I sacchetti di plastica dovevano salvare l’ambiente

L’ingegnere svedese che inventò negli anni ’50 i sacchetti di plastica voleva creare un’alternativa alla carta per ridurre l’abbattimento degli alberi.

In un’intervista alla BBC il figlio di Sten Gustaf Thulin, l’inventore dei sacchetti di plastica, ha affermato che suo padre rimarrebbe sconvolto se vedesse in che modo la sua invenzione ha accelerato l’inquinamento ambientale. Cinquant’anni fa, l’ingegnere svedese aveva infatti progettato il sacchetto di plastica pensandolo come sostituto di quello di carta e soprattutto come contenitore da utilizzare all’infinito. La ragione che l’aveva spinto a ideare un’alternativa ai sacchetti di carta era proprio la possibilità che un domani l’uomo avrebbe potuto ridurre la produzione di carta prodotta dall’abbattimento degli alberi.  

Il fatto che le persone, invece, dopo il primo utilizzo cestinino i sacchetti di plastica per Sten Gustaf Thulin non era nemmeno concepibile. L’idea di sacchi di polietilene in un pezzo solo è stata brevettata dall’azienda di imballaggi dove lavorava l’ingegnere svedese, la Celloplast. L’obiettivo era di creare un prodotto accessibile a tutti e con un impatto ambientale sostanzialmente positivo.
Purtroppo non è andata affatto così. Le Nazioni Unite stimano che ogni anno vengono prodotti circa un trilione di sacchetti di plastica l’anno, una quantità esorbitante di plastica che soffoca gli ecosistemi marini e naturali, considerato anche che i sacchetti si decompongono dopo centinaia di anni.

Cosa ci insegna questa storia? Forse che tutto ha un costo, e che il vero successo ambientale è evitare il consumo, quando possibile, piuttosto che sostituire un prodotto.

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Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo

Caterina Conserva

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