I migliori 10 film di Al Pacino

Le vette di un magnifico ottantenne

Ha da poco festeggiato gli ottant’anni che assolutamente non dimostra nel fisico e nello spirito. E’ uno dei migliori attori del mondo, idolatrato dai suoi fans, dagli epigoni e dai giornalisti che amano ricamare sulle sue diverse vite artistiche ed esistenziali.
Al Pacino, figlio di emigrati italiani, cresciuto in strada nel Bronx, abbandonato dal padre, orfano della mamma a 21 anni, facchino, lustrascarpe, operaio, finisce anche in guardina per porto abusivo di pistola: “Mi serve per preparare la parte di un film” disse con quella faccia tosta che abbiamo amato nel ruolo di delinquenti incalliti, poliziotti sopra le righe, condottiero di giocatori, personaggi scespiriani.
Basso di altezza e senza fisico aitante, dopo un apprendistato nelle cantine off riesce a farsi prendere non senza difficoltà all’Actor Studio. Al terzo film al cinema viene scelto da Francis Ford Coppola che plasma la star da par suo.
Ha superato problemi etilici e proposte sbagliate artistiche ma è sempre rinato e Al Pacino sta ancora sulla vetta assieme a pochi altri. La leggenda vuole che abbia rifiutato il ruolo da protagonisti di almeno dieci classici della storia del cinema ma la sua carriera non ne ha subito nocumento.
Della sua florida filmografia ho scelto i miei migliori dieci escludendo dalla lista “Ogni maledetta domenica”, “Quel maledetto pomeriggio di un giorno da cani” “The Irishman” ma solo perché in precedenti classifiche ne avevo già decantato le lodi.

IL PADRINO PARTE SECONDA – FRANCIS FORD COPPOLA – 1974

Dagli esegeti della saga è considerato il migliore in assoluto. E molto si deve ad Al Pacino, che in questo episodio è il Padrino che ha preso il ruolo del padre interpretato da Marlon Brando nell’episodio precedente e che qui si deve confrontare con De Niro che conquista la celebrità interpretando don Vito da giovane. L’immortale ruolo di Micheal Corleone non ha sussulti da Actor Studio ma una titanica presenza fisica magnetica che rinverdisce al meglio la tradizione dei grandi attori americani. Al Pacino come Padrino è un uomo normale che ha le doti del gran criminale che non batte ciglio ad essere spietato nelle sue decisioni, siano queste la morte del fratello o l’allontanamento della moglie wasp dalla famiglia. L’attore venne scelto per le sue origini di Corleone, le stesse della famiglia omonima mafiosa e per volere esplicito del regista che puntò su un giovane attore con solo due film in carriera giustificandolo: “Voglio un tipo come me per quel ruolo”. Per la Paramount Pacino era “troppo brutto, troppo basso, troppo italiano”. Dal primo episodio Al Pacino diventa una star e da quel momento nessuno lo ha mai giudicato brutto diventando per tutti un divo figo e attraente. Al Pacino consigliò Coppola di prendere Lee Strasberg suo maestro di recitazione per interpretare il ruolo di Hyman Roth. Entrambi prenderanno la nomination all’Oscar ma ad alzare la statuetta per la recitazione sarà solo Robert De Niro come migliore attore non protagonista

RICCARDO TERZO – UN UOMO UN RE – AL PACINO – 1996

Il critico teatrale del New York Times stroncò ferocemente alcune interpretazioni shakespeariane di Al Pacino per la sua provenienza etnica e per la dizione definita troppo “blue collar” e poco pertinente. Ma anche sul fronte italoamericano la questione non è stata dolce di sale con un influente scrittore come Gay Talese che disse: “Al Pacino può recitare Shakespeare finchè vuole, ma sa che il suo conto in banca gliel’ha riempito Micheal Corleone”. Tutti battuti definitivamente del grande successo di pubblico e di critica di un film che vede Pacino produttore, regista di grandissimo talento innovativo e attore supremo che firma un’opera enorme che covava dagli anni Settanta e che ha richiesto 3 anni di lavoro. Quasi un’inchiesta alla Rosi per il regista che s’interroga sulla messa in scena del Riccardo III coinvolgendo i suoi collaboratori ma anche professori oxfordiani e mostri sacri del palcoscenico come Kenneth Branagh, Peter Brook, Judith Malina, Vanessa Redgrave. Stupendo il montaggio vertiginoso che fa diventare il grande Bardo familiare alla stregua del Padrino. Tutto quello che serve allo spettacolo viene sviscerato con diverse tecniche cinematografiche che mettono in relazione cinema e teatro come avevamo visto in pochi film. Se ne consiglia la visione in lingua originale sottotitolata per comprendere la frustrazione degli attori americani verso la pronuncia perfetta.

SCARFACE – BRIAN DE PALMA – 1983

Ascesa a caduta di un gangster cocainomane all’eccesso che nei dialoghi dispensa parolacce senza freno.
Remake del film omonimo del 1932 ma Al Capone diventa Tony Montana e il regista e lo sceneggiatore Oliver Stone, trasferiscono l’azione da Chicago anni Trenta alla Miami anni Ottanta e trasformano i protagonisti in profughi cubani, considerato che a quel tempo la mafia italiana era abbastanza estranea al traffico di cocaina centrale nella trama del film. Interpretazione magistrale di Pacino che si muove con imperiosa personalità tra le scenografie di Scarfiotti che restituiscono alla perfezione l’atmosfera viziosa della Miami del periodo e le bellissime musiche di Giorgio Moroder colonna sonora di vicende allucinate. Come il Padrino, anche questo film di Pacino offre modelli di riferimento ai mafiosi che verranno. Il capo del clan camorristico dei Casalesi consegnò la videocassetta al suo architetto chiedendo la riproduzione fedele della villa di Tony Montana. Nel film “Gomorra” di Matteo Garrone i due ragazzini sparano citando frasi del gangster cubano.

