I migliori 10 film sulla ribellione giovanile

Cause ed effetti della rivolta sullo schermo

I teenagers con i loro consumi, modi di vivere e aggregarsi in tribù moderne hanno radicalmente condizionato le mutazioni del Novecento con il cinema che ha sempre saputo raccogliere al momento giusto le cause di quello che accadeva. Un genere poco codificato che deborda tra politica e sociologia e che ha spesso contribuito a modificare la storia del costume e dei comportamenti sociali.
La stessa storia del cinema è densa di ribellioni cinematografiche e giovanili. Spesso accompagnate da bellissime colonne sonore strettamente collegate alle mode che da queste ne derivavano hanno creato sottogeneri e filoni di successo. Il cinema ne ha plasmato grandi capolavori e cult movie di lunghissimo corso. Nell’ultimo decennio non ravviso titoli degni di classifica e questo qualche domanda dovrebbe farla sorgere. Questi i miei dieci preferiti scelti con grandi sofferenze per molte esclusioni ricordando al lettore che “Easy Rider” e altri film simili sono precedentemente analizzati nella classifica sulla top ten dedicata alla new Hollywood degli anni Settanta.

I GUERRIERI DELLA NOTTE – WALTER HILL – 1979

Ispirato da un libro di Sol Yurick non molto conosciuto ma profondamente costruito sull’Anabasi di Senofonte prende il pretesto narrativo sul raduno notturno di tutte le gang giovanili di New York ad Harlem in un progetto di riunificazione. Ma il capo della banda che lo ha organizzato viene ucciso. La colpa ricade sui Warriors che devono tornare a Coney Island braccati da tutti. Una deejay nera inquadrata di bocca scandisce alla radio tempo e avvenimenti come una sorta di coro greco. Film epocale che contiene tutte le mitologie contemporanee e i segni e i simboli delle culture giovanili si contamina di western, musical e peplum in un ibrido potente che non ha perso smalto per spettacolo e potenza cinematografica. Protagonista è anche la New York dell’epoca splendidamente ritratta di notte. Ritmo del montaggio e delle azioni sostenuti da musiche pertinenti sono un godimento visivo ed estetico. Polemiche sull’incitamento alla violenza secondo alcuni solo artistico, ma che in effetti parlava ad un diffuso sentimento naturale della cultura giovanile dell’epoca e che fu enorme detonatore dell’enorme successo. Secondo Maurizio Fantoni Minnella “un cult movie capace di riflettere l’enorme bisogno delle nuove generazioni di un’appartenenza a un gruppo, un territorio”. Molto amato in Italia dagli ultrà da stadio come citazione dei propri stendardi e come riferimento culturale per l’aspirazione a superare gli scontri tra gruppi.

L’ODIO- MATHIEU KASSOVITZ – 1995

Un film esplicitamente realizzato contro la violenza della polizia e schierato dalla parte di chi vive nelle banlieu francesi. Ottimo bianco e nero per raccontare la giornata avventurosa e balorda di tre ragazzi: un nero, un arabo e un ebreo a significare che le razze non trovano divisioni se condividono territorio e immaginari nella vita da strada. Tre non garantiti, senza lavoro, studio e formazione (profezia dell’Europa di oggi) e senza opportunità costretti a delinquere e a vivere dal lato selvaggio che vanno a Parigi permettendo al regista di contaminare mondi opposti e distanti e attraversato dalla costante dell’odio che li contrappone soprattutto alla polizia trinariciuta nei loro confronti e della loro comunità con razzismo ideologico e brutalità che non preservano nessun diritto. I vagabondaggi, la bellissima colonna sonora e il gergo nei dialoghi costruiscono un film spettacolare e perfetto nei contesti di riferimento. Alla sua uscita scrisse Lietta Tornabuoni: “un film brutale e disinvolto, destrutturato e costruito con rigore… alla maniera del Martin Scorsese di Taxi Driver, Kassovitz ha fatto un film che è insieme drammaticamente realistico e sotterraneamente surreale”.
Il film ha determinato il successo divistico di Vincent Cassel.

GIOVENTU’ BRUCIATA – NICHOLAS RAY – 1955

Un film che ha contribuito a far indossare i blue jeans ai giovani di mezzo mondo che molto s’identificarono con i “ribelli senza causa” del titolo originale. Più mito che cult, oggi forse in flessione tra i giovani del nuovo secolo, deve il suo enorme successo anche alla tragica morte del protagonista James Dean, coeva all’uscita del film avvenuta su una macchina da corsa richiamando una delle migliori scene che si vedono sullo schermo. James Dean è un nuovo tipo di eroe nevrotico e tormentato. Il maledettismo del film avvolge anche Sal Mineo, attore gay che sarà ucciso anni dopo e anche la protagonista femminile una splendida Natalie Wood morirà in circostanze misteriose. Coincidenze impressionanti tra attori e personaggi che ne fanno un manifesto dell’inquietudine della gioventù globalizzata che anela al divertimento e al sentimento ma si vede schiacciata da famiglie puritane borghesi e istituzioni rigide nel comprendere il cambiamento. Un grande abile regista con colori illuminanti affronta una qualunque storia ambientata nella provincia americana riuscendo a creare una sorta di manifesto esistenziale di carattere internazionale.

