I numeri possono dirci quando sarà finita l’emergenza?

Lo abbiamo chiesto ad Alessio Farcomeni, esperto di Statistica

Siamo soliti immaginare gli studiosi di statistica come personaggi freddi e calcolatori, impegnati a destreggiarsi tra nudi numeri e meri grafici. Eppure mai come oggi ne avvertiamo invece la vicinanza e il calore.
Perché sono loro che stanno analizzando – e in parte prevedendo – l’andamento di una epidemia tra le più aggressive degli ultimi secoli.
E sono anche quelli – come nel caso del gruppo di ricercatori Stat Group-19 – in grado di far sì che, grazie a tali previsioni, ogni paziente Covid bisognoso di ricovero possa trovare un letto libero.

Abbiamo atteso il “picco”: e ora?

Senza capire se era come Godot, destinato a non arrivare mai; o se era come la felicità, invece, che molti riconoscono solo dopo che è passata: comunque sia questo mitico “picco” ci dice o ci dirà quando ne saremo fuori? 

Lo abbiamo chiesto al Prof. Alessio Farcomeni – Ordinario all’Università di Roma “Tor Vergata”, esperto di Statistica applicata alla Medicina e all’Epidemiologia – membro del citato Stat Group-19. Ed ecco quanto ci ha raccontato.

Gli infetti rilevati sono un indicatore inaffidabile

«Innanzitutto leggiamo quotidianamente dell’arrivo del picco, ma non si capisce di quale picco si stia parlando. È necessario chiarire che ci sono due tipi di picco (epidemico e di casi), per ciascun possibile indicatore (infetti, ricoveri, decessi). Inoltre, lo premetto: gli infetti rilevati sono un indicatore piuttosto inaffidabile del fenomeno, perché non sappiamo quanti siano i non rilevati. 
In queste settimane ci siamo affidati al monitoraggio (con varie attenzioni) dei ricoveri e delle terapie intensive, che invece riteniamo più fedeli all’andamento reale dell’epidemia.»

Il picco epidemico e picco di casi

«Ad ogni modo, vado per punti:

1) Se consideriamo gli infetti: il picco epidemico è il momento in cui il numero dei nuovi positivi è massimo; il picco di casi è il momento in cui è massimo il numero degli attualmente positivi. In ogni caso frenerei gli entusiasmi per l’arrivo di un picco: di fatto, è il momento peggiore. E non è una data precisa, ma un periodo che può durare anche alcuni giorni. 

2) Punto pari, buone notizie: il picco epidemico è stato raggiunto e sorpassato in Lombardia, la regione più colpita, già da diversi giorni. Ed è stato raggiunto, se non sorpassato, in quasi tutte le altre regioni. Non dovremmo quindi più vedere peggiorare la situazione. 

3) Il picco di casi in Italia dovrebbe essere stato superato, mentre in Europa è ancora in arrivo. Per ragioni legate al decorso della malattia, il picco dei positivi è anteriore di qualche giorno al picco dei ricoveri, che è anteriore di vari giorni al picco dei decessi. Questo spiega anche perché abbiamo avuto – e purtroppo potremo avere ancora per alcuni giorni – molti decessi giornalieri.

4) Punto pari, buone notizie: qualche giorno dopo l’ingresso nel picco di casi, gli ospedali cominciano ad alleggerirsi e abbiamo sempre più dimissioni che nuove ammissioni. Questo sarà il vero segno del fatto che avremo salvato il mondo dal divano di casa.»

Ma quando finisce?!?

Il quesito che sorge naturale, a questo punto, riguarda le capacità predittive dello statistico. Elevato quasi ad Oracolo della Natura, attendiamo ci mostri il momento in cui l’epidemia sarà alle spalle. Andiamo ancora per punti?

«Abbiamo delle stime ma preferiamo non diffonderle, perché uno statistico oltre alla stima ha una misura della sua attendibilità, e al momento è bassa. 

Servono 28 giorni senza casi rilevati

1) Vorremmo evitare di fare come alcuni colleghi che hanno confuso il pubblico (e il decisore) dando numeri a caso. Ad ogni modo, servono 28 giorni senza casi rilevati per poter dire che l’epidemia è alle spalle davvero. 
Ma anche quando non ci saranno più contagi rilevati, non vorrà dire che il virus sarà necessariamente sparito o che non possa tornare. Finché non avremo un vaccino, sarà bene rispettare delle regole

Equilibrio tra misure di sanità pubblica e libertà individuali

2) La buona notizia è che è possibile trovare un equilibrio tra misure di sanità pubblica e libertà individuali (e contraccolpi economici). Verranno fatti dei primi tentativi, verranno commessi degli errori e piano piano si correggeranno. ISS, CSS, task-force del ministero dell’innovazione: stanno ragionando già da vari giorni su come partire e come proseguire. 

