I cambiamenti climatici producono più nuovi sfollati delle guerre

Sono gli “sfollati interni”, migliaia in Europa. Vittime di calamità naturali, non migrano in altri Paesi

Il numero di sfollati interni nel 2019 ha raggiunto cifre da record. Si tratta di persone che hanno perso la propria casa a causa di conflitti e disastri naturali. Vengono definiti migranti nazionali o, appunto, sfollati interni: sono persone che non fuoriescono dai confini del proprio Paese ma si trovano in condizioni critiche a seguito di eventi eccezionali.
I dati del Global Report on Internal Displacement 2020 sono allarmanti e ci mostrano due evidenze chiave: da un lato, i cambiamenti climatici producono più nuovi sfollati delle guerre, dall’altro i nuovi sfollati climatici in Europa sono già tantissimi.

Eventi meteo estremi, guerre e ora anche il Covid-19

Il Report dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), che fa parte del Norwegian Refugee Council, stima che nel mondo si contano 45.7 milioni di sfollati interni a causa dei conflitti violenti che hanno avuto luogo in 61 Paesi. La maggior parte degli sfollati si trova in Siria, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Yemen, Afghanistan.
Altri 5,1 milioni di sfollati interni sono il prodotto di calamità naturali. Questo include 1,2 milioni di persone che hanno perso la casa a seguito delle inondazioni in Afghanistan, 500 mila persone che sono finite in strada a causa dei monsoni in India e 33 mila che ancora non hanno messo radici dopo il terremoto di Haiti del 2010.
Questi individui si trovano oggi in campi di emergenza spesso affollatissimi, dove il diffondersi della pandemia di Covid-19 ne ha acuito i problemi e la vulnerabilità.

Nel 2019 si sono registrati 33,4 milioni di nuovi sfollati interni, il dato più alto dal 2012

8,5 milioni sono il prodotto di conflitti ma circa il 24,9 milioni sono il prodotto di calamità naturali come il ciclone Fani in Sri Lanka, Andhra Pradesh, India orientale, Bangladesh e Bhutan, i cicloni Idai e Kenneth in Mozambico e l’uragano Dorian alle Bahamas. Ma anche piogge pesanti e prolungate generano sfollati, come nel caso dei 2 milioni di nuovi senzatetto in Africa.
I dati sono preoccupanti ma poteva andare addirittura peggio. Il Report stesso sottolinea che in zone ripetutamente colpite come l’Asia i progressi sono notevoli: grazie ad un monitoraggio più accurato, ad una maggiore efficacia dei sistemi di allerta e ad una serie di evacuazioni tempestive molte vite sono state salvate.
La roadmap per i prossimi 10 anni si basa su 3 capisaldi: migliore informazione sui rischi, più risorse e una politica di investimenti più solida.
Di seguito: il primo grafico mostra anno per anno il numero di nuovi sfollati generati da disastri (colore blu) e conflitti (colore arancione); la classifica dei Paesi in cui si contano più sfollati per ognuna delle due cause prese in esame.

I cambiamenti climatici generano sfollati anche in Europa

Forse non ci prestiamo molta attenzione e tendiamo ad associare i cambiamenti climatici a fenomeni estremi che si verificano in Paesi molto lontani dai nostri confini. Nulla di più sbagliato. La diminuzione dei conflitti in Europa (il dato che emerge nel Report è legato soprattutto al mutare della situazione in Ucraina) rende ancora più evidente l’aumento degli sfollati interni dovuto al verificarsi di calamità naturali. L’infografica è eloquente.

In Europa è complicato collegare eventi singoli, che si verificano in aree tutto sommato ristrette, alle migrazioni e agli sfollati interni. Un tornado che colpisce un Paese asiatico provoca centinaia di morti e migliaia di sfollati in un arco di tempo ristretto, mentre in Europa i dati vanno interpretati in maniera diversa e più approfondita.
Dopo un evento naturale estremo e improvviso, spesso le persone non gettano subito la spugna né si trasferiscono in altri Paesi del mondo. Nella maggior parte dei casi tengono duro, tentano di rialzarsi, mettono mano ai risparmi, cedono dopo qualche anno. Sappiamo, tuttavia, che nei 5 Paesi europei in cui si registra il numero più alto di nuovi sfollati si sono verificati alcuni eventi meteorologici estremi particolarmente rilevanti.
Spagna e Portogallo ormai da anni sono alle prese con ondate di calore estreme, che hanno generato incendi devastanti come quello dello scorso anno alle Canarie. Alcuni di questi eventi passano in secondo piano dopo qualche mese ma le loro conseguenze sulla popolazione si manifestano per anni. Sono questi eventi che, alla lunga, possono generare sfollati.
Lo stesso discorso vale per le inondazioni che hanno colpito ripetutamente i Balcani negli ultimi anni, con il Danubio che ha rotto gli argini ed ha distrutto coltivazioni, ucciso bestiame, lasciato interi villaggi in ginocchio.
È il ripetersi sistematico di eventi come questi che mette le persone a dura prova.
Un ripetersi che in altri Paesi del mondo ormai da decenni ha portato a migrazioni continue, prima da villaggio a villaggio, poi dai villaggi alle città e infine dalle città ad altri Paesi del mondo.

I cambiamenti climatici sono realtà ormai anche in Europa e in Italia. Non dimentichiamo che lo scorso anno nel nostro Paese il numero di incendi è drammaticamente triplicato e che, se spesso la matrice è dolosa e i colpevoli sono i piromani, i cambiamenti climatici accentuano il problema e gettano altra benzina sul fuoco.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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Anna Tita Gallo

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Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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