I gatti di Andrea Camilleri

Federica racconta dei suoi incontri con lo scrittore siciliano e del suo amore per i gatti

L’amicizia con Camilleri è nata all’inizio di questo millennio, ero andata a intervistarlo per Il Fatto, il programma di Enzo Biagi per cui lavoravo. Così scoprii due questioni fondamentali: Camilleri abitava nello stesso palazzo della mia redazione romana e avevamo una grande passione in comune per i gatti.

Da allora per un lungo periodo abbiamo preso l’abitudine di passeggiare insieme tutte le mattine, parlavamo di famiglia, di politica, di libri e di gatti ovviamente.

Lo riempivo anche di richieste dettate da amici pazzi di lui, che mi consegnavano copie dei suoi romanzi per ricevere dediche. Camilleri era sempre disponibile, «Raccontami qualcosa in più di questa persona», poi annotava qualcosa e firmava.

L’aver ottenuto successo in età avanzata aveva contribuito, insieme a un’indole serena e rilassata, a non fargli mai montare la testa. Sembrava piuttosto divertito e stupito dalla grande attenzione nei suoi confronti.

Ci sono diversi tipi di scrittori. Quelli che vanno veloci, quelli per cui ogni riga è impegno e sofferenza, quelli stitici e quelli prolifici, quelli che se la tirano per aver pubblicato un libretto, quelli che dissimulano su un capolavoro. Quelli che per una pagina restano concentrati un giorno intero, quelli che ne redigono dieci in breve tempo.  

Camilleri è semplicemente uno a cui scrivere viene facile.

Confesso che prima di conoscerlo non ero una sua fan letteraria, lo sono diventata dopo, perché l’essere umano Camilleri mi ha conquistata. Simpatico, gioviale, con una bella famiglia; nel frequentare la sua casa ho avuto anche conferma che le famose sigarette accese contemporaneamente erano realtà e non leggenda, «faccio solo qualche tiro, non la fumo mai tutta, quindi sono meno di quanto sembri».

Oggi voglio ricordarlo con le storie dei nostri amati gatti,  ce ne sono tanti ad aspettarlo lassù…

«Non siamo noi a scegliere il gatto, è il gatto che sceglie noi. Ho sempre avuto gatti che sono entrati in casa e si sono rifiutati di andarsene. Quindi in realtà mi hanno scelto, hanno sentito che potevamo andare d’accordo e sono venuti ad abitare con me».

«Un gatto è una gran cosa. La compagnia che dà un gatto è quasi umana, a differenza della compagnia che può dare un cane che pende dalle tue labbra e vuole adeguarsi alla tua volontà. Il gatto è sempre in una posizione dialettica; può condividere quello che stai dicendo, ma può anche non condividerlo. Ha quella sorta di piccola autonomia che può avere un amico nei tuoi riguardi. Certe volte il gatto ti dice: non sono d’accordo con quello che stai facendo, e te lo dimostra in mille modi, voltandoti le spalle ad esempio. La bontà estrema e la posizione dialettica fanno la differenza tra cane e gatto».

In particolare Camilleri amava i gatti guerrieri.

«Mi piacciono i gatti guerrieri che lottano per la sopravvivenza, senza un occhio, con mezzo orecchio. A questi gatti bisognerebbe concedere il riposo del guerriero appunto. Trovare un modo. In genere le persone adottano micini piccoli, perché sono graziosi, simpatici. Però avere un gatto guerriero accanto, che con le sue ferite ti dimostra quanto è difficile l’esistenza e quanto è dura la sopravvivenza, credo sarebbe un esempio per chi cerca la vita facile».

Negli ultimi anni della sua vita Camilleri aveva scelto di non tenere gatti in casa. «Non voglio più averne dopo che ho avuto un gatto per diciotto anni», mi aveva confidato con la voce incrinata. «Quando non c’è stato più ho sofferto maledettamente; allora, per egoismo, mi rifiuto di affezionarmi ancora. Però usufruisco dei gatti delle mie figlie, ogni tanto telefono e chiedo: “portatemi un gatto!”. I gatti lo sanno, le mie figlie dicono: “andiamo dal nonno”, loro entrano subito nella gabbietta, mi raggiungono, restano da me tre o quattro giorni felici e beati».

Amavo ascoltare i racconti su Gatto Barone, indimenticabile compagno di avventure.

«Gatto Barone fa parte della mia vita, è stato anche un ottimo consigliere in momenti difficili, era estremamente intelligente. Lo raccolsi in un paese della Toscana. Vidi dei bambini che giocavano a palla, dopo un attimo mi resi conto con orrore che la palla che stavano adoperando era un gattino vivo. Allora presi il gattino – dopo aver un po’ ecceduto su quei bambini, lo confesso. Lo curammo con un amore infinito, e lui si legò a noi di altrettanto amore. Guarì e credo che non si rese mai conto di essere un gatto. Partecipò attivamente alla vita della famiglia, non piangeva mai, per nessuna ragione al mondo. Era una presenza attiva, non passiva, della casa. L’abbiamo molto amato».

Il paradiso dei gatti sarà sicuramente un posto bellissimo.

Immagine: Andrea Camilleri con Ugo Gregoretti nello show “Pinocchio (mal)visto dal Gatto e la Volpe” – Fonte: Raicultura.it

Federica Morrone

Federica Morrone

Federica Morrone è nata e vive a Roma. Insegna yoga e meditazione e organizza seminari di yoga e letteratura, e corsi nelle aziende per la gestione dello stress. Ha pubblicato romanzi e racconti.

Federica Morrone

Federica Morrone

Federica Morrone è nata e vive a Roma. Insegna yoga e meditazione e organizza seminari di yoga e letteratura, e corsi nelle aziende per la gestione dello stress. Ha pubblicato romanzi e racconti.