3) Credo sia indispensabile un pacchetto di misure ben calibrato (inclusi: distanziamento dipendente da età e comorbilità, monitoraggio dello stato di salute, isolamento degli infetti e tracciamento elettronico dei loro contatti, limitazione degli assembramenti, specialmente in luoghi chiusi; il più possibile: smart working, lezioni a distanza per scuola e università). 

L’importanza dell’educazione sanitaria

Serve anche l’educazione sanitaria, che sappiamo da anni essere estremamente utile e che andrebbe insegnata alla scuola dell’obbligo. 
Nello specifico: dobbiamo imparare a non toccarci la bocca, il naso, gli occhi quando non abbiamo le mani perfettamente pulite o siamo fuori casa, lavarci le mani regolarmente e, purtroppo, anche limitare il numero di partner sessuali e la frequenza con cui si cambiano. Infine, sarà indispensabile un monitoraggio attento da parte delle istituzioni per mettere in atto, qualora necessario, nuovi lockdown in maniera tempestiva e mirata

Bambini e sportivi

Oggi dibattiamo su quanti passi – e a che distanza da casa – possa effettuare un bambino accompagnato. Lo sport si interroga sulla possibilità di riprendere non solo le competizioni ma almeno gli allenamenti. Anche i podisti dell’ultimissima ora si chiedono quando potranno concedersi la prima – dopo tanto tempo o in assoluto – sgambata. Via con i punti:

«Alcuni di questi dibattiti a mio avviso non colgono il punto.
I sospetti di procurata epidemia di un padre e figlio che fanno il giro del palazzo da soli, o stanno in un angolo di un parco pubblico con un pallone, sono per quel che mi riguarda in gran parte la ricerca di un capro espiatorio.
Con le dovute cautele, evitando rigorosamente assembramenti di persone, e con l’aiuto del tracciamento elettronico, non ritengo che una ripresa delle attività sportive individuali (o in famiglia) presenti problematiche insormontabili. 

Per quel che riguarda gli sport di squadra, e le attività agonistiche in generale, credo anche queste saranno possibili; ma bisogna capire come garantire quelle stesse regole che prevediamo per il resto della società: numero limitato di persone all’interno dello stesso spogliatoio, distanziamento sociale in conferenza stampa

Infine, un punto importante: un conto è monitorare 22 persone in un campo di calcio, un altro è comprimere un alto numero di persone contemporaneamente nello stesso luogo, a poca distanza una dall’altra. 

È stata avanzata l’ipotesi – che non ritengo implausibile – che il terribile focolaio epidemico di Bergamo sia anche legato alla partita di Champions League Atalanta-Valencia. 

Fino all’arrivo di un vaccino, senza dubbio giocherei a porte chiuse. Evitare gli assembramenti deve a mio avviso diventare purtroppo una regola per un po’.»

Sport e mascherine

Una curiosità: cosa risponderebbe a chi ipotizza di far giocare i calciatori con la mascherina? [NdR: io mi sento soffocare anche con soli due piani di scale]

L’utilità dell’uso della mascherina è ampiamente dibattuto, anche a livello dell’OMS. 

Se poi si possa riuscire a giocare con la mascherina o meno – cioè se sia faticoso o peggiori le prestazioni – onestamente non saprei. 

Certo è che il virus attraverso il sudore e il contatto fisico difficilmente passa. Si trasmette quasi esclusivamente attraverso la saliva, che finisce negli occhi/naso/bocca, passando possibilmente prima in faccia o sulle mani. Insomma, teoricamente una protezione la darebbe, se eventuali giocatori infetti avessero la mascherina.» 

“Mascherina che, invece, non serve a un piffero quando la mette un atleta sano”, aggiunge il Prof salutandomi e sorridendo dallo schermo del pc.

[NdR. Nel caso qualcuno pensi che gli elenchi puntati e numerati siano un vezzo tipico degli Statistici, teniamo a precisare come non esista alcuna evidenza numerica in tal senso.
Non si hanno elementi, inoltre, per verificare se due elenchi numerati all’interno del medesimo articolo possano rappresentare un picco]

(Articolo aggiornato il 10 aprile)

Photo by Fusion Medical Animation 

Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.

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Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.

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