I fissati con il riscaldamento globale hanno torto marcio: lo scrive Libero

Anche stavolta si è confuso meteo con clima, anche stavolta si è fatta disinformazione.

I radical chic fissati con il riscaldamento globale hanno torto marcio. La prova? In questi giorni le temperature sono paragonabili a quelle di novembre. Parola del giornale Libero, la cui redazione, evidentemente al momento impossibilitata a conoscere la differenza tra clima e meteo, ha titolato in prima pagina “Il brivido della realtà, riscaldamento del pianeta? Ma se fa freddo”. A fare psicologia spiccia si direbbe che già “pianeta” scritto in minuscolo è una spia dell’interesse della testata giornalistica diretta da Vittorio Feltri nei confronti del clima. Disinteresse legittimo in democrazia, per carità.  Tanto più che in passato non sono mancate argomentazioni simili da parte di confutatori ben più istituzionali. Quattro anni James Inhofe, senatore repubblicano dell’Oklahoma, confutò durante un’assemblea del Senato ogni ipotesi di riscaldamento portando in aula una palla di neve. Soppesò la palla di neve in mano e disse: “Fuori c’è la neve, quindi non c’è alcun riscaldamento globale in atto”. 

Gli sbalzi di temperatura e le anomalie del meteo, compresa l’ondata di gelo che ha investito l’Italia in questo mese di maggio, sarebbero conseguenze dirette del surriscaldamento climatico. Perché è il meteo a dipendere dal clima, non viceversa. 

I dati dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna hanno espressamente comunicato che il 2018 è stato l’anno più caldo degli ultimi due secoli in Italia, che così conferma la tendenza globale all’aumento delle temperature medie.

Perché, allora, c’è la neve se il Pianeta si surriscalda?

La domanda è lecita e la risposta complessa. Concretamente, è appurato che esiste una relazione tra riscaldamento dell’Artico e gli eventi freddi che si manifestano nell’emisfero Nord. Gli studiosi di tutto il mondo stanno cercando di capirne i nessi così da individuare la strategia migliore per contrastare i fenomeni, spesso disastrosi, legati a tale relazione.

Per ora si parla del cosiddetto vortice polare, un fenomeno atmosferico che prevede, molto in sintesi, che quando una grossa zona di bassa pressione centrata grosso modo sul Polo Nord ruota in senso antiorario, il comportamento del vortice polare dipende in gran parte dalla quantità di ghiaccio e neve presenti. Se nell’oceano del Polo galleggia meno ghiaccio, l’acqua si scalda di più ed evapora più facilmente. Di conseguenza aumenta l’umidità dell’aria e ciò tende a indebolire ed espandere il vortice. Finché il bordo del vortice non si rompe, e l’aria fredda e umida del Polo deborda verso sud, nell’emisfero boreale si manifestano tempeste di neve, perché, per quanto meno fredda degli standard polari, l’aria che proviene dal Polo Nord rimane nettamente inferiore rispetto a quella del nostro continente: perciò si verificano le tempeste di neve.  

Forse è il caso che ci si metta di buona lena e si studi un po’ di fisica, un po’ di legge della conservazione dell’energia, e un tocco di principi della termodinamica, nozioni che non guastano mai, a prescindere dalla questione del riscaldamento globale.

Il surriscaldamento globale esiste e l’unica soluzione è affrontare il problema dalla radice. Il problema, però, è che va contro gli interessi capitalistici. Negarlo come fanno Libero, Donald Trump e gli altri negazionisti con frasi come “riscaldamento del pianeta? Ma se fa freddo”, significa commettere un’operazione del tipo: “Fame nel mondo? Ma se a pranzo ho mangiato 200 grammi di pasta”. Conoscendo quelli di Libero, il titolo di ieri non era né sarcastico né stupido. Il sarcasmo farebbe una provocazione per stimolare un dibattito produttivo. La stupidità farebbe un’affermazione dettata dall’ignoranza. Libero fa di peggio: afferma il falso, per alimentare l’ignoranza. In sostanza fa l’esatto opposto di ciò che dovrebbe fare un giornale: informare.

Stela Xhunga

Stela Xhunga