I 10 migliori film musical

Quando il cinema canta e balla

Le sue origini erano nelle opere di gran successo a Broadway e nei teatri di Londra, poi con l’avvento del sonoro il cinema s’impossessa del genere musical. Fantastici movimenti coreografici nel corso del secolo breve hanno accompagnato storie semplici che nel corso del tempo hanno abbandonato le semplici vicende amorose per bagnarsi proficuamente negli avvenimenti politici e nella migliore contaminazione con le culture pop e rock. Il musical al cinema è l’America fatto salva qualche eccezione. Ho scelto per voi i miei migliori dieci film di un genere che ha prodotto innovazioni, sogni, canzoni indimenticabili, star di prima grandezza, trame da operetta e metacinema da Oscar.

BLUES BROTHERS di John Landis, 1980

Un regista geniale come un barman di Chicago mette in scena elementi comici, demenziali e disastrosi. La storia di due fratelli vestiti di nero è strettamente legata alla ricostituzione di una band che suona il rhythm’n’blues. John Belushi e Dan Aykroyd già affermati diventeranno la nuova coppia comica del cinema americano ed entrano nell’immaginario collettivo globale. Il blues ritmato e non triste e iettatorio diventa mainstream per i giovani in tutto il mondo grazie ai classici riarrangiati e splendidamente coreografi che mettono in campo la cultura black di Aretha Franklin, Ray Charles, James Brown, John Lee Hocker, Cab Calloway. Oggi anche gli ultrà dello stadio cantano “Minnie the moucher” perché l’hanno appresa dal film. C’è spazio pure per country e rock ’n’roll. Cult movie che non perde smalto nel corso del tempo. Si vede e si rivede sempre recitando battute e citazioni che hanno fatto soprattutto di Belushi il controeroe dissacrante di una generazione.

CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA di Stanley Donen e Gene Kelly, 1952

A pretesto il passaggio complesso dal cinema muto a quello sonoro di un famoso attore che fa coppia con un’attrice antipatica e che si avvale per superare il problema di un amico e di una cantante. L’intreccio aggiunge che i l fan credono che i due attori del muto siano fidanzati da tempo, ritenendoli addirittura una coppia modello del cinema e ciò rende lei ancora più antipatica e insopportabile. Secondo Morandini “una delle migliori commedie musicali sulla storia di Hollywood”. Guerra dei sessi con momenti coreografici indimenticabil, regia di altissimo livello e siparietti comici che non hanno perso freschezza e vigore.

CAPPELLO A CILINDRO di Marck Sandrich, 1935

Nureyev considerava Fred Astaire il miglior ballerino del Novecento. In coppia con Ginger Rogers nei dieci film che hanno girato assieme una delle più celebri coppie della storia del cinema ma questo è sicuramente quello meglio riuscito. Fred è un ballerino e Ginger un’indossatrice. Sceneggiatura densa di equivoci, ingredienti degni di commedia plautina e tecniche alla Goldoni che si avvalgono di strepitose coreografie che ricostruiscono in studio anche Londra e Venezia. I tacchi scandiscono un ritmo indiavolato di tip tap funambolico, esibizione in teatro con Fred nel celebre numero in cui abbatte i ballerini con il bastone adoperato come fucile. Nella colonna sonora anche un accenno di tarantella italiana. La canzone “Cheek to cheek” diventerà un classico.

LA LA LAND di Damien Chazelle, 2016

Un pianista jazz e un’aspirante attrice si innamorano mentre sono entrambi impegnati a inseguire le proprie ambizioni e i propri sogni, ma le cose cambiano non appena cominciano a raggiungere il successo. A Los Angeles rinasce il genere omaggiando e citando la grande storia del musical cinematografico. Ambientato lungo l’arco delle quattro stagioni poggia sul grande talento artistico e carismatico di Emma Stone e Ryan Gosling. Spettacolari coreografie realizzate per strade e negli studios. Riflessione incantata ma reale sulla società dello spettacolo e le difficoltà del successo che attraverso la regia determinata di un giovane riattualizza i canoni del genere. Chezelle ha affermato di aver preso un vecchio musical e lo ha calato “nella vita reale in cui le cose sempre non funzionano”. Sei Oscar e pioggia d’incassi in tutto il mondo.

