matteo manfredini

I giorni del Covid, cronaca di una pandemia

Cosa è successo in Cina tra il gennaio e il febbraio 2020?

Come si è passati da una manciata di pazienti a decine di milioni di contagiati in poche settimane?

Come ha gestito la crisi sanitaria l’Organizzazione Mondiale della Sanità?

E cosa abbiamo imparato dopo avere passato tanti mesi chiusi in casa?

Il libro di Matteo Manfredini I giorni del Covid, cronaca di una pandemia, edito da Santelli, prova a dare una risposta a queste domande.

Matteo Manfredini I giorni del Covid,
cronaca di una pandemia,
edito da Santelli

Una vera e propria inchiesta costellata di colpi di scena e supportata da centinaia di fonti, di documenti e di articoli di giornali esteri. Uno strumento utile per liberarsi dalle catene delle fake news.

Nell’ultimo capitolo del libro, Manfredini affronta temi  etici, sociali e politici. Per cercare di capire quale futuro ci aspetta.

Ecco un estratto dell’opera, in cui si affronta un tema fondamentale ma passato sotto traccia durante i mesi dell’epidemia: la relazione tra virus e impatto umano sull’ambiente.

Alimentazione e ambiente

Esiste un aspetto che non è stato abbastanza sviscerato nei primi mesi del 2020, ma che in realtà carica di grande responsabilità i comportamenti quotidiani di tutti noi: l’epidemia di Covid è fortemente legata alla nostra alimentazione. È un tema spinoso, scomodo, che costringe a riflettere su abitudini radicate da secoli e che sono difficili da estirpare. Abbiamo accennato il tema nel primo capitolo ma è necessario soffermarsi meglio sulla questione.

Nell’immaginario collettivo, quando si parla problemi ecologici, l’attenzione cade subito sugli sconvolgimenti climatici causati dall’uomo, inquinamento o innalzamento dei livelli del mare,  ma in realtà anche l’insorgenza di nuove malattie infettive è fortemente legata ai rapporti tra attività umane, flora e fauna.

La sempre più vorace richiesta di carne e di prodotti di origine animale ha infatti favorito lo sviluppo di allevamenti intensivi in diverse zone del mondo. Bestiame ammassato in enormi stabilimenti, eretti dopo avere distrutto ampie fette di foreste. Queste circostanze hanno di fatto imposto una coabitazione forzata (e innaturale) tra specie domestiche o d’allevamento con animali selvatici sempre più assediati (che per ora sono sopravvissuti al rischio di estinzione).

Le aree tropicali risultano essere un ottimo esempio di ecosistemi molto complessi, caratterizzati da una grandissima, quanto fragile, biodiversità. Sono luoghi dove esistono virus che da secoli vivono in un delicato equilibrio all’interno di molti organismi (frequentemente i pipistrelli, ma non solo). L’allevamento di animali in queste zone espone tutti a un grave pericolo, perché aumenta le occasioni per il passaggio di  nuovi virus da una specie selvatica verso mandrie, greggi e pollame. Un processo che a sua volta amplifica le probabilità che lo stesso virus arrivi fino all’uomo. Non solo Sars o Mers , ma anche molte influenze come la Spagnola, l’Asiatica del 1957-58 o la Hong Kong alla fine degli anni sessanta hanno tutte avuto origine attraverso questi processi. Con un aumento preoccupante negli ultimi vent’anni.

La relazione tra la richiesta esponenziale di carne e il sorgere di nuove infezioni può essere per molti una verità difficile da accettare, ma che non deve essere ignorata. Se la tendenza non cambia rapidamente, sempre più maiali, vacche e polli si troveranno a vivere ai margini di delicati ecosistemi tropicali.

In Cina si mangiano all’anno 60 chili di carne a testa (sessant’anni fa erano solo 5), 120 chili negli Stati Uniti, in Argentina e in Australia, mentre sono 80 i chili consumati mediamente in Europa. Facile immaginare il futuro che ci attende visto che questi sono dati in continua crescita.

Ogni anno vengono macellati quasi un miliardo e mezzo di maiali, svariati miliardi di polli e quasi un altro miliardo di capi tra pecore, capre e vacche[1].

Cifre vertiginose.

A breve non solo non ci sarà più spazio per coltivare il foraggio per tutto questo bestiame, ma si creeranno sempre più occasioni per un possibile salto di specie.

Tra l’altro, un inquietante numero di pestilenze tra gli animali domestici è già stato riscontrato negli ultimi anni, ma fortunatamente i patogeni coinvolti non hanno trovato il modo per fare il salto di specie sull’uomo. Nel 2019 la cosiddetta peste suina africana ha colpito duramente gli allevamenti cinesi (e dei paesi limitrofi) con la conseguenza che sono stati abbattuti 300 milioni di maiali nel giro di poche settimane.

C’è tuttavia anche un’altra questione.

Il consumo e la cattura di animali selvatici può aumentare il rischio di trasmissione di nuovi virus tra le persone, soprattutto in Cina, dove mangiare costosa e rara selvaggina è segno di agiatezza e benessere. Per non parlare del settore della medicina tradizionale cinese, che prevede l’utilizzo di ogni tipo di organo di esemplari di molte specie, per risolvere problemi legati soprattutto all’impotenza.

Un mercato ricchissimo, difeso e promosso da potenti interessi.

Proporre di cambiare le abitudini alimentari di popoli e culture è un argomento delicato, impopolare, che nessun leader politico si sognerebbe di trattare con leggerezza, tuttavia continuare a soprassedere avrà ancora gravi conseguenze sull’umanità. Malgrado l’epidemia di Sars, nemmeno la Cina, con i suoi wet market poco regolamentati, ha dimostrato di avere ancora imparato la lezione. Del resto neanche i divieti ufficiali di commerciare la carne di cane riescono a bloccare il festival di Yulin (nel sud della Cina), nel quale diverse migliaia di cani, tenuti in condizioni terribili, vengono  uccisi e consumati (una manifestazione che ha avuto luogo anche nel 2020, malgrado il Covid).

Le epidemie non sono solo eventi naturali catastrofici incontrollati, ma situazioni in cui l’uomo ha una forte responsabilità. Iniziare una campagna mondiale di sensibilizzazione sulle conseguenze della nostra dieta è una scelta che bisogna avere il coraggio di affrontare. È una necessità che non si può più rimandare.


[1]     Alex Thornton, This is how many animals we eat each year, World Economic Forum. 8 febbraio 2019: https://www.weforum.org/agenda/2019/02/chart-of-the-day-this-is-how-many-animals-we-eat-each-year/.

Matteo Manfredini
Matteo Manfredini
Doris Corsini

Doris Corsini

Collaboratrice di redazione

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Doris Corsini

Doris Corsini

Collaboratrice di redazione

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