SERPICO – SIDNEY LUMET – 1973

Stelle al merito anche nell’interpretazione di un poliziotto italoamericano ma molto anticonformista nel look e nell’agire. Letture impegnate, vive al Village, va a lezioni di danza e si veste come un hippy con orecchini, anelli, bracciali e capelli lunghi. Storia vera di un poliziotto newyorchese emarginato dai suoi colleghi corrotti per la sua lotta contro il crimine. L’onesto e incorruttibile Serpico è un italoamericano che si batte contro i disonesti mafiosi e poliziotti della sua stessa etnia. Un uomo solo abbandonato ai suoi principi e ideali che è costretto a lasciare la polizia per trasferirsi in Svizzera. Scrisse un critico: “Un trionfo di intelligenza, compassione e stile, un film insolito su un uomo insolito”: Molto amato dai giovani italoamericani del periodo, non a caso il poster del film è nella stanza di Tony Manero nella “Febbre del sabato sera”.

CARLITO’S WAY – BRIAN DE PALMA – 1993

A dieci anni da Scarface De Palma, dopo molti insuccessi ritorna trionfatore ad Hollywood con un nuovo ritratto di gangster interpretato da Al Pacino. Tratto da due romanzi di Edwin Torres e ambientato ad Harlem nel 1975 per raccontare un mafioso portoricano che vuole cambiare il suo destino ma che finisce nel trovare la solita morte violenta. Noir atipico, nostalgico della mafia che non è più quella di una volta, è raccontato tutto in flashback. Bravo anche Sean Penn. Bella colonna sonora.

SCENT OF WOMAN – PROFUMO DI DONNA – MARTIN BREST – 1992

Finalmente l’Oscar (non sempre si vince per la migliore interpretazione della tua carriera) per Al Pacino nel remake del film di Dino Risi che vedeva la parte del generale cieco a riposo ma non troppo interpretato da Vittorio Gassman nella sceneggiatura tratta da un romanzo di Giovanni Arpino. Il regista ha giudicato la sua esperienza con Al Pacino in questo modo: «Ci sono pochi attori tramite i quali Dio si esprime, e Al Pacino è uno di questi.» Paul Pellicoro, coreografo del film, ha parlato di Al Pacino come un vero artista disciplinato, con una sorprendente predisposizione al ballo del tango.

LO SPAVENTAPASSERI – JERRY SCHATZBERG – 1973

Un film più amato in Francia (non a caso vincitore del Gran Prix a Cannes) che negli Stati Uniti, con Pacino in perfetta forma nei panni del loser. Tipico on the road degli anni Settanta che mette insieme due vagabondi, Gene Hackman ex carcerato appena uscito di prigione e Al Pacino marinaio in viaggio verso Detroit, si incontrano per caso e decidono di continuare assieme in autostop attraverso gli Stati Uniti. Uno sogna di aprire un garage, l’altro di conoscere il figlio che non ha mai visto. Ne usciranno profondamente cambiati. Da recuperare per vedere due grandi attori agli inizi della loro carriera in un bel film della New Hollywood anni Settanta.

PANICO A NEEDLE PARK – JERRY SCHATZBERG – 1971

Al Pacino doveva molto al regista. La parte del protagonista in questo film assegnato ad un esordiente sarà utile a Pacino per farsi apprezzare da Coppola per avere il ruolo di Michael Corleone. Uno dei primi film a raccontare la tossicodipendenza da eroina con il crudo realismo che si viveva nei parchi delle metropoli americana. Pacino è Bobby un piccolo spacciatore che fa prostituire la sua fidanzata per comprarsi le dosi. Bravissimo da subito in un ruolo non facile. A Cannes premiarono ingiustamente la protagonista femminile e non lui. Negata la visione in Gran Bretagna, in Italia vietato ai minori di 18 anni. Oggi sembra un reportage su un’epoca lontana.

CRUISING – WILLIAM FRIEDKIN – 1980

Stupendo thriller che scandalizzò non poco i benpensanti e fu duramente contestato dalla comunità gay che non si riconobbe in un ritratto invece molto realistico di certi comportamenti metropolitani dell’epoca pre-aids. Pacino è un poliziotto che viene mandato ad infiltrarsi nel giro di locali sadomaso per scoprire un serial killer di omosessuali. Per lui si rivelerà un’esperienza devastante che manda in crisi il rapporto con la sua donna e la sua stessa identità sessuale. Un’altra grande interpretazione di Al Pacino che come al solito entra perfettamente nella parte sapendosi destreggiare tra poliziotto e infiltrato. Un animale da palcoscenico in luoghi dove si balla praticando sesso estremo e con la musica irruente di quel periodo. Pacino è un credibile abitante di “una metropoli notturna piena di colori metallici e monocromatici”.

AMERICANI – JAMES FOLEY – 1992

Tratto da uno spettacolo teatrale di Mamet, che è anche sceneggiatore del film. Al Pacino perfettamente nella parte di Rick Roma, il più bravo e squalo di un’agenzia immobiliare rivoluzionata dall’arrivo di un cacciatore di teste scatena un gioco al massacro. Chi non riesce a mantenere i livelli di redditività sarà licenziato.
Recitato con grande personalità da tutti gli attori di un cast veramente strepitoso, ha dialoghi infarciti da parolacce come molti film gangsteristici di Pacino che in questo lavoro, offre al pari dei suoi comprimari, degli straordinari primi piani.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Potrebbe interessarti anche

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Consigli per gli acquisti

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy