Covid-19, in caso di nuovi focolai “i lockdown totali potrebbero non servire”

Il virologo Silvestri spiega che in caso di un re-incremento dei casi potrebbero essere più efficaci chiusure parziali e mirate, piuttosto che complete

Ora sappiamo molte più cose sul virus e sulla malattia rispetto a due mesi fa ed è normale che, quando cambiano le informazioni e i dati a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni, spiega il virologo

Le chiusure totali per cercare di limitare al minimo il rischio di diffusione del nuovo coronavirus Sars-Cov-2 e della malattia che da questo deriva, Covid-19, potrebbero non essere così utili quanto precedentemente ritenuto. A mettere in dubbio l’utilità dell’isolamento sociale forzato di persone e lavoratori con lo scopo di prevenire l’aumento del numero dei contagi è il virologo Guido Silvestri, professore ordinario di Patologia Generale alla Emory University di Atlanta (Georgia, Stati Uniti), che dal 2001 dirige un laboratorio di ricerca specializzato nello studio dell’infezione da Hiv, di cui è considerato uno dei massimi esperti al mondo.

Se cambiano le informazioni, devono cambiare anche le opinioni

Lo studioso affida le sue riflessioni a un post su Facebook, come riporta un articolo pubblicato su Agi.it: “Se il Presidente del Consiglio Conte o chi per lui mi avesse chiesto il 10 marzo 2020 un parere sul lockdown, avrei detto senza esitazione ‘Sì, lo dobbiamo fare, qui e subito’. Perché in quel momento non avevamo altra scelta. Ora, due mesi dopo, sappiamo fortunatamente molte più cose sul virus e sulla malattia, ed è normale che, quando cambiano le informazioni e i dati a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni”.

I focolai si sviluppano in ambienti non protetti

Silvestri spiega dunque che, alla conoscenza attuale dei fatti, in caso di esplosione di nuovi casi potrebbero essere più efficaci contro la diffusione del contagio chiusure parziali e mirate, piuttosto che lockdown totali che potrebbero invece rivelarsi non così utili, oltre che molto dispendiosi dal punto di vista economico e dannosi dal punto di vista psicologico soprattutto per bambini e adolescenti. Si è visto, spiega, che “i focolai più grandi di contagi avvengono in ambienti non protetti dalla chiusura (case di riposo, ospedali, famiglie, ecc.), mentre i contagi in altri ambienti sono rari”. E poi, continua, basta guardare ad alcuni esempi riguardanti proprio il Covid-19: “Non sempre le chiusure ‘totali’ hanno dato risultati migliori delle chiusure parziali o limitate, vedi New York vs. Florida”.

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Né contro-chiusura, né pro-chiusura

Attenzione, però. Il virologo ci tiene a precisare di essere “né contro-chiusura, né pro-chiusura“. Silvestri afferma di essere “pro-scienza, pro-evidenza e pro-dati”. “Sono uno che si fa un mazzo così – afferma fuor di metafora – per studiare e comprendere la mole enorme di dati che emerge ogni giorno su Covid-19 e questo compito richiede, oltre a tanta competenza, anche una notevole apertura mentale e onestà intellettuale“.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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