I sacchetti biodegradabili sono un flop totale?

Si stanno accumulando nell’ambiente esattamente come i sacchetti di plastica e, quando infine si degradano, sprigionano sostanze tossiche nel suolo

Dopo lo scandalo dei sacchetti biodegrabili fuorilegge, arrivano seri dubbi anche su quelli certificati. Uno studio dell’Università di Plymouth, in Inghilterra, apparso su Environmental Science & Technology di ACS, mostra che le borse biodegradabili non si degradano più velocemente del normale polietilene (la plastica tradizionale).

Sono circa 100 miliardi le buste di plastica che entrano nel mercato dell’Unione Europea ogni anno, secondo dati della stessa Commissione. Molti di questi finiscono trasportati dal vento in laghi o oceani, contribuendo a danneggiare animali ed ecosistemi. Per questo, come sappiamo, sono state introdotte, e rese obbligatorie, le plastiche compostabili e oxo-biodegradabili: queste ultime contengono additivi pro-ossidanti per accelerare il processo di degradazione, mentre è compostabile la plastica che – grazie alla biodegradabilità dei materiali organici – si degrada in compost.
Ma prima di introdurle nessun test ha valutato la loro reale efficacia nel lungo periodo.

Ci hanno pensato adesso i ricercatori britannici, che hanno messo sacchetti di plastica etichettati come biodegradabili, oxo-biodegradabili o compostabili, così come i tradizionali sacchi in polietilene, all’aperto, seppelliti nel terreno o immersi nell’acqua di mare. A parte l’ambiente marino, che ha degradato il sacchetto compostabile in 3 mesi, frammenti o campioni interi di ciascun tipo di borsa sono riemersi intatti o quasi dopo 27 mesi. Dopo 3 anni nel suolo, le borse convenzionali, proprio come quelle biodegradabili e oxo-biodegradabili, potevano ancora trasportare circa 5 chili di spesa. I ricercatori hanno concluso che nessuno di questi sacchi si è deteriorato in modo affidabile in tutti gli ambienti entro 3 anni e che i sacchetti biodegradabili non si sono deteriorati costantemente più velocemente del polietilene convenzionale.

Un recente studio italiano, tra l’altro, aveva mostrato che anche quando i sacchetti bio si decompongono, rilasciano nel terreno sostanze tossiche per le piante, causando anomalie e ritardi nella crescita, intaccando soprattutto le radici. Lo studio condotto dall’Università di Pisa, e pubblicato su ‘Ecological Indicators’, ha esaminato l’impatto sulla germinazione delle piante delle tradizionali shopper non-biodegradabili realizzate con polietilene ad alta densità (Hdpe) e di quelle di nuova generazione, biodegradabili e compostabili, realizzate con una miscela di polimeri a base di amido. Esaminando gli effetti fitotossici della soluzione acquosa che si forma in seguito all’esposizione delle buste alla pioggia, è emerso che entrambe le tipologie rilasciano in acqua sostanze chimiche fitotossiche che interferiscono nella germinazione dei semi.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente