il celebre sputo nell’occhio. Totò è anche un Pinocchio snodato e metafisico che avrà dato da pensare a quello di Garrone prossimo venturo. Strepitoso finale funambolico con Totò nei panni da direttore d’orchestra. Ha tramandato il regista: “Non era il caso di stare a fare della regia. Fu come se avessi dato la macchina da presa in mano a Totò. I suoi tempi erano perfetti”.

UCCELLACCI E UCCELLINI di Pier Paolo Pasolini, 1966

Totò, salvo l’eccezione non riuscita da Rossellini con “Dov’è la libertà”, era sempre stato schivato dagli autori ma in questo film ottiene un protagonismo da cineteca trovandosi ad essere il papà di Ninetto Davoli in uno dei film più intensi nella riflessione pasoliniana. Totò il comico, una sorta di Charlot napoletano cammina con il ragazzo di vita conosciuto per caso da Pier Paolo sul set della “Ricotta” di cui è mentore innamorato. Sono i due eroi , che di cognome fanno simbolico “Innocenti”, in un film saggio che resta a futura memoria . Li segue un corvo che ha la voce del poeta Leonetti che racconta loro la storie di fraticelli francescani che trovano narrazione filmica negli stessi attori. Il volatile ammonisce i due viandanti in un on the road di metaforico impatto.

GUARDIE E LADRI di Steno e Monicelli, 1951

Due grandi registi e un pugno di strepitosi sceneggiatori (Vitaliano Brancati, Ennio Flaiano, Ruggero Maccari) plasmano il miglior Totò neorealista in coppia con Aldo Fabrizi (anche sceneggiatore) maresciallo panzone che insegue il ladro Ferdinando Esposito. Le loro famiglie diventano amiche come poteva essere al tempo con grande umanità. Carlo Delle Piane figlio di Totò, Ave Ninchi la moglie di Fabrizi in una girandola di gag e battute molto divertenti con un retrogusto sociale perfettamente riuscito. Vertice del neorealismo comico. Totò non ride mai come Buster Keaton. Unico film apprezzato dalla critica d’epoca. Nastro D’argento per Totò e Palma d’oro a Cannes come migliore sceneggiatura.

MISERIA E NOBILTA’ di Mario Mattoli, 1954

La regia artigiana di Mattoli mette in scena magnificamente l’omonima farsa di Eduardo Scarpetta e Marchesi sceneggia il tema della fame dei poveri che devono arrangiarsi contro lor signori. Illuminato da un colore sfavillante il personaggio di Felice Sciosciammocca è un Pulcinella senza epoca dotato dalla capacità di essere scrivano (anche qui c’è una lettera molto divertente). Epica danza degli spaghetti, dialoghi comici intramontabili, commedia degli equivoci con i poveri travestiti da nobili. Spesso rasenta il vaudeville. Con Totò anche Carlo Croccolo, Dolores Palumbo e una procacissima Sophia Loren in un classico del teatro napoletano che diventa classico del cinema partenopeo.

LASCIA O RADDOPPIA di Camillo Mastrocinque, 1956

Anno mirabile per Mastrocinque che con Totò ne gira 5 di gran levatura. Di gran successo catapultare Totò nelle vicende della maggiore trasmissione di successo televisivo degli albori, quasi fosse uno dei veri concorrenti del quiz alle prese con Mike Bongiorno e la valletta Edy Campagnoli. Totò a proprio agio nei panni del nobile “povero” Gagliardo della Forcoletta esperto di ippica. Numeri da capogiro con Carlo Croccolo maggiordomo. Attorno si aggiunge un’improbabile vicenda di gangster e belle dive. Ma a distanza di mezzo secolo si ride come allora.

LA BANDA DEGLI ONESTI di Camillo Mastrocinque, 1956

Qui sceneggiano Age e Scarpelli inventando per Totò il personaggio del portinaio Antonio Bonocore (nome omen) che con il tipografo Giovanni (il solito Peppino De Filippo) e il pittore d’insegne Felice (uno strepitoso Giacomo Furia) incarnano l’italico sogno di far quattrini facili falsandoli magari per andare in pellegrinaggio a Lourdes. Intreccio perfetto per una vicenda molto comica e tutelatrice dei buoni sentimenti. I furbi che non mancano mai sono ben tratteggiati. Totò giganteggia da par suo in buona sintonia dei suoi due compagni. Peccato non aver riproposto il trio in altri film.

GLI ONOREVOLI di Sergio Corbucci, 1963

Film che ha preso fama e mito nel corso del tempo. Diviso in episodi per protagonisti che si candidano alle elezioni in diversi partiti. Su tutti giganteggia Totò nella parte riuscitissima di Antonio La Trippa, uomo della società civile si direbbe oggi candidato con un partito che oggi definiremmo sovranista. Il claim ossessivo “votantonio votantonio” è ancora presente nell’immaginario collettivo come gli appelli notturni al caseggiato con megafono artigianale. Come il mister Smith di Frank Capra, Totò La Trippa manderà a carte 48 il complotto dei farabutti. Consegnando alla storia la sua effige di eroe anticasta.

L’ORO DI NAPOLI di Vittorio De Sica, 1954

Film ad episodi tratto dai racconti di Giuseppe Marotta. Accusato di bozzettismo incarna il ventre della Napoli dell’epoca. A partire dall’episodio con Totò “Il guappo”: ma Totò non può mai essere guappo. Totò è un povero diavolo con numerosi figli, tiranneggiato da Don Carmine che da dieci anni abita, di prepotenza in casa sua. Un giorno Don Carmine si ammala e finalmente Saverio trova il coraggio di buttarlo fuori di casa. Totò di mestiere fa il pazzariello. Ruolo che lo consegna alla santificata memoria dei napoletani.

TOTO LE MOKO di Carlo Ludovico Bragaglia, 1949

Parodia napoletana riuscitissima del film di Jean Gabin “Il bandito della Casbah” di Duvivier. Commedia degli equivoci del suonatore di banda Totò e che invece di suonare ad Algeri diventa capo dei banditi. Una girandola di gag e balletti mimici ne fanno un film molto divertente in tutto il suo indovinato trattamento. Totò canta, balla, fa il finto duro. Apprezzato anche in Francia e in Belgio. Da vedere e rivedere.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.