WEST SIDE STORY di Robert Wise, 1961

Prendi “Romeo e Giulietta”, trasforma i Montecchi e i Capuleti in due bande dei quartieri popolari della Grande Mela e con le musiche di un certo Bernstein che avevano trionfato a Broadway nell’omonimo musical e avrai un clamoroso successo premiato con dieci Oscar che ne fanno un classico purtroppo spesso dimenticato dalle programmazioni televisive e sconosciuto alle giovani generazioni. Canzoni stupende, coreografie meravigliose spesso girate dal vero nelle strade dove è ambientata la tragica storia che si avvale anche della recitazione di Natalie Wood ma è doppiata nelle canzoni. L’attenzione ai temi sociali e le tecniche innovative riformarono il genere.

CABARET di Bob Fosse, 1972

Da un successo di Broadway la storia ambientata nella Berlino nazista di una spogliarellista che canta in un cabaret trasgressivo e decadente e arrotonda accompagnandosi a ricchi signori. Ispirato a Kurt Weil e Brecht è secondo Mereghetti “uno dei musical moderni più riusciti e famosi in perfetto equilibrio tra vis comica e tensione drammatica”. Una superlativa Liza Minnelli, figlia del grande regista di musical Vincent e di Judy Garland, canta e diventa un’icona dello mondiale. Il film mette in spettacolo la vita quotidiana della Repubblica di Weimar in un titolo che divide la critica. Mi metto dalla parte di chi lo considero punto di svolta del musical adulto. Otto Oscar.

HAIR di Milos Forman, 1979

La guerra del Vietnam attraverso una recluta che dalla provincia arriva a New York e incontra gli hippy pace amore e libertà era la materia di uno dei primi musical alternativi di successo che aveva destato inevitabile scandalo tra i benpensanti e convinta adesione tra liberal e aderenti al Movimento di contestazione alla guerra sporca. Ci vorranno anni per trasportarlo al cinema grazie ad un regista geniale profugo dalla Cecoslovacchia comunista e diventato americano. Il film è molto innovativo come annota Morandini perché “il suo ritmo non è scandito dai numeri musicali, ma dal montaggio che costruisce i balletti”. Le canzoni “Aquarius” e “Hair” restano come inno pacifista, “Let the sun shine” nel finale costruisce una riuscita tensione drammatica evitando l’happy end e costruendo un revival indelebile della controcultura americana.

GREASE di Randal Kleiser, 1978

John Travolta fresco reduce del successo della “Febbre del sabato sera” fa coppia perfetta con Olivia Newton John in un musical preso da Broadway e che diventa il musical di maggiore incasso tratto dalla cultura e dallo stile di vita anni Cinquanta. Molto scanzonato e perfettamente ballato contamina il musical classico con la cultura dei fumetti e l’intrattenimento divertente dell’ultimo anno di scuola all’epoca in cui i giovani erano finalmente diventati consumatori necessari. Senza pretese sociologiche divenne un classico creando identificazione e revival nei teenagers di tutto il mondo occidentale che iniziarono ad usare brillantina, cotonature e giubbotti di pelle. Sempre bello da rivedere.

IL MAGO DI OZ di Victor Fleming, 1939

Primo film con alcune sequenze a colori (“Il cantante di jazz” era stato invece il primo film sonoro della storia del cinema a riprova del carattere innovativo del musical) che va ascritto oltre che al regista di “Via col vento”al genio, anche ad Arthur Fred il più celebre producer di musical hollywoodiani. Quattromila costumi per mille figurazioni e molti nani che invadono gli studios in una storia tratta da un libro ma che negli Stati Uniti è memoria collettiva per i bambini di diverse generazioni grazie ad uno dei film più celebri della storia del cinema. Ottimi effetti speciali per l’elogio della fuga e del sogno della minorenne Judy Garland (era già una piccola star affermata) verso il mago di Oz in compagnia di uno spaventapasseri, un leone codardo e un omino di latta. Oscar per l’adattamento musicale e anche alla intramontabile canzone “Over the rainbow”. Ricolorato in anni recenti.

THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW di Jim Sharman, 1975

Due fidanzati in una notte di pioggia finiscono in un sinistro castello. Ma il mito di Frankenstein è genialmente modificato perché i tempi sono cambiati e quindi protagonista della storia è un transex extraterrestre che per il proprio piacere si è costruito un muscoloso biondone. Tratto da un musical inglese il film si affermò non con le prime uscite ma con l’adozione dei gruppi gay, trans e alternativi che nelle proiezioni di mezzanotte si vestivano come i protagonisti del film dando vita ad uno spettacolo nello spettacolo. Il fenomeno ha riguardato anche Milano dove il film è programmato ancora oggi dal 1976 al cinema Mexico. Cult movie che sa unire le atmosfere dell’horror e fantascienza di serie B con le suadente ambiguità del glam rock. La fidanzatina ingenua è Susan Sarandon.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.