FA’ LA COSA GIUSTA – SPIKE LEE – 1989

Una giornata calda nel Bronx in una pizzeria microcosmo della tensione razziale tra italiani e neri raccontata con grande smalto nella regia e accompagnata dal rap che in quel momento diventa la Cnn dei neri e determina il trionfo dei Pubblic Enemy il baluardo della critica alla società americana fallita nella sua coesione sociale. Capace di analizzare i difetti anche della comunità black il film mette insieme diverse soggettività e senza ideologismo preconcetto fa riflettere sullo stato delle cose. Finale aperto sull’uso della violenza contrapponendo il pensiero pacifista di Martin Luther King a quello violento di Malcom X. Film che ha decretato il successo di Spike Lee come regista e attore capace di un sapiente uso dell’ironia e che ha rivelato anche il talento di John Turturro.

RUSTY IL SELVAGGIO – FRANCIS FORD COPPOLA – 1983

Un film nato per motivi economici per riparare i buchi della casa di produzione di Coppola diventa una pietra miliare nella riflessione e nella rappresentazione delle bande giovanili della nuova epoca con il riuscito confronto generazionale tra i due fratelli interpretati di Mickey Rourke e Matt Dillon. Sostenuto da un bianco e nero elegante e suggestivo nei suo contrasti di tono ha un solo fotogramma a colori in due pesci esotici da combattimento nella vasca di un commerciante di animali metafora del dissenso dei due fratelli. Il mito del ribelle si ammanta di toni espressionistici in un film che a sorpresa torna ad elogiare la purezza dell’adolescenza e il mito della vita di strada lontana dalla merce e dall’omologazione.

TRAINSPOTTING – DANNY BOYLE – 1996

Il miglior film mai fatto sui demoni della dipendenza da eroina costruito con toni di commedia che riescono a far emergere la drammaticità di una condizione molto diffusa tra le giovani generazioni dell’intero pianeta. Senza condanne o plauso le vicende di quattro ragazzi di Edimburgo hanno il sottotesto di un colpo dove l’egoismo tipico del tossicodipendente avrà la meglio. Tratto da un romanzo di successo ha un montaggio frenetico mutuato dai videoclip musicali dell’epoca e da una colonna sonora pertinente e molto adeguata alle surreali vicende di questi giovani junkies antropologicamente differenti da quelli di prima generazione che vengono commentati sincreticamente dalle note di Lou Reed, Iggy Pop, Blur, Letfield, Elastica, Underworld. Celebre il monologo del protagonista sulla vita del tossicodipendente.

THE DREAMERS – BERNARDO BERTOLUCCI – 2003

Bertolucci all’inizio del nuovo secolo torna a Parigi per mettere in scena in analisi memoriale critico il Sessantotto personale e collettivo dal punto di vista esistenziale, politico e cinefilo. Un ragazzo americano incontra due fratelli francesi e va a vivere nel loro appartamento lasciato libero dalla partenza dei loro genitori. Intimo e storico, personale e politico si tengono per mano fino a quando un sasso infrange un vetro e li porta a scender in strada dove infuria la battaglia del Maggio francese. Splendide canzoni d’epoca, condito da maledettismo storico alla Baudelaire e con un sentito omaggio a “Bande à part” di Godard nella citazione della corsa dei tre protagonisti nei corridoi del Louvre.

ZERO IN CONDOTTA – JEAN VIGO – 1933

Il capostipite del genere per età che si deve al genio anarchico di un regista che muore a soli 29 anni lasciandoci solo due capolavori: questo e il magnifico “L’Atalante”. In un collegio della provincia francese, tre ragazzi vengono puniti per schiamazzi dal direttore e ricevono uno zero in condotta. La rivolta collettiva contro lui e i suoi collaboratori è straordinariamente surreale nella sua metafora contro l’ordine costituito. Giudicato antifrancese fu bloccato dalla censura e potrà uscire nelle sale solo dopo la Seconda guerra mondiale. Un anelito di libertà che consegna protagonismo nel cinema per la prima volta ai giovani. Un film punto di riferimento per tutti i cineasti ribelli e per le nuove ondate di tutto il cinema degli anni Sessanta. I nuovi registi dovrebbero tenerne conto.

I PUGNI IN TASCA – MARCO BELLOCCHIO – 1965

Strepitoso esordio di Marco Bellocchio che si impone all’attenzione internazionale con un film estremo e dissacrante contro il mondo della famiglia come nucleo borghese in dissoluzione che viene ferocemente messa alla sbarra. Mai visto qualcosa del genere in Italia. Lou Castel interpreta magnificamente un giovane tarato che compie una serie di omicidi molto efferati contro i suoi più stretti congiunti. Secondo Mereghetti: “All’epoca lasciò a brandelli l’immaginario cinematografico collettivo, oggi non lascia indifferente nemmeno chi ha acquisito un non comune senso dell’orrore”. Fu influenzato dalla lezione di “Zero in condotta” e dalla saggistica che decretava la morte della famiglia. Ha preparato la strada a molto cinema e politica del Sessantotto.

IL SELVAGGIO – LASZLO BENEDEK – 1954

Capostipite dei biker movie ma soprattutto questo regista di origini ungheresi ha il merito di aver rivelato il talento di Marlon Brando che diventa icona di riferimento assieme a James Dean per gli adolescenti globalizzati. Ma la sua banda è orgogliosamente proletaria rispetto ai giovani borghesi ribelli senza causa. Il costume di scena di Brando con giubbotto di pelle nera, t-shirt e motocicletta rapisce l’immaginario collettivo. La recitazione da Actor Studio conquista il mondo. Brando sensuale e oggetto di desiderio sessuale è il magnifico protagonista di un film che racconta le scorrerie di una banda di teppisti su due ruote che sconvolgono la quotidianità di una tranquilla città di provincia in un indovinato intreccio raccontato senza sentimentalismi. L’antagonista è Lee Marvin